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LA CURIOSITÀ

Cervaro della Sala (Antinori), il vino bianco italiano più cercato nel mondo per “Wine-Searcher”

Vino pioniere tra i bianchi da invecchiamento nel Belpaese, nato da un’idea di Piero Antinori e Renzo Cotarella, nel 2018 ha festeggiato i 30 anni

Nell’Italia che si riscopre “bianchista”, con tanti territori storici della produzione di vini bianchi che stanno puntando anche sul potenziale di invecchiamento dei loro vini, dall’Alto Adige al Verdicchio nelle Marche, dal Gavi in Piemonte al Soave, in Veneto, per citarne alcuni, c’è un vino che è storico alfiere e pioniere dei grandi bianchi da invecchiamento. È il Cervaro della Sala del Castello della Sala, cantina umbra della Marchesi Antinori, che, non a caso, è il vino bianco italiano più ricercato nel mondo, secondo l’ultimo aggiornamento della “Most Popular Italian Wine” di Wine-Searcher.com, uno dei punti di riferimento per la ricerca di prezzi e quotazioni dei vini a livello mondiale. Vino nato con il preciso obiettivo di creare un vino bianco capace di affrontare lunghi affinamento (è stato uno dei primi a fare fermentazione malolattica e affinamento in barriques), e che ha festeggiato nel 2018 l’annata n. 30 in commercio, la 2016, ultimo passo di un percorso luminoso, iniziato con la vendemmia 1986, la prima finita sul mercato. Ma non la prima in assoluto, perché la prima vinificazione fu del 1982, ma deluse sia Renzo Cotarella, allora enologo del Castello della Sala, e oggi dg di Antinori, che Piero Antinori, che ebbero l’idea di creare un bianco capace di invecchiare dopo un viaggio in Francia, nel 1981, quando la scoperta di vini bianchi che non solo potevano invecchiare, ma che dovevano farlo per potersi esprimere pienamente, li fece approdare in una nuova dimensione del mondo del vino. Tornati in Italia, capirono che era arrivato il momento di puntare a produrre un grande vino bianco che potesse affermarsi per indiscutibile unicità e che rappresentasse a pieno il territorio e il produttore.
Un pensiero pionieristico, declinato in bianco, nell’Italia enoica degli anni 80, quando fu pensato questo bianco che, come racconta Piero Antinori, “nasce attraverso l’utilizzo di due ingredienti fondamentali per produrre buon vino: un’idea e una grande passione”, commenta Piero Antinori.
Un percorso di successo, quello del Cervaro, premiato con continuità dalla critica italiana e mondiale, iniziato, però, tutt’altro che in discesa. Come detto, la prima vinificazione, nel 1982, fu una delusione, ma Renzo Cotarella non si arrese, fece diversi tentativi, attese la vendemmia adatta che finalmente, nel 1986, arrivò. Questa volta si decise di puntare, oltre che sullo Chardonnay, anche sul Grechetto, varietà autoctona a bacca bianca. Furono utilizzate solo barrique nuove, fu controllata la fermentazione, venne favorita la macerazione a freddo raccogliendo le uve all’alba, trovando così la combinazione perfetta. Queste scelte, unite alla decisione di mantenere il vino a contatto con i lieviti senza travasi, si rivelò fondamentale, così come determinante fu l’uso del Grechetto, che infuse al vino un’identità, personalità ed equilibrio fra morbidezza e mineralità. La 1986 fu anche un’annata fortunata: lo Chardonnay fece casualmente la macerazione malolattica in legno; una circostanza fortuita che si rivelò determinante per il successivo sviluppo ed evoluzione stilistica del vino. Coronando un sogno. “Mi sono innamorato del luogo, un innamoramento disincantato: era la primavera del 1979 avevo 24 anni, ero temerario, incosciente, come lo si è a quell’età, ma sentivo già allora tutto il potenziale che questa terra poteva esprimere, l’Umbria dei grandi vini bianchi come lo era la Toscana dei grandi vini rossi” ha spiegato Renzo Cotarella.
I trent’anni trascorsi confermano ancora oggi l’importanza di un vino da sempre caratterizzato da una forte carica innovativa, simbolo dell’impegno di Marchesi Antinori nel territorio umbro. Il riconoscimento della critica nazionale e internazionale ottenuto dal Cervaro della Sala, che nasce dai 170 ettari di vigneto (coltivati con varietà tradizionali come Procanico e Grechetto, ma anche con Chardonnay, Sauvignon Blanc, Sémillon, Pinot Bianco, Viognier ed una piccola quota di Traminer e Riesling), sovrastati dallo storico Castello della Sala, risalente al 1350, ha premiato le intuizioni iniziali, ha confermato il percorso intrapreso e, soprattutto, ha dimostrando l’alto potenziale di questo territorio per la produzione di vini bianchi di altissima qualità.

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