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STORIA

Caterina de’ Medici rivive a tavola, tra “papero al melarancio” e Cabernet

Alla Francia ha regalato l’uso della forchetta ed una lunga serie di ricette, ma in Toscana (ed a Carmignano) ha portato l’“uva francesca”

La Francia, senza Caterina de’ Medici, non avrebbe la forchetta, l’Italia, senza Caterina de’ Medici, non avrebbe il Cabernet. Può sembrare una forzatura, ma quando Caterina de’ Medici sposò il Duca d’Orleans, Enrico, nel 1533, alla corte di Francia la vita è ben diversa da quella di Firenze. In Toscana, nonostante il declino dei Medici, la cultura, gioca un ruolo di primissimo piano, e Caterina saprà conquistare il rispetto dei reali di Francia anche grazie alla sua straordinaria preparazione: padroneggiava l’italiano, il francese, il latino e il greco. E mangiava con la forchetta. Particolare non di poco conto, perché le posate, all’epoca, erano comunemente utilizzate solo nelle corti di Firenze e Venezia. A Parigi, si mangiava ancora con le mani, ma ben presto la novità viene accolta con piacere, così come le tantissime ricette giunte a corte direttamente dalla ricca tradizione gastronomica toscana. Tra le tante, vale la pena ricordare il “papero al melarancio”, diventato in Francia “canard à l’orange”, una delle portate del banchetto nuziale del 1533, ma già diffusa e apprezzata a Firenze, anche per via dell’originale abbinamento tra carne e frutta, tipico della cucina araba. Anche la béchamel (“salsa colla”), i macarons, il gelato, le omelette, le crêpe e, probabilmente, i marron glacé, sono tra i meriti da ascrivere a Caterina de’ Medici che, in cambio, all’Italia, o meglio alla Toscana, “regalò” il Cabernet. Uva tipicamente francese, tanto che veniva chiamata “Uva Francesca”, che trovò a Carmignano il suo primo territorio di domesticazione in Italia. Quando, nel 1716, un bando di Cosimo III de’ Medici definisce le zone di produzione del Chianti Classico, del Pomino/Chianti Rufina, del Valdarno di Sopra e del Carmignano, si cita proprio l’“Uva Francesca”. Che ancora oggi, dopo più di tre secoli, concorre nelle sue due declinazioni - Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon - alla produzione del Carmignano Docg, insieme al Sangiovese e alle altre uve autoctone toscane. Una tradizione tramandata per secoli, interpretata ancora oggi dalla storica Tenuta di Artimino, che ha in Villa La Ferdinanda, Patrimonio Unesco, uno dei luoghi simbolo di questa lunga storia. Da ricordare, e celebrare, perché no, con una bottiglia di Carmignano abbinata proprio al “papero al melarancio”, come lo avrebbe chiamato Caterina de’ Medici.

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