L’incanto dei vigneti dove le star dicono “si”… Anche se non siete tra i selezionati ospiti al matrimonio di questa sera di Damiano David, ex frontman dei Maneskin, con l’attrice americana Dove Cameron, una gita a
Montalcino va sicuramente programmata. Il richiamo della Val d’Orcia va ben oltre l’evento glamour e non va neanche fatto l’errore di pensare che questa sia solo e unicamente la terra del Brunello, uno dei vini più iconici (e più buoni) d’Italia. Qui il buon bere e il buon cibo non sono separati dall’arte. Lo stesso paesaggio sembra incorniciato in un dipinto, ancor di più nell’imminente (si spera) stagione autunnale quando l’arcobaleno dei colori e molto più ricco dei tanti fogliami pubblicizzati in mezzo mondo. Perché non c’è solo il rosso. Le viti di Sangiovese, ormai senza grappoli, regalano le tonalità più diverse: giallo, arancio, ocra, marrone. Non mancano oro, fucsia e viola. Pascoli, uliveti, vigneti, frutteti, boschi, ognuno con i suoi cangianti colori, si alternano in successione a dimostrazione che la natura va pettinata, curata, coccolata, assecondata, rispettata.
LA CERIMONIA
Le diverse specie vegetali sembrano gareggiare, in ottobre, a colpi di colore. Non serve cercare un percorso specifico: lo spettacolo è garantito. Per esempio, la festa dopo il si della scintillante coppia sarà nelle campagne di Castiglion del Bosco, dove la rigogliosa macchia mediterranea offre ancora altri colori, in contrasto con i vigneti. Oggi, però, il primo appuntamento con Damiano e Dove è alle 17 in Municipio, nel pieno del borgo medievale, dove sorge Palazzo dei Priori, edificio duecentesco, prevalentemente in pietra, caratterizzato dalla torre e da numerosi stemmi di antiche famiglie. Sul retro dell’imponente costruzione- in piazza Garibaldi – c’è qualcosa di familiare ai romani: in cima a una colonna di marmo una lupa allatta due bimbi. Ma attenzione, non sono Romolo e Remo, bensì Senio e Aschio, i figli gemelli di Remo, fuggiti da Roma per sottrarsi all’ira dello zio Romolo.
LA LEGGENDA
Secondo la leggenda, a loro si deve la fondazione di Siena, nel cui territorio ricade Montalcino. I resti della statua originaria, vandalizzata nel 1618, sono nel vicino Museo. Questa è una copia realizzata nel 2012. Certo, un po’ deludono le ridotte dimensioni della lupa (rispetto a quella capitoli), ma qui il bello è proprio la oncentrazione in uno spazio relativamente piccolo di tante testimonianze di storia e di arte. Basta anche una sola giornata per passare dalla Fortezza a un museo di arte senese, dai reperti etruschi a una chiesa medievale, e poi ritrovarsi davanti al panorama mozzafiato. Naturalmente, senza snobbare il Brunello che però non è l’unico motivo per venire a Montalcino. Quel vino è diventato famoso perché esiste un territorio e quel territorio ha una storia molto più antica della sua fama enologica. Sarebbe un peccato fermarsi alla bottiglia. Anzi no, una sosta la merita sicuramente il Museo del vetro della Fondazione Banfi all’interno del trecentesco Castello di Poggio alle Mura. Nelle sue cinque sale si ripercorrono le alterne vicende della produzione del vetro a partire dal V secolo a.C e il particolare legame del vetro con il vino. Oltre alla rara collezione di vetri di epoca romana. sono esposte antiche bottiglie da vino, delicate caraffe, bicchieri veneziani e opere artistiche contemporanee. Tracce di vino sono in tantissimi reperti visibili nei musei e nelle chiese. Imperdibile è l’eccezionale collezione di 49 boccali prodotti e decorati a fine Duecento. Nello stesso museo un’altra deliziosa curiosità: un ex voto del Seicento dedicato a San Nicola. il santo che, secondo la tradizione, resuscitò dei bambini uccisi da un oste e nascosti in una botte. Senza alcun riferimento al vino è l’intera raccolta di pittura e scultura legata alla tradizione senese con opere di artisti del calibro di Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti, Bartolo di Fredi, Giovanni di Paolo e Sano di Pietro.
Fa parte dell’Associazione dimore storiche italiane, ma è stracolmo di contemporaneità. È Palazzo Farnetani, in Piazza del Popolo, la piazza-salotto della città. Dopo il meticoloso restauro di due anni fa, accoglie opere di artisti conosciuti nei 25 anni di lavoro di Alessandro Regoli e Irene Chiari, fondatori di “WineNews”, lạ maggiore agenzia italiana di informazione sul mondo del vino.
I MAESTRI
All’interno importanti opere di Sandro Chia (tra i maestri della Transavanguardia, ma anche vigneron), di Bizhan Bassiri (sua la suggestiva galleria sotterranea al piano terra “Le Vene d’Oro del Pensiero Magmatico”), il grande “tableau piège” di Daniel Spoerri, maestro della Eat Art, con in bella mostra gli avanzi di un pasto, una delle famose Maschere di Mimmo Paladino. Ci sono anche una videodedica (con opera) dello street artist Mr. Brainwash ed eclettiche collezioni ispirate al critico Philippe Daverio, libri originali antichi di storia della Toscana (su tutti il seicentesco “Bacco in Toscana” di Francesco Redi) ed oltre 100 curiosi tastevin (lo strumento usato dai sommelier nelle degustazioni).
LE VISITE
Il palazzo, visitabile, è una delle sedi di lavoro dell’agenzia. “Luoghi che viviamo ogni giorno, tutti insieme, perché dal 2000, quando parlare di cibo e di vino su internet era quasi un’utopia, abbiamo pensato un ecosistema digitale e un laboratorio diffuso di idee per raccontare il vino nella quotidianità”, spiega il direttore Alessandro Regoli.
Si lavora in più edifici, tutti visitabili: vecchie case, un ex laboratorio di ceramica, cantine storiche, antiche concerie, una moderna cucina, un’eclettica serra, tra migliaia di libri sull’enogastronomia e locandine originali dei più grandi film sul vino e sul cibo (da “Riso amaro” a “Un americano a Roma”, da “Miseria e nobiltà” alla “Grande abbuffata”, dal “Pranzo di Babette” a “Breakfast at Tiffany’s”).
L’ORTO
Tutto attorno ad un vero gioiello: un ampio orto-giardino, esempio dei tanti orti urbani di cui la città è pioniera e ricca dentro le sue mura. “Erano la dispensa - aggiunge Regoli - di salvezza in tempo di guerre quando Montalcino era assediata e contesa dalla guelfa Firenze e dalla ghibellina Siena. Siamo consapevoli che la storia e il fascino del paese devono molto anche a questi orti che hanno permesso di recuperare sia gli antichi terrazzamenti che la biodiversità che, nel rispetto della stagionalità, è fatta di viti e olivi, peschi e ciliegi, meli, susini, pomi e peri, e ancora giuggioli, mandorli e fichi, ma anche corbezzolo e melograno come un piccolo bosco.
I FIORI
E tuti attorno rose, iris, mughetti, piante spontanee e persino capperi, senza dimenticare le erbe aromatiche.
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