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Corriere Della Sera / Firenze

Le vigne viste dallo spazio (con un satellite controllore) ... Il progetto parte dalla Kayser di Livorno: dal cielo si potranno avere dati su terreno e colture. E la tracciabilità dei prodotti... Non ha ancora un nome, il progetto. E naviga in quel tratto liminale del genio e dello spirito umano nel quale le idee rubano un po’ cli lucentezza alle stelle, la trasformano in energia e la fanno diventare realtà. Il primo satellite spaziale toscano sembra già una certezza e l’idea, lanciata venerdì al convegno sullo spazio organizzato a Livorno da Fondazione Italia-Giappone, Toscana Spazio e Camera di commercio, ha riscosso un consenso così alto che mai le utopie raccolgono tra tecnici e scienziati. Ne hanno parlato Marco Luise, docente di Telecomunicazioni e presidente di Toscana Spazio, e Francesco Petroni, responsabile ricerca e sviluppo Sitael, gruppo pugliese con due centri di ricerca a Pisa. Sarà un occhio celeste che sorveglierà campi e vigneti e come un nume tutelare hi-tech racconterà la storia, minuto dopo minuto, del Chianti, del Brunello, del Sassicala e dell’Ornellaia. E invierà al buon vignaiolo (e all’agricoltore) la stato di salute delle piante, dell’uva e del vino. Che anche dal cielo riceverà manna, se pur virtuale, per centrare l’obiettivo della migliore produzione possibile. Così, da Livorno (dove opera la Kayser, una delle aziende più innovative, capace di mandare nello spazio con Nasa, Esa e altre agenzie mondiali, 57 tecnologie) viene anche lanciato il progetto di AgriSpazio, l’agricoltura “delle stelle”. “Perché le reti Gps e Galileo, la costellazione di satellite europea che entrerà in funzione nel 2015, stanno cambiando radicalmente il modo di fare produzione agricola - spiega Sabino Titomanlio, direttore di Toscana Spazio, l’associazione delle imprese dei centri ricerca toscani - Rendendola sempre più intelligente e precisa nelle valutazione. Il satellite può inviare dati sulla fertilizzazione del terreno, su come arano e irrigarlo e guidare le macchine dallo spazio. E ancora, aiuta ad eseguire una tracciabilità completa dei prodotti. Basta un codice a barre sulla bottiglia, uno smartphone ed ecco che chi beve un bicchiere di Chianti in tutto il mondo può sapere in tempo reale da dove arriva, come è stato prodotto, gli anni d’invecchiamento, i vitigni utilizzati e tantissime altre informazioni”. Stelle, tecnologia e terra. Tre fattori che la Toscana da sempre mostra con orgoglio. I dati dell’hi-tech nel settore aerospaziale sono sorprendenti. Le aziende sono 45 e, grazie alle tre Università, ne stanno nascendo altre. Una realtà che ha sorpreso anche il presidente dell’Ente spaziale italiano, Enrico Saggese, tra i relatori al convegno livornese. “In Toscana c’è un tessuto di piccole, a volte minuscole, aziende aerospaziali di grandissima qualità che lavorano insieme alle grandi industrie già presenti sul territorio - spiega Saggese - e producono ricchezza e innovazione. E il dinamismo di questa realtà che mi ha sorpreso. Credo che si possa parlare di un Polo aerospaziale toscano”. Le analisi di mercato di Toscana Spazio confermano i dati positivi. La “Toscana delle stelle” ha un fatturato di oltre 210 milioni, quasi mille addetti e un trend in continua crescita. E soprattutto, la regione sembra avere una genialità sconosciuta, forse, ad altri distretti hi-tech del Nord. D-Orbit, azienda fiorentina, il 21 novembre ha lanciato nello spazio un satellite caccia rottami spaziali. E la livornese Kayser, in una città stravolta dal provincialismo delle idee, è riuscita a sconfiggere la crisi tonando a guardarle stelle.

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