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Corriere della Sera - L'Economia

Su export e consumi le buone impressioni di settembre … E se alla fine il mercato del vino 2026 finisse meglio di quanto molti temono? Finora ha fatto pensare al peggio: prodotto fermo in cantina, nessuna ripresa della domanda nonostante promozioni a gò gò, mercato estero compromesso da questioni geopolitiche e dinamiche commerciali penalizzanti, esportazioni del primo semestre riassunte in un’ondata di segni meno davanti ai principali paesi importatori. Un andazzo preoccupante, aggravato da una montagna di giacenze: al 31 luglio erano fermi 16 milioni di ettolitri di vino contro i 13,6 del 2025, ben 2,4 milioni di ettolitri in più. Non a caso c’è chi considera una fortuna l’ultima vendemmia meno abbondante (in Italia, e anche in Francia e Spagna): circostanza che potrebbe aiutare a ridurre le scorte. Insomma ci sono tante nuvole nere sul mercato, ma emergono in questi giorni segnali incoraggianti. Il primo, molto significativo, è legato ai dati provvisori dell'export nei paesi extra Unione europea nel terzo trimestre. L’Unione italiana vini (Uiv) ha infatti registrato una ripresa delle esportazioni di circa 1'8%, grazie in particolare a un incremento negli Usa che sfiora il 17%: un rimbalzo potente, di fronte al crollo del 23,3% del terzo trimestre 2025 e un segnale importante, tenuto conto che il mercato statunitense è la prima piazza di sbocco del vino made in Italy. Il consuntivo gennaio-settembre rimane comunque negativo (meno 3% i paesi extra Ue e meno 6% gli Usa), ma sicuramente in recupero sul meno 14% di giugno. Secondo molti operatori, si vedrà presto se questo exploit è stato determinato più da esigenze di approvvigionamento che da una ripresa dei consumi che non c’è. La seconda boccata di aria fresca arriva da Valoritalia, l’ente di certificazione leader del vino italiano e riguarda gli imbottigliamenti e cioè le nuove bottiglie di vino che arrivano sul mercato. Sulla base dei dati al 30 settembre, la Business intelligence dell'ente certificatore presieduto da Francesco Liantonio e diretto da Giuseppe Liberatore, registra nel terzo trimestre un arresto della flessione degli imbottigliamenti. Una sorpresa positiva che ridimensiona a meno 3% il forte calo dei primi mesi. Non solo. A settembre sono ripresi gli imbottigliamenti (più 4,9% rispetto allo stesso mese del 2025), e, quel che conta, c’è stato il risveglio dei vini Doc e Docg, quelli cioè di maggior valore, cresciuti nel terzo trimestre rispettivamente del 5% e del 4,9%. “Azzardato parlare di una inversione di tendenza, ma si può dire che questa ripresa potrebbe influenzare positivamente l’ultimo trimestre di quest’anno”, sostiene Liberatore. Il mercato è peraltro molto sfaccettato. Se alcuni prodotti ritrovano slancio, altri, come la vasta categoria dei vini Igt sono bloccati (meno 18,9% nel terzo trimestre). Inoltre se vanno bene vini bianchi fermi e spumanti (+6,7% e +7,6%), restano al palo i vini rossi (me-no 6,7%). Va detto però che nell'ambito di ciascuna categoria, in particolare quella dei rossi, i prodotti con un forte brand e reputazione consolidata, se la cavano egregiamente.
Il terzo segnale incoraggiante è legato all’enoturismo “sempre più driver strategico di creazione di valore per le imprese vinicole” afferma Denis Pantini capo della sezione agrifood e wine monitor di Nomisma. Una recente analisi realizzata. da Nomisma con Unicredit calcola che nel 2025 l’enoturismo ha riversato sul mercato circa 3,1 miliardi di euro, contribuendo mediamente per il 21% al fatturato delle aziende vinicole, grazie a una spesa media del visitatore che, a seconda dei servizi fruiti, può superare i 100 euro per persona. Inoltre, sulla base di dati Istat, Nomisma rivela che ci sono territori del vino che registrano incrementi del turismo molto più vivaci rispetto a quelli registrati dalla regione di appartenenza. Qualche esempio? Nel periodo 2019-2024, in Piemonte, l’area di produzione del Barolo ha visto crescere del 17,6% l’afflusso turistico rispetto al +3,4% della regione; in Toscana la zona del Brunello di Montalcino ha sfiorato il +40% e quella del Nobile di Montepulciano il 33%, contro il 6,7% regionale. In Veneto le terre del Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg e dell’Amarone del Valpolicella spuntano incrementi di oltre il 20% (rispetto al +8,3%) e in Friuli l’area del Collio cresce del 27,9% (contro l'11,4%). Ed è una dinamica che non si ferma, grazie alla forte attrazione turistica di cui gode il Bel Paese. Roberta Garibaldi presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo stima che nel 2026 saranno 18 milioni gli italiani coinvolti in esperienze legate al vino, con un incremento di 4,5 milioni rispetto al 2024. A questo fronte operativo si rivolge il neonato decreto del Masaf sull’enoturismo che apre la strada al finanziamento della promozione nel mondo dei territori italiani del vino. «Una buona notizia che porta con sé una grande sfida: quella di realizzare una strategia enoturistica nazionale», dice Donatella Cinelli Colombini, prima artefice del turismo del vino in Italia. La quarta luce in fondo al tunnel si deve all’ultima rilevazione di Winenews (tra i punti di riferimento del mercato) sull’andamento degli indici del Liv Ex di Londra, piattaforma che monitora le etichette più vendute. Nei primi 9 mesi 2026 torna infatti a crescere il mercato dei cosiddetti fine wines, vini di pregio ricercati dai collezionisti di tutto il mondo. In pratica il Liv Ex 100, indice principale della piattaforma, nel quale sono presenti otto maison italiane con i loro vini cult (le piemontesi, Bartolo Mascarello, Bruno Giaco-sa, Gaja, Giacomo Conterno e le tosca-ne, Marchesi Antinori, Marchesi Fre-scobaldi, Tenuta San Guido, Soldera), ha realizzato un incremento del 2,1% che sale al 4,4% su base annua.
Tutti elementi che possono concorrere a una ripresa in un mercato “difficile, ma non impossibile” sostiene Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv, l’Italia del vino ha capacità reattiva e carte in regola per superare anche questa congiuntura”.

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