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Corriere Della Sera / Lavoro

Enoshow - In vino veritas, ricchezza e tanta occupazione. Con 1,2 milioni di persone coinvolte, siamo il primo esportatore al mondo …Se vivessero i nostri tempi, gli antichi latini non userebbero più il motto «in vino veritas», ma lo sostituirebbero con quello «in vino divitia» nel vino c’è ricchezza . E infatti negli ultimi anni il vino italiano ha effettuato un vero salto di qualità, non solo per la qualità del prodotto ma anche in termini di fatturato. Basta ricordare il numero dei grandi appuntamenti dedicati all’universo enologico per capire l’importanza raggiunta: il capostipite è stato il «Vinitaly» di Verona, ma ormai è un continuo moltiplicarsi di eventi e convegni. Una delle realtà più importanti e affermate degli ultimi tempi è il «Salone del Vino» di Torino, che si svolgerà al Lingotto fiere dal 16 al 19 novembre. Il Salone di Torino, rivolto agli operatori di settore, quest’anno lancia il «Wine Show», un appuntamento per gli enoappassionati italiani che potranno testare i vini di cantine provenienti da tutte le regioni italiane, partecipare a degustazioni innovative in cui i vini si «ascoltano» insieme alla musica e alla luce. E poi potranno partecipare a corsi e seminari di approfondimento e scambiare opinioni con i più importanti produttori ed enologi d’Italia. Il «Wine Show» sarà dunque un happening per i cultori del vino, ma anche un importante appuntamento di business. In questa occasione i produttori potranno entrare in contatto con i loro clienti migliori: gli enoappassionati che ormai hanno un fisionomia precisa. Da una ricerca emerge che l’enoappassionato ha idee precise sugli acquisti da effettuare, consulta sempre la carta dei vini, nel 62 dei casi possiede una cantina ben fornita, acquista in prevalenza vino italiano e sta molto attento al rapporto cibo-vino. E’ chiaro che più si estende la fascia degli enoappassionati, più aumenta il volume d’affari del comparto enologico. Attualmente secondo le stime effettuate dall’Università di Bologna sono 1 milione e 200 mila le persone occupate che sono riconducibili al vino compresa la fase della distribuzione. Secondo l’Istat sono 800 mila le aziende vitivinicole in attività tra cui si segnalano 30 mila aziende imbottigliatrici. Nel settore delle esportazioni agroalimentari italiane nessuno riesce a eguagliare i risultati del comparto vino che col suo 16,8 del totale esportato è il settore che vende di più all’estero. Ma i confini italiani non bastano a spiegare bene la portata del fenomeno enologico in Italia. Per avere meglio la proporzione dello sviluppo di questo settore, bisogna confrontarsi con i dati mondiali. I risultati? Strabilianti. L’Italia è il primo Paese esportatore al mondo 15,6 milioni di ettolitri l’anno. Altro che Francia e Spagna. Il comparto italiano oggi detiene una quota di mercato nel mondo pari al 25 precedendo i «cugini» transalpini fermi al 23 e i rampanti iberici 16 . Tra gennaio e novembre 2002 il settore enologico ha segnato un passo in avanti del 7%. Ma nel 2001 è continuata a salire anche la redditività delle imprese, con un utile netto più che triplicato e salito a 75,5 milioni di euro nel 2000 dai 22 milioni di euro del ’96. Adesso bisognerà stare attenti a non soffrire troppo della congiuntura sfavorevole che sta toccando tutti i settori dell’economia. E per farlo bisognerà resistere alla tentazione di alzare i prezzi, puntando invece sempre più al miglioramento della qualità. Il tutto senza rinunciare alla manodopera specializzata, non solo nella produzione ma anche nel turismo enologico, nuova frontiera di business e occupazione.

Enologo - Un mestiere di spessore e in grande crescita

Maghi che traggono … Sono i nuovi alchimisti, quelli che da un grappolo d uva sanno, quasi per magia, trarre profumi e sapori: in una parola un vino di qualità, quello che oggi un consumatore esigente chiede. Sono gli enologi, «personaggi ad alta qualificazione professionale - come ci dice Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi - così come aziende di grandi e anche di piccole e medie dimensioni richiedono. Dal 91 - prosegue Martelli - enologo si diventa dopo aver conseguito una laurea che è possibile ottenere solo presso alcune delle università italiane come Milano, Torino, Udine, Padova, Firenze o Palermo. Da quell anno l’enologo ha scalzato quella che prima era la figura predominante, quella dell enotecnico, un professionista che si formava frequentando i sei anni del diploma in agraria con specializzazione in enologia». L'associazione raggruppa ovviamente entrambe queste figure. Ma gli enologi sono anche degli eclettici che seguono tutto il processo produttivo. Infatti non è un caso che troviamo molti di essi in posti di comando in qualità di direttori o amministratori delle aziende o come presidenti o direttori di consorzi vitivinicoli. Il grande sviluppo qualitativo di questi anni ha determinato una riqualificazione della categoria anche per merito dell Assoenologi che volle la laurea per questa figura chiave del mondo vitivinicolo.

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