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Tavernello, cartolina per… Fazzuoli ... Che l’ex conduttore di Linea Verde sia diventato il testimonial del Tavernello non ci piace. Un giornalista resta un giornalista, anche se può difendersi dicendo che non è iscritto all’ordine. Fazzuoli era un uomo di comunicazione, anche apprezzato; che oggi sia identificato con un vino di massa non è bello. Ma tant’è. Ha destato scalpore anche la degustazione pubblicizzata dall’Armando Testa secondo cui un altro vino in cartone, bianco, era “arrivato secondo”. Parola di Slow Food. Ma che succede? Cos’è questo tornare nei ranghi dell’ideologicamente corretto (McDonald’s di destra da una parte e feste dell’Unità col Gambero dall’altra), cos’è questo prestarsi a “testimoniare” (e a comunicare ad ogni buon conto) per chi ha buoni budget di pubblicità? Ci perdoni poi Fazzuoli e ci spieghi. Cosa vuol dire: “Oggi il Tavernello è ancora più buono. Una nuova veste più moderna ed elegante rispecchia tutta la genuinità e il rispetto della tradizione che contraddistingue Tavernello”. Secondo la lingua italiana facciamo fatica a capire il nesso. Come fa un vino che ha una nuova veste, un nuovo packaging, a diventare più buono? E cosa c’entrano “genuinità” e “tradizione” se Fazzuoli si riferiva alla qualità del cartone, alla confezione?

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