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TERRITORI E STRATEGIE

Coinvolgere tutti, e tutelare uno dei marchi top al mondo: l’obiettivo del Consorzio Igt Toscana

A PrimAnteprima i progetti del Consorzio, guidato da Cesare Cecchi, che coinvolge già molti dei nomi più importanti del vino della Regione

Non “contro”, ma a fianco, delle grandi denominazioni del vino della Regione: l’Igt Toscana - che vuol dire quasi 100 milioni di bottiglie per un valore che sfiora il mezzo miliardo di euro alla produzione, prodotte da 12.500 ettari, e messo in bottiglia da oltre 1.400 cantine ed imbottigliatori - vuole percorrere una nuova strada. A partire dalla nascita del Consorzio della Toscana, che, nato da pochi mesi, e dopo aver già messo insieme alcuni dei nomi più importanti del vino della Regione (da Antinori a Frescobaldi, da Cecchi a Castello Banfi, da Mazzei a Masseto, per citarne solo alcune tra le 80 che hanno già aderito al progetto), appena avrà i requisiti per il riconoscimento giuridico come Consorzio, si occuperà, prima di tutto, di tutelare uno dei marchi più forti del vino italiano.
“Il Consorzio Igt Toscana - ha spiegato da PrimAnteprima, a Firenze, Cesare Cecchi - nasce dalla voglia di dare organizzazione a questa indicazione geografica. Abbiamo fondato il Consorzio, poco più di sei mesi fa. Toscana è una parola magica, di una importanza che pochi percepiscono, e questo nome va tutelato. La Toscana è bellissima, ed individualista, ma ci siamo posti l’obiettivo di riunire i produttori. Dovrà essere un Consorzio diverso, perchè non ci sarà l’omogeneità che c’è nelle altre Doc e Docg, perchè l’Igt va dalle Alpi Apuane alla Costa, c’è una diversità enorme, ci stanno dentro bottiglie da 3 euro a 100 euro, quindi la prima necessità è la tutela del nome Toscana. Poi verrà anche la promozione. E dobbiamo conoscerci meglio, ho scoperto numeri impressionanti”.
Numeri che emergono dalla ricerca di Wine Monitor Nomisma, presentata dalla ricercatrice Evita Gandini. Da cui è emerso che l’Igt Toscana, fatta al 75% da vini rossi, negli ultimi 10 anni ha avuto un incremento delle esportazioni del 126%. Per i Paesi di destinazione l’indagine ha rilevato come gli Usa rappresentino il 33% dell’export, mentre l’Europa assorbe la quota del 46%. L’Asia rappresenta il 6% del totale esportato. Un dato di grande interesse che è stato analizzato è quello relativo alla percezione che hanno i produttori relativamente al mercato del vino Toscana Igt: dall’indagine risulta che per il 65% dei produttori le prospettive sono di aumento e di forte aumento della commercializzazione dei vini Toscana Igt. In merito alle minacce che i produttori temono di più nel breve-medio periodo sono state individuate nei possibili dazi negli Usa, la Brexit, il rallentamento economico in Germania e in Cina.
Insomma, una freccia di grande gittata all’arco della Toscana, che potrà trovare un nuovo impulso, quando il Consorzio avrà i requisiti di legge, “il 51% della produzione ed il 35% dei produttori, su cui stiamo lavorando con intensità per coinvolgere il più ampio numero di realtà possibili”, ha detto il coordinatore del Consorzio, Stefano Campatelli.
Eppure, per una indicazione geografica che conta tra le sue file alcune delle più gradi etichette del vino di Toscana, la cosa più stupefacente, ha sottolineato Lamberto Frescobaldi, alla guida di una delle realtà più storiche e importanti del vino italiano, come la Marchesi Frescobaldi, è proprio lo stupirsi del suo valore. “Gli Igt sono sempre esistiti, una pietra miliare è il Sassicaia 1968, vino monumentale, oggi Doc, ma nato come vino da tavola, oppure il Tignanello Antinori, che ha fatto un lavoro straordinario (ma anche nomi come Masseto, ndr). La Toscana ha denominazioni straordinarie, ma non sono in contrapposizione con l’Igt. Che ha il suo ruolo, perchè magari ci sono territori che non esprimono al meglio il Sangiovese, nostro vitigno principe. In Toscana ci sono 87 varietà di vite registrare, la Toscana è tanto diversa e può dare vini di grande identità con tanti vitigni. L’Igt è un vino “democratico”, non ha nessun paracadute, che magari può avere un vino non eccezionale che, però, è dentro ad una grande denominazione. L’Igt aiuta anche ad ascoltare il territorio. Per esempio, se c’è tanta argilla il Sangiovese funziona meno, mentre il Merlot può dare vini fenomenali, come il Cabernet Sauvignon sulle sabbie. Dobbiamo piantare quello che è giusto per fare eccellenza. Nel mondo la Toscana è vista quasi come un Paese, il Consorzio vuole proteggere questo valore straordinario, e accompagnare i produttori”.
Un progetto che piace alle aziende, ma anche alle grandi cooperative, come ricordato dal direttore delle cantine Leonardo Da Vinci, Gianni Zipoli, “perchè l’Igt Toscana rappresenta una parte importante della produzione, e dobbiamo lavorare tutti per farne crescere qualità e valore”. Un progetto che avrà grande futuro solo se sarà davvero condiviso, come ricordato dall’Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschi: “la Toscana è un grande marchio, e il mio auspicio è che questo Consorzio coinvolga davvero tutti, nessuno escluso”.

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