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IL DIBATTITO

Carne coltivata, continua il dibattito: “lo stop in Europa arriva dopo il flop negli Usa”

A dirlo è Coldiretti. Il presidente Ettore Prandini: “la crescente diffidenza conferma la necessità di rispettare il principio di precauzione”
CARNE SINTETICA, Coldiretti, UE, USA, Non Solo Vino
L’Europa dice no alla carne coltivata

Semaforo rosso per la carne coltivata da parte dell’Europa. Un tema sempre più attuale e che divide, visto che in altri Paesi, vedi Israele, la decisione presa è stata opposta. Secondo Coldiretti lo stop da parte di buona parte dei Paesi dell’Unione Europea “è coerente con il fatto che la Ue ha già deciso di vietare gli alimenti prodotti da animali clonati e da oltre 40 anni la carne trattata con ormoni che vengono utilizzati invece nei bioreattori per la produzione di cibi artificiali per i quali si chiede di non usare il termine “carne coltivata”, ritenuto fuorviante anche dal rapporto Fao/Oms che suggerisce di chiamarli “cibi a base cellulare”.
Coldiretti esprime “apprezzamento per il documento delle delegazioni austriaca, francese e italiana ma sostenuto anche tra le altre dalle delegazioni spagnola, ceca, cipriota, greca, ungherese, lussemburghese, lituana, maltese, rumena, slovacca, presentato al Consiglio Europeo “Agricoltura e Pesca” del 23 gennaio 2024” che “prima di qualsiasi autorizzazione i Paesi sostenitori chiedono infatti alla Commissione di avviare una consultazione pubblica sui cibi a base cellulare”, rimarcando che “non possono mai essere chiamati carne” e pongono “questioni etiche, economiche, sociali e ambientali, nonché sulla nutrizionali e di sicurezza sanitaria” rimettendo in discussione il quadro normativo attuale “che risulta inadeguato anche perché queste nuove pratiche includono la produzione di alimenti utilizzando la tecnologia delle cellule staminali con la necessità di evitare rischi per la salute dei consumatori”.
La presentazione del documento “fa seguito al flop registrato dai cibi a base cellulare negli Stati Uniti dove la rivista tecnologica del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston li ha inseriti tra i più grandi fallimenti scientifici dell’anno in quanto, nonostante il via libera alla commercializzazione ottenuto dalle autorità Usa, non vi sarebbe ancora traccia di prodotti di laboratorio nei supermercati e la produzione su larga scala risulterebbe più problematica del previsto. In particolare, diverse inchieste giornalistiche, a partire da quelle del “Wall Street Journal”, hanno evidenziato che Upside Food utilizzava molta manodopera, plastica ed energia per produrre pochissimi filamenti di pollo. E non è un caso che nello Stato dell’Arizona - riferisce la Coldiretti - sia stata presentata una proposta di legge a livello statale ad inizio gennaio per vietare la vendita e la produzione di prodotti animali a partire da coltura cellulare né per consumo umano, né per quello animale”.
Il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, ha detto che “dopo l’Italia dove è stata approvata una legge sotto la spinta della raccolta di oltre 2 milioni di firme da parte della Coldiretti, la presa di posizione di un numero crescente di Paesi è una risposta all’esigenza di avere analisi di impatto univoche da parte della ricerca pubblica ed evitare di trasformare i cittadini in cavie umane, come per primi abbiamo chiesto. La crescente diffidenza conferma infatti la necessità di rispettare il principio di precauzione di fronte ad una nuova tecnologia con molte incognite che rischia di cambiare la vita delle persone e l’ambiente che ci circonda. Proprio per questo la sfida che la Coldiretti lancia alle istituzioni europee è che i prodotti in laboratorio nei processi di autorizzazione non vengano equiparati a cibo ma bensì a prodotti a carattere farmaceutico”.

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