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Come previsto dagli analisti Constellation Brands, sugli scudi sui mercati azionari, investe, ma (per ora) non negli alcolici, con un lungimirante “chip-in” del 9,9% nel capitale della produttrice di cannabis canadese Canopy Growth Corporation

A valle di risultati di mercato e di bilancio che parlano decisamente da soli, e che hanno portato il titolo azionario a un nuovo record storico sulla piazza di New York di 213,20 Dollari ad azione pochi giorni fa, il conglomerato statunitense degli alcolici Constellation Brands ha rotto gli indugi e investito parte della sua consistente liquidità, diversificando il portfolio aziendale. La multinazionale ha però deciso, per ora, di non allargare ulteriormente il proprio portfolio wine & spirits - che secondo parecchi analisti si sarebbe diretto verso il settore della birra premium a stelle e strisce - ma verso un settore produttivo insieme collegato e molto diverso da quello enoico e brassicolo, ovvero quello della cannabis, con l’acquisizione del 9,9% del capitale sociale della canadese Canopy Growth Corporation.
Canopy, che è anch’essa una quotata di dimensioni importanti nonostante i soli tre anni di età (con una capitalizzazione di mercato di due miliardi di dollari canadesi), produce cannabis terapeutica e prodotti derivati e dal 2016 è attiva anche in Paesi come Germania e Brasile, dando un impulso moltiplicativo notevole ai suoi introiti e, conseguentemente, al proprio titolo azionario. Secondo gli analisti di mercato si tratta, in prospettiva, di una delle società più preparate a livello globale per raccogliere al meglio i frutti un fenomeno che acquisisce sempre più corpo col passare di ogni anno, ovvero il propagarsi a catena, a livello internazionale, del processo di decriminalizzazione e/o legalizzazione tout court del consumo ricreativo di cannabis. In quest’ottica, l’ingresso nel capitale di Constellation Brands è rilevante per almeno tre motivi diversi: innanzitutto la società si è assicurata un punto di entrata tutto sommato a buon mercato (191 milioni di dollari americani) nel processo decisionale di Canopy, visto il continuo aumentare della capitalizzazione e del valore del titolo di quest’ultima, e quindi il valore dell’eventuale plusvalenza che potrebbe ricavarne un domani. In secondo luogo, nel caso nel quale il mercato della cannabis globale fosse davvero sul punto di esplodere nei Paesi a capitalismo avanzato, come molti ritengono avverrà nel breve e medio periodo, Constellation ne trarrebbe consistente beneficio anche senza aumentare la propria partecipazione da questo iniziale 9,9%, e, ultimo ma non ultimo aspetto, l’acquisizione potrebbe essere il preludio a un vero e proprio takeover, il che darebbe a Constellation Brands un posto in pole position nella gara per divenire uno dei principali, se non il principale, player nel mercato della cannabis ricreativa, terapeutica e dei molti prodotti correlati a questa promettente industria produttiva. Un punto di vista apertamente sottolineato dall’ad Constellation Rob Sands nel suo commento all’acquisizione: “Il nostro successo è il risultato del nostro concentrarsi sull’identificare trend di consumo nelle loro fasi iniziali, e questo è un altro passo in questa direzione”, ha dichiarato. E non a caso, l’entrata nel capitale azionario include anche un’opzione preferenziale per l’acquisto di ulteriori azioni, inclusa la possibilità di raggiungere una quota di controllo o di proprietà.

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