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VINO E TERRITORI

Cambiare per il mercato: il Chianti Docg modifica il disciplinare, e cambia il residuo zuccherino

Busi: “ci rende più competitivi, in linea con i gusti dei consumatori, andando incontro a quelli americani e orientali”
CHIANTI, CONSUMATORI, DISCIPLINARE, GIOVANNI BUSI, RESIDUO ZUCCHERINO, Italia
Il Chianti cambia disciplinare e modifica i residui zuccherini, per incontrare le preferenze dei consuamatori

Cambiare per rilanciarsi, cambiare per incontrare i gusti del mercato, le cui “voglie”, piaccia o non piaccia, fanno i bilanci delle aziende, e di conseguenza la loro possibilità pagare stipendi e spese, di investire, di fare promozione, di migliorare, di contribuire al mantenimento della bellezza dei territori del vino italiano. Un sentiment che percorre tanta della viticoltura del Belpaese, dal Nord al Sud, come raccontano i tanti cambiamenti di disciplinare degli ultimi tempi, come quelli dei Vini della Valpolicella o del Prosecco Docg, tra i tanti. Ultimo, in ordine di tempo, quello adottato dal Consorzio del Vino Chianti, la più grande delle Denominazioni di Toscana (dove qualcuno, da rumors WineNews, senza venir meno alla predominanza del Sangiovese, ipotizza anche una possibile modifica delle proporzioni tra vitigni consentiti dal disciplinare), che ha ottenuto il via libera alla modifica del valore del residuo massimo zuccherino, che si allinea così ai parametri comunitari previsti per i vini secchi, e “consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché il tenore di acidità totale, espresso in grammi di acido tartarico per litro, non sia inferiore di oltre 2 grammi al tenore di zucchero residuo”.
Al di là dei tecnicismi, si tratta di una modifica, spiega il presidente del Consorzio Giovanni Busi, “che garantisce maggiore competitività e una maggiore capacità del vino Chianti Docg di allinearsi ai gusti dei consumatori che inevitabilmente si modificano nel tempo. Ciò permetterà alle aziende interessate di poter presentare dei vini secchi, sempre di altissima qualità ma più graditi al palato dai mercati prevalentemente orientali e americani. Un passaggio atteso da tante aziende che, se vorranno, potranno adeguarsi a questi nuovi standard. Ci aspettiamo dunque un aumento delle vendite su mercati esteri, che già presentano grandi potenzialità e su cui ci sono più ampi margini di sviluppo”.
D’altronde, pur senza perdere la propria identità, quella di cambiare un po’ per essere apprezzati dal mercato, come detto, è una necessità che da sempre è parte fondamentale del business del vino. Con l’ Italia che, vista la forte propensione all’export di tante denominazioni, deve, gioco-forza, tenere conto del gusto internazionale. Al momento, precisa il Consorzio, la modifica è introdotta solo a livello nazionale, a partire dalla campagna vendemmiale 2019/2010 e per i vini atti a diventare Dop “Chianti” provenienti dalle campagne 2018/2019 e precedenti, a patto che siano in possesso dei requisiti stabiliti nel disciplinare consolidato. Prima di essere applicabile nel territorio dell’Unione europea e nei Paesi terzi, la modifica al disciplinare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea. La pubblicazione è prevista entro tre mesi dalla data di trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione Europea avvenuta il 25 luglio 2019. Quindi, solo dopo tale passaggio, i vini Chianti Docg con il nuovo limite del residuo zuccherino massimo potranno liberamente circolare anche al di fuori dell’Italia.

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