“Trenta anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana” è il titolo di una pubblicazione dell’Istat che fotografa i cambiamenti che ci sono stati nei cittadini e nel Paese in questo arco di tempo. E se le novità sono state tante, basti pensare alla rivoluzione tecnologica, l’evoluzione ha abbracciato anche il rapporto tra i cittadini, la propria alimentazione ed il consumo delle bevande alcoliche. Negli ultimi 25 anni, tra la popolazione di 14 anni e più, ha spiegato l’Istat, a fronte di una quasi stabilità del consumo complessivo di alcol nell’anno (passato dal 70,1% dei consumatori del 1998 al 68,7% del 2023), si assiste, da una parte, alla riduzione del consumo giornaliero (dal 33,3% al 19%) e, dall’altra, all’aumento del consumo occasionale (dal 37,3% al 49,8%) e di quello fuori dai pasti (dal 23,8% al 33,4%). Ovviamente, in 25 anni, cambiano anche i gusti. L’Istat ha osservato una crescita del consumo di birra che nel 2023 coinvolge il 52,7% della popolazione (+5,5% sul 1998) e, soprattutto, dei superalcolici che dal 39,4% del 1998 passano ad un soffio dal 50% nel 2023. Ma è il vino a rimanere leader, mantenendo la sua “quota” stabile: era del 56,9% nel 2008, dato identico a quello del 2023.
L’andamento parla di un calo registrato tra il 1998 e il 2014, passando dal 56,9% degli italiani che consumavano vino, al 52%, ma poi negli anni successivi il consumo è tornato gradualmente ai livelli iniziali della data di rilevazione. I cambiamenti nella diffusione delle diverse tipologie di bevande alcoliche sono stati influenzati particolarmente dalle donne, in crescita sia nel consumo di superalcolici (+14,3% in venticinque anni contro il +6,1% degli uomini), sia nel consumo di birra (+6,7%, superiore al +4% degli uomini). In generale, c’è stata una diminuzione del consumo tra gli uomini, scesi, in un quarto di secolo, dall’83% al 79,5%, mentre tra le donne i livelli di consumo appaiono stabili.
Ma i ritmi della società moderna hanno modificato, almeno in parte, anche il rapporto degli italiani con il cibo ed i pasti tradizionali. Nel 2023, il 72,9% degli italiani affermava di consumare abitualmente il pranzo a casa nei giorni feriali (era l’84,5% nel 1993), pasto che si conferma come quello principale per la maggioranza della popolazione (63,3% ma era del 78,2% nel 1993). L’Istat sottolinea che “sebbene i dati più recenti evidenzino il persistere di abitudini ancorate alla tradizione nell’organizzazione dei pasti, gli ultimi trenta anni, a causa dei ritmi di vita influenzati dai mutamenti nel mercato del lavoro e dalla necessità di conciliazione tra la vita domestica e quella lavorativa, hanno inevitabilmente fatto registrare importanti cambiamenti nelle abitudini alimentari”. La cena diventa così il pasto principale per il 23,6% (dal 17,3% del 1993), così come è cresciuta la quota di chi indica la colazione come il pasto n. 1 (dal 3,1% al 12,5%). Tuttavia, cresce parallelamente l’abitudine a saltare la prima colazione, comportamento passato dal 7,2% nel 1996 al 9,3% nel 2023. A partire dagli Anni Novanta del Novecento c’è stata una riduzione del consumo di latte a colazione, sceso dal 57,2% al 44,3%, con cali ancora più evidenti tra i bambini di 3-10 anni, per i quali la quota scende considerevolmente dal 79,7% al 53,4%. Questa tendenza, secondo l’Istat, si accompagna a una diversificazione delle abitudini alimentari: cresce la quota di chi, pur non consumando latte, fa comunque colazione con altri alimenti come biscotti, fette biscottate, brioche insieme (o senza) a bevande come tè o caffè (dal 16,6% al 27,3%), così come si è “impennato” il consumo di colazioni alternative a base di yogurt, cereali o succhi di frutta (dal 2,8% all’8,5%), particolarmente gettonato tra i bambini di 3-5 anni (passato dal 4,8% del 1996 al 18,9% nel 2023). Gli adulti che consumano solo tè o caffè ma senza cibo, scende dal 14,9% al 9,9% nel periodo 1996-2023.
Capitolo frutta e verdura, due pilastri della Dieta Mediterranea. Il 78,5% della popolazione assume almeno una porzione di frutta, verdura o ortaggi al giorno, trend in diminuzione negli ultimi venti anni (era pari all’84,4% nel 2003), specialmente a partire dal 2016. I consumi giornalieri di verdura, frutta e ortaggi sono più diffusi tra le donne e, l’analisi per età, mette in evidenza livelli di consumo più elevati tra i bambini dai 3 ai 10 anni (72,6%), che poi scendono nella fascia tra gli 11-24 anni (68,1%) per poi risalire al crescere dell’età, fino a raggiungere valori particolarmente importanti, il 90%, tra gli ultrasettantaquattrenni. Ma per verdura, ortaggi e frutta consumati quotidianamente, i livelli sono lontani dalle quattro/cinque porzioni raccomandate: nel 2023 solo il 17,1% della popolazione ha detto di seguire questa abitudine “virtuosa”. In media, vengono consumate 2,5 porzioni al giorno, ovvero la metà della quantità consigliata. E qui gli italiani possono fare decisamente meglio.
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