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VINO E TERRITORI

Baglio di Pianetto arriva sull’Etna: ecco i vini “Fermata 125”, dedicati alla Circumetnea

La nuova avventura della cantina siciliana, creata dal Conte Paolo Marzotto, e oggi guidata da Dominique Marzotto e dall’ad Francesco Tiralongo

Ci sono alcuni vini che raccontano in maniera precisa, nel calice, il loro terroir. E altri che vanno anche oltre, raccontando anche la storia del territorio, e non solo quella strettamente legata al vino. Come quella, per esempio, di una ferrovia storica d’Italia e della Sicilia, la Circumetnea, inaugurata nel 1895, e che collega Catania con Riposto, girando intorno all’Etna, vulcano attivo più alto d’Europa che è diventato simbolo del grande vino siciliano. Dove ora arriva anche Baglio di Pianetto, cantina voluta dal Conte Paolo Marzotto, che, dopo le alte colline dell’areale di Monreale, a pochi chilometri da Palermo, e dal luminoso territorio a due passi dal mare, tra Noto e Pachino, dove hanno sede le due storiche Tenute di Baglio di Pianetto (la Tenuta Pianetto e la Tenuta Baroni), è arrivata sul versante Nord del vulcano, da dove nasce “Fermata 125”, linea di due vini, un Etna Bianco (da Carricante in purezza, e coltivato in regime biologico) ed un Etna Rosso (da Nerello Mascalese in purezza), destinati solamente al canale horeca, il cui nome deriva proprio da quello della omonima fermata della Cirumetnea, a Passopisciaro.
Non una fermata casuale, la 125, perchè è quella che si trova proprio davanti alle Cantine Valenti, partner per questo progetto per la cantina guidata dalla presidente Dominique Marzotto e dall’ad Francesco Tiralongo (in una collaborazione che non prevede joint venture o affitti, ma l’affidamento dei vigneti, - 3 ettari a Nerello Mascalese e 3 ettari a Carricante - e l’utilizzo della cantina di Valenti da parte di Baglio di Pianetto).

“Il progetto parte dal fatto che la nostra identità è profondamente legata a quella della Sicilia - spiega, a WineNews, l’ad Francesco Tiralongo - e che vogliamo far crescere legandoci non ad una zona sempre più delimitata, ma a più territori. Non a caso abbiamo una tenuta in collina e una a livello del mare, e vogliamo identificarci di più con la Sicilia, conosciuta per il Nero d’Avola, certamente, per il Grillo, ma anche per l’Etna, che oggi è la sua denominazione più celebre, è un po’ la “Montalcino” della Sicilia”. E abbiamo deciso di fare vini in purezza per interpretare al meglio l’Etna con il nostro stile. E se le prime bottiglie che lanciamo quest’anno vengono da un lavoro in parte già avviato dalle Cantine Valenti, e quindi non al 100% solo nostro, come sarà da ora in avanti, chi ha assaggiato i vini ci ha detto che si sente già un’impronta diversa. E questo progetto sull’Etna per noi è anche un modo per proporci in modo diverso su un mercato che per noi è fatto al 50% in Sicilia, per il 30% all’estero e solo al 20% nel resto d’Italia”.
Si tratta di una produzione di nicchia, perchè ad oggi si parla di 13.000 bottiglie di bianco e 13.000 di rosso, “e forse un domani - aggiunge ancora Tiralongo - potremmo arrivare a 30.000 se riuscissimo a cogliere l’opportunità di fare un vino di “contrada”, ma staremo a vedere. Per ora siamo soddisfatti di questi nuovi vini, ma vogliamo migliorare ancora”. E a proposito di vini che raccontano storie, il trenino raffigurato in etichetta rappresenta la prima macchina che faceva servizio sulla storica linea Circumetnea, nota come “littorina”, nome che ancora oggi sopravvive per indicare i treni della Ferrovia Circumetnea. “Anche sull’immagine abbiamo voluto fare una scelta diversa da tanti. In generale, la maggior parte delle etichette dell’Etna Doc in qualche modo richiama anche visivamente il vulcano, e allora abbiamo cercato qualcosa che simboleggiasse in maniera diversa il territorio. E abbiamo scelto la Circumetnea perchè è una ferrovia che soprattutto a partire dagli anni ’30 del 1900 ha fatto muovere praticamente tutti coloro che abitano nel territorio”.
“Ampliare il nostro assortimento con due nuovi vini in purezza che interpretassero secondo il nostro stile il Carricante e il Nerello Mascalese, le due principali uve autoctone allevate sul vulcano, era un desiderio che avevamo da tempo e che ora siamo riusciti a realizzare. Il comune di Castiglione di Sicilia e in particolare la frazione di Passopisciaro, rappresentano uno dei più storici territori etnei, particolarmente vocati alla viticoltura - continua Francesco Tiralongo - e qui abbiamo trovato il partner che cercavamo, con il quale condividiamo in primis l’approccio sostenibile in campagna. Ci siamo da subito trovati in grande sintonia, con un accordo scritto, ovviamente - spiega l’ad di Baglio di Pianetto a WineNews - ma che assomiglia molto alla vecchia stretta di mano: i vigneti e la cantina saranno condotti in stretta collaborazione con il nostro team aziendale, che sarà presente e supervisionerà tutte le fasi produttive”.
Un’operazione avviata mesi fa che vede oggi i suoi primi frutti con le due etichette appena lanciate. “Il versante Nord del vulcano ha un clima ideale, protetto dalla presenza dalle catene montuose dei Peloritani e dei Nebrodi ed è caratterizzato da grandi sbalzi termici tra notte e giorno. È la patria del Nerello Mascalese, ma anche e soprattutto del Carricante alla luce delle richieste di mercato, che si è conquistato un posto di primo piano riuscendo a convincere per la grande qualità. Poter completare la nostra gamma con due vini Etna Doc che ci rappresentano, oltre a un sogno che si realizza sarà sicuramente anche una mossa vincente dal punto di vista commerciale”.

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