Come è noto, dalle prossime settimane, sarà possibile produrre anche in Italia i vini no e low alcol, un segmento sempre più sotto le luci dei riflettori e che, a livello mondiale, vale già 2,4 miliardi di dollari, ed è destinato a raggiungere 3,3 miliardi di dollari nel 2028. Una svolta, per l’Italia, arrivata con la firma del decreto interministeriale (tra Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero dell’Agricoltura) in materia di regime fiscale per le accise nell’ambito della produzione del vino dealcolato, e che è stata accolta favorevolmente dal mondo produttivo. E un giudizio positivo lo esprime anche Settimo Pizzolato, produttore, presidente della veneta Cantina Pizzolato, tra le principali realtà italiane esportatrici di vini biologici e che, con la Settimo Pizzolato Holding, abbraccia anche Casale Terzo, nelle colline del Chianti, sponda senese, portando avanti un’impresa vitivinicola da 9 milioni di bottiglie certificate bio ed esportate in oltre 30 Paesi nel mondo. Per Pizzolato, che è anche presidente del Gruppo vinicolo, distillati e liquori di Confindustria Veneto Est, “con il decreto sulla dealcolazione, l’Italia recupera un ritardo competitivo e può finalmente presidiare un mercato in forte crescita, come già fanno da anni Germania, Francia e Spagna”.
La norma consente al settore vitivinicolo di rispondere a una domanda internazionale crescente di vini a basso contenuto alcolico e dealcolati, segmenti in forte espansione, soprattutto sui mercati extraeuropei. “Il modo di bere vino è cambiato - sottolinea Pizzolato - si sta superando un modello consolidato dal secondo dopoguerra, fatto di vini sempre più strutturati e alcolici. Questi continueranno ad avere un mercato, ma oggi si afferma una nuova fase: vini leggeri, aromatici e freschi, adatti a molteplici occasioni di consumo”.
Il vino dealcolato “non è un prodotto artificiale - spiega Pizzolato - grazie a macchinari innovativi e investimenti in tecnologia enologica, oggi è possibile rimuovere l’alcol senza perdere le caratteristiche sensoriali del vino”. L’Italia entra in questo segmento con un patrimonio di competenze enologiche e tecnologiche che può fare la differenza, valorizzando la qualità e l’identità dei prodotti. “Il settore ha tutte le carte in regola per conquistare quote di mercato significative a livello internazionale - aggiunge Pizzolato - fondamentali saranno le scelte in vigneto, la gestione della vendemmia e ogni singola fase in cantina. Sarà altrettanto importante il confronto continuo e lo spirito di squadra tra produttori, per condividere esperienze e garantire standard elevati per questi nuovi prodotti”.
Una novità che arriva in un momento non facile per il vino. Ma il settore vitivinicolo italiano, per Pizzolato, ha “la possibilità di trasformare l’innovazione normativa in nuove opportunità di mercato. Con competenza, tecnologia e qualità dei prodotti, le nostre imprese possono affrontare i cambiamenti dei consumi, consolidare la propria posizione internazionale e valorizzare i territori con fiducia e visione”.
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