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IL 4-5-6 E L’11-12 APRILE

Andare a Vinitaly 2026 per capire quanto siamo legati e ci teniamo al mondo del vino

WineNews, racconta idee e progetti di produttori, produzioni e territori “day by day” a Verona e con 5 speciali della newsletter quotidiana “La Prima”

Se ci sono mille e più motivi per non mancare a Vinitaly 2026 a Verona (12-15 aprile), l’evento di riferimento mondiale firmato Veronafiere, e unico “walk around tasting” dedicato esclusivamente all’Italia (una sorta di “festività” del vino italiano, per intendersi), è perché il vino fa parte della nostra cultura e crea, con le sue imprese, economia ed integrazione, è custode dei territori, di cui è l’essenza, assicura biodiversità al paesaggio, ed è il compagno più fedele della tavola e della convivialità. E WineNews non solo narrerà “day by day” idee e progetti di produttori, produzioni e territori, dal nostro “osservatorio” nel cuore della fiera - ospiti delle Marche, l’unica regione al “plurale” d’Italia - e dalla nostra redazione nel cuore della Toscana, ma dedicherà cinque piccoli speciali della newsletter quotidiana “La Prima di WineNews” a Vinitaly 2026, in uscita nel “long weekend” di Pasqua (4, 5 e 6 aprile), aspettando l’edizione n. 58, l’11 aprile, nel prologo che avrà il clou in “OperaWine”, il tasting by “Wine Spectator” con 150 cantine-icona italiane, e il 12 aprile in apertura della fiera. E lo faremo, come facciamo ogni giorno, da oltre un quarto di secolo, sul web, per raccontare che, andare a Vinitaly ed incontrare l’Italia enoica tutta in una volta, vuol dire capire quanto siamo legati e ci teniamo al mondo del vino.

Ma non solo, perché per ricordare come il vino sia nato con l’uomo, ed abbia accompagnato il cammino dell’umanità, grazie all’Intelligenza Artificiale, abbiamo ridato vita, in due video originali e particolari, ai più grandi geni di tutti i tempi autori di pensieri su questa “bevanda culturale” che ha sempre ispirato l’intelletto, le arti e la fantasia, a partire da Dioniso, “dio benigno”, benevolo e civilizzatore (eccone un “assaggio”): perché se i tempi corrono veloci, certe verità sono per sempre attuali, e anche il vino non ha bisogno di altri testimonial se non di questi grandi e veri intellettuali. Sarà un po’ questo il nostro “mantra” 2026, in un momento in cui il settore vive un periodo complesso, per far sì che sempre più persone si appassionino al vino, come “medium” per raccontare la bellezza dell’Italia, per i legami che ha con i suoi territori, la storia, la natura, la cultura e le comunità. E, a proposito di “dotte citazioni” (che ritroverete anche nei nostri due video, da Dante Alighieri a Galileo Galilei, da Giacomo Leopardi a Ernest Hemingway, da Charles Baudelaire a Johann Wolfgang Goethe, solo per citarne alcuni), come sosteneva Leonardo da Vinci, il genio italiano per antonomasia, “... credo che molta felicità sia agli uomini che nascono dove si trovano i buoni vini ...”.

Tornando alla fiera, la prima ragione per non mancare a Vinitaly 2026, a Verona, è la possibilità di incontrare le 4.000 cantine presenti, conoscere i produttori di persona, assaggiare insieme i loro vini e scoprire i loro territori, ma anche per vedere come presentano i prodotti, con quale design e attraverso quali idee di comunicazione (sarò tra i membri della giuria del “Vinitaly Design Awards”, presieduta da Michelangelo Pistoletto, tra i “giganti”, dell’arte contemporanea, l’11 aprile al Teatro Ristori), e per confrontarsi sugli argomenti di maggiore attualità del settore in Italia e nel mondo: un’esperienza bellissima con uno dei simboli più amati del made in Italy.

L’evento Veronafiere si conferma come il più grande “walk around tasting” del vino italiano, con prodotti unici, originali e di qualità, tra i vini più famosi, fine wines o etichette di nicchia di piccole aziende, ma di assoluta eccellenza, protagoniste nelle mille degustazioni per conoscerli con la guida degli esperti (impossibile citarle tutte, ma se all’“Eccellenza d’Italia, un viaggio delle grandi annate e delle cantine storiche” è dedicato l’ormai tradizionale tasting condotto da Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, e Luciano Ferraro, vice direttore “Corriere della Sera”, i “Micro Mega Wines” sono i vini selezionati da Ian D’Agata, uno dei massimi divulgatori del vino italiano nel mondo, che sono “micro” perché sono piccole produzioni, e “mega” per la loro qualità, tra le altre). E, ancora, per i tanti vini artigianali, biologici, biodinamici certificati riuniti in Vinitaly Bio. Ma anche per le novità e le ultime tendenze del beverage italiano che la fiera ha scelto di raccontare come il mondo degli spirits e della mixology nel debutto di “Excellent Spirits”, e che hanno una lunga, lunghissima, storia tutta italiana, che piace soprattutto ai più giovani consumatori. O come l’interesse per i vini no e low alcol, a zero o basso contenuto alcolico che sono, comunque, al di là di come si pensi, un segmento produttivo ed un mercato del beverage in crescita nel mondo, ai quali è dedicata la “NoLo - Vinitaly Experience”. Senza dimenticare l’enoturismo, entrato stabilmente in fiera con Vinitaly Tourism, perché non è più solo un’attività accessoria delle cantine italiane, ma un vero asset competitivo con una progettualità orientata al business e, oggi, più che mai motivo per cui tante persone si avvicinano al vino e sempre di più potranno farlo in futuro.

E il tutto, ha inizio con un prologo d’eccezione come “OperaWine” (11 aprile, Gallerie Mercatali), che è l’unica degustazione internazionale firmata “Wine Spectator” (che all’Italia, in una tradizione che si rinnova ormai da qualche anno, ha dedicato la copertina del numero Aprile, proprio quando c’è Vinitaly), con le 150 migliori cantine dai territori top italiani secondo la rivista Usa - dal Barolo al Chianti Classico, dalla Franciacorta al Brunello di Montalcino, dal Trentodoc all’Etna, dal Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene a Bolgheri, dal Sagrantino di Montefalco all’Alto Adige, dal Collio alla Valtellina, dal Verdicchio di Jesi e Matelica alla Sicilia, dal Vino Nobile di Montepulciano alla Barbera, e così via - per celebrare il vino italiano come “wine dream” per eccellenza degli americani, e dei wine lovers del mondo, e che vede gli Usa come primo mercato all’export, confermando una passione che scenari geopolitici mondiali complicati possono rallentare, ma non certo scalfire, e che riguarda, evidentemente, anche la critica enoica.

Per i wine lovers, invece, lasciando il business e gli affari alla fiera, vivere Verona nei giorni di Vinitaly, tra le bellezze della città scaligera Patrimonio Unesco, capitale della Valpolicella e del vino italiano, calice alla mano, è un’esperienza unica, resa possibile dagli eventi culturali del “fuori salone pop” di “Vinitaly and the City”, in una grande degustazione collettiva condivisa. Quello a cui si assiste, grazie a Vinitaly ed a Verona, insomma, è un racconto del vino italiano come simbolo del buon vivere all’italiana, amato nel mondo e quest’anno rafforzato ancora di più dal riconoscimento della cucina italiana a Patrimonio Unesco, che sarà celebrato in fiera da chef stellati e non, chiamati dalle cantine e dai consorzi, per creare i perfetti abbinamenti tra vini e prodotti dei loro territori. Perché, senza vino, in tavola, non c’è festa.

Un sondaggio WineNews - su un campione di 30 imprese vitivinicole da oltre 2,5 miliardi di euro di fatturato complessivo - ci dice che lo scenario 2025 è stato sotto pressione per il vino italiano: i più hanno pareggiato i conti 2024, in tanti hanno perso, anche se poco, e 4 su 10 si aspettano un recupero nel 2026. Perché le aziende del vino continuano, comunque, a credere nella forza di questo grande prodotto legato alla storia, al presente e al futuro (come ricorda anche lo storico e sociologo italiano Gianni Moriani), oltre ogni “messa in stato di accusa” anche nel rapporto tra alcol e salute - come scriveva nel Rinascimento il medico Paracelso, “tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno faccia effetto” - all’insegna di uno “stile italiano” nel consumo di bevande alcoliche, riconosciuto, anche da studi scientifici, come “The Italian Way”. Studi che raccontano come, negli ultimi 20 anni in Italia (che è tra i Paesi con la più alta aspettativa di vita in Europa: 84,1 anni, sopra la media Ue), come è noto, i consumi si sono ridotti anche per una maggiore attenzione alla qualità e al contesto, meno occasionale e più consapevole, legato alla convivialità ed ai pasti, visto che l’80% del vino si beve a tavola, anche tra i giovani.

(are)

Focus - I dati salienti del vino italiano
- 670.000 ettari di vigneto
- 530.000 imprese
- 44,4 milioni di ettolitri (produzione 2025)
- fatturato del vino alla produzione di 15 miliardi di euro
- il vino italiano si conferma uno dei comparti più performanti del made in Italy, con una bilancia commerciale attiva per 7,2 miliardi di euro l’anno, e con un export sugli 8 miliardi
- il settore conta 870.000 occupati
- valore del proprio vigneto pari a 57 miliardi di euro
- incidenza del vino sul Pil tricolore è dell’1,1%

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