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Avvenire

L’export salva l’agroalimentare ... Il 2011 è stato l’anno d’oro per l’export agroalimentare nazionale. Proprio così: nei mesi della crisi, le vendite di prodotti alimentare del Buon Paese hanno fatto registrare una crescita del 9% circa per arrivare al valore di circa 30 miliardi. Un record che fa ben sperare per il 2012 e che, anche se non deve far dimenticare le magagne del compatto, indica una strada, un percorso avvalorato anche da altri segnali.

A evidenziare i numeri è stata la Coldiretti sulla base degli andamenti registrati nel commercio estero agroalimentare dall’Istat nei primi nove mesi del 2011 secondo i rappresentanti dei coltivatori diretti, il risultato dello scorso anno è il frutto di esportazioni agroalimentari effettuate per la grande maggioranza nei paesi dell’Unione Europea dove si realizzano 2/3 del fatturato estero complessivo con un crescita in valore dell’8%, ma anche dell’aumento delle vendite negli Stati Uniti (+10%) e nei mercati emergenti come quelli asiatici dove si è avuto l’incremento maggiore con un +18% e dove ci si è avvicinati in valore agli Usa. A crescere, i prodotti più tradizionali come il vino (+25%), i formaggi, ma anche l’olio di oliva (+9%), la pasta (+7%), mentre rimane pressoché stabile l’ortofrutta, dare il segno di quanto facciano gola i nostri prodotti c’è anche dell’altro. Secondo l’agenzia Winenews, Brazos Equity Partners, fondo privato americano, che controlla 55 marchi di alta gamma in settori che vanno dai servizi alla sanità, dall’industria alla finanza, dal food & beverage alla distribuzione, è diventato qualche giorno fa il primo azionista di “Winebow”, uno dei più importanti importatori e distributori di vini italiani degli Stati Uniti, creato ovviamente da un italoamericano, con in portafoglio 122 etichette in gran parte dello Stivale. Basta che parli italiano, dunque, perché un prodotto sia appetito dai mercati. Anche quando è falso. L’ultima stima, parla di danni per circa 60 miliardi di euro all’anno derivanti dalla cosiddetta pirateria agroalimentare: qualcosa come 165 milioni al giorno che se ne vanno in fumo. Troppo per un settore che, pur mietendo successi, deve confrontarsi ogni giorno con una congiuntura non positiva. Certo, ha ragione il ministro dell’Agricoltura Mario Catania a celebrare il 238° prodotto (in questo caso l’olio extravergine di oliva Vulture Dop) che ha raggiunto la dignità di un riconoscimento Ue. Il fatto è che la concorrenza - quella corretta così come quella sleale - miete vittime ogni giorno. E per capire, basta un esempio recente di Confagricoltura. Mentre l’ultimo rapporto di Rabobank (il colosso finanziario olandese che ha nell’originaria specializzazione in agricoltura il suo punto di forza), prevede per il 2012 prospettive positive per gli allevatori europei del settore delle carni bovine proprio per i cambiamenti in corso nei mercati, la situazione della zootecnia italiana appare diversa: le nostre imprese devono vincere la sfida di non chiudere.

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