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BIBLIOTECA ENOGASTRONOMICA

Con la sua scomparsa, la tovaglia racconta un cambiamento culturale più ampio: il pasto veloce

La riflessione della foodwriter Maria Teresa Di Marco, fondatrice del blog “La cucina di Calycanthus”. “Apparecchiare, un gesto carico di significato”
APPARECCHIARE, CUCINARE, LA CUCINA DI CALYCANTHUS, MARIA TERESA DI MARCO, TAVOLA, TOVAGLIA, Non Solo Vino
Apparecchiare, un gesto carico di significato (ph: La Tavernetta al Castello di Spessa)

Si comincia sempre da una tavola e da ciò che la trasforma in qualcosa di diverso da un semplice piano di legno: una tovaglia, per esempio. Maria Teresa Di Marco, foodwriter, stylist e fondatrice del blog “La cucina di Calycanthus”, lo racconta in uno dei suoi interventi su “Cook” del “Corriere della Sera”, soffermandosi su un gesto apparentemente semplice, eppure carico di significato: stendere una tovaglia. “La tovaglia - scrive Di Marco - non è un accessorio né un vezzo decorativo, ma la cifra di un modo di stare al mondo. È il segno e la cifra di un modo di apparecchiare la vita propria e quella degli altri”. Dietro quel tessuto c’è un lavoro spesso invisibile: qualcuno l’ha lavata, stirata, riposta con cura, tirata fuori al momento giusto. In quella trama si intrecciano memoria domestica, cura quotidiana e responsabilità verso gli altri. La tovaglia delimita uno spazio e ritaglia un tempo: trasforma il pasto in momento collettivo, custodisce conversazioni, silenzi, parole e macchie. Eppure, la sua scomparsa racconta un cambiamento culturale più ampio: la tovaglia tende a sparire dalle case, sostituita da runner, cerate o tovagliette individuali. Con la sua assenza, il pasto si fa veloce, frammentato, individuale e scompare il gesto di cura, il tempo condiviso, la memoria domestica. Proprio a partire da questa riflessione sulla dimensione pubblica e privata del cibo, Di Marco, nel suo libro “La Boqueria e i mercati di Barcellona” (Guido Tommasi Editore, 2022, 320 pagine, 28 euro), ci guida in un viaggio tra i banchi del celebre Mercado de la Boqueria e degli altri mercati cittadini.
Tra mappe urbane, storie di botteghe e tradizioni gastronomiche, il libro restituisce al cibo la sua dimensione collettiva e urbana. Tra i banchi di frutta e verdura, tra i profumi di spezie e il ritmo della contrattazione, il mercato prende vita sotto gli occhi del lettore, come un teatro urbano di gesti e sapori, dove il gesto di scegliere e toccare il cibo anticipa e prepara il momento domestico del pasto. Se la tovaglia delimita il tempo della casa, il mercato organizza lo spazio della città; se uno custodisce intimità, l’altro costruisce appartenenza. Leggere i due scritti significa seguire un filo che unisce origine e compimento del cibo: dal banco al piatto, dalla città alla tavola, dalla memoria collettiva al gesto quotidiano. In questo doppio movimento, il cibo si rivela prima di tutto relazione, cura e identità, capace di raccontare storie invisibili, sia nella casa sia nella città. In un’epoca di pasti veloci e immagini social che scivolano via in un istante, il libro di Di Marco ricorda che ogni gesto, dalla scelta della frutta al piegare una tovaglia, è una piccola forma di memoria e attenzione, un modo di restare connessi a ciò che mangiamo e a chi ci siede accanto.
E se è vero che ogni grande città ha il suo ventre nel mercato, per Barcellona e la Boqueria questa relazione è ancora più evidente. Poche città come la capitale catalana hanno fatto del proprio mercato e della sua cultura un simbolo, un’attrazione e il fulcro di un amore travagliato ma ancora fortissimo. La Boqueria è un universo in cui immergersi e perdersi, un luogo privilegiato in cui è possibile trovare ogni cosa, vicina e lontana, a volte lontanissima. Ma la Boqueria è anche una piazza difficile, che fa fatica a mostrare la propria verità: occorre armarsi di pazienza, prendersi il tempo e inseguire le tracce di chi la vive e di chi la fa ogni giorno. In questo senso, la Boqueria assomiglia alla tavola domestica: per comprenderne il valore bisogna osservare i gesti, la cura, la sequenza dei tempi e dei movimenti. Si scopriranno così mappe segrete, abitudini consolidate e la radice di una tradizione gastronomica, quella catalana, che ha tratti suoi marcatissimi nell’associazione di mar i muntanya (mare e montagna), nella cultura del sofregit e delle salse (alioli, romesco e picada). La Boqueria vista da qui si mostra allora come il cuore simbolico di una rete di mercati che permea la città e la nutre: ogni quartiere ha il suo mercato, che non è semplicemente un luogo di approvvigionamento, ma un centro di vita comune a ogni età, dove i gesti lenti, ripetuti e attenti dei venditori e dei clienti costruiscono appartenenza e memoria, proprio come la tovaglia che segna i tempi condivisi della casa.

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