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APICOLTURA PROFESSIONALE

“Api in vigna”: le sentinelle dell’ambiente traslocano in cantina per difendere la biodiversità

Grazie ad un progetto degli apicoltori italiani, le aziende vinicole adottano le api come indicatori della qualità dei territori e della produzione
AAPI, APICOLTURA PROFESSIONALE, MIELE ITALIANO, PROSECCO, UNAAPI, Italia
Alveari nei vigneti italiani. Ph Castello Banfi

C’è chi ha un vero e proprio laboratorio in azienda per produrre miele, diversificando la produzione con i suoi vasetti a marchio, e c’è chi, invece, alle api offre i propri vigneti in “comodato”, ospitando alveari tra i filari. Dai vigneti di Prosecco a quelli di Brunello, dalle Langhe al Chianti, dalla Val d’Orcia alla Maremma, nasce l’“alleanza” tra gli apicoltori professionisti italiani e i produttori di vino, con sempre più cantine che accolgono le api per difendere la biodiversità dei territori e migliorare la qualità di ambiente e produzioni, studiando nuove strade sostenibili da percorrere e pratiche agronomiche compatibili con la vita delle api, sentinelle per eccellenza della salute dell’ambiente, senza le quali il 70% della nostra agricoltura sarebbe perduta, tanto vale il servizio di impollinazione che offrono alle colture agricole, produzioni di punta comprese.
Raccogliendo la richiesta dei produttori di vino, l’Unaapi, Fai e Confagricoltura hanno lanciato, per la prima volta, il progetto pilota “Api in vigna”, “con il Consorzio del Bosco Montello, la Cantina Sociale Montelliana e dei Colli Asolani e l’apicoltore professionista Francesco Bortot - racconta a WineNews il presidente Unaapi Giuseppe Cefalo, in vista del Congresso dell’Apicoltura Professionale Italiana-Aaapi (Grosseto, dal 29 gennaio al 2 febbraio) in cui se ne parlerà - con l’obbiettivo di fare biomonitoraggio con gli alveari nei vigneti di Prosecco, per valutarne la sostenibilità ambientale della gestione e conduzione, attraverso il campionamento e le analisi delle principali matrici dell’alveare, dal miele al polline, dalla cera alla pappa reale, ma anche delle api, eccezionali indicatori ambientali, grazie alla loro instancabile attività di bottinatura della flora nettarifera. Un modello che può essere esteso in tanti territori italiani, perché questi due importanti settori possano convivere, arrivando a nuove pratiche di conduzione dei vigneti rispettose dell’ambiente e delle api, il cui benessere può rappresentare un valore aggiunto per la produzione di vino”.
“Il cambiamento climatico mette a repentaglio le produzioni apistiche con una sofferenza delle piante di garantire flussi nettariferi costanti come in passato e le produzioni legate alla flora spontanea per la difficoltà di adattarsi in tempi che possano conciliarsi con quelli apistici - spiega Paola Bidin, vicepresidente Unaapi, apicoltrice con alveari ospitati in aziende vitivinicole - mentre tutte le situazioni che permettono di riguadagnare spazi di territorio in cui le api trovino nuove fonti di approvvigionamento e raccolta di nettare sono utili alla loro sopravvivenza, a quella delle aziende e di tutto il comparto. La possibilità che trovino nei terreni agricoli delle risorse deve andare di pari passo con colture che siano trattate nel rispetto degli insetti impollinatori”.
E, da tempo, apicoltori e vignerons chiedono anche l’aiuto della scienza per studiare i legami tra i loro mondi in un’ottica di mantenimento della biodiversità. “Quando l’ape sta bene, vuol dire che anche l’ambiente che la circonda è in salute e anche la produzione di vino può migliorare - spiega il professore di zoologia dell’Università degli Studi di Firenze, Stefano Turillazzi, autore di studi sull’importanza delle vespe nel ciclo dei lieviti importanti per la vinificazione - e le ricerche vanno avanti per studiare come le api possano intervenire sui prodotti della vigna”.

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