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Corriere Della Sera

Piemonte - Barbera contro Barolo: la contesa dei rossi sulle colline di Alba. Nella Langhe, tra le vigne di Pavese. Cantine in mostra per il "Vinum" d'aprile ...

Cala questo Barolo, come il sole ancora accecante, dietro la collina di Treiso, quella che piaceva a Cesare Pavese. L’anno scorso lo vendevano sfuso a 19.000 lire il litro, quest’anno a 8 euro. Le previsioni qui, nella terra eletta del Nebbiolo, tra filari tenuti come giardini e distese di nocciole, è che si ridimensionerà ancora. Lo aspettano i degustatori, questo re dei vini; lo aspettano i produttori, ansiosi di capire se venderanno più bottiglie sul mercato internazionale; lo aspettano i curiosi, pronti a far due conti col portafoglio e con la Barbera, cresciuta così tanto da far gola anche ai più scettici. Un vino quest’ultimo che «soddisfa il palato mondiale e costa meno - come confessa qualcuno - ma il rischio è che faccia la fine di Icaro». Paure legittime, nel nome del gusto, che si rincorrono su queste colline, dal Monferrato, al Roero, alla Langa. Ma se l’anima popolare, enologicamente parlando, di questa regione, la Barbera, si gioca le carte sfruttando moda del momento, curiosità e bontà, l’anima nobile del Barolo chiede una riflessione. Sette anni fa le bottiglie erano circa 6 milioni, ora si sfiorano i dieci. I rischi sono tutti a scapito della qualità. Nell’Alta Langa si è aperta una caccia all’ultimo cru che fa gridare allo scandalo. Chi è disposto a sborsare anche 517.000 euro all’ettaro (il miliardo di vecchie lire) per fazzoletti di vigna, sogna pure di scoprire l’ultimo Cannubi o il Brunate esclusivo. «Qui le scoperte sono vecchie di duemila anni, e il meglio è stato assegnato secoli fa, il vero affronto è che si sono fatti nuovi impianti dove i nostri nonni mai avrebbero osato piantare, tutto coperto dal passepartout della qualità...», è il commento amaro di un produttore. La storia è la stessa con questi nuovi cacciatori che si rincorrono da Serralunga d’Alba a Barolo, da La Morra a Mango, da Monforte d’Alba a Neive. I vecchi vigilano ben consci che «le fortune del Barolo nel mondo sono nate dalla grande rigidità di quelle coscienze che nel produrre bene hanno sempre avuto il loro credo». I classici Aldo e Giacomo Conterno, Vietti, Angelo Gaja, Borgogno, Bartolo Mascarello firmano l’autorevole biglietto da visita. Alle spalle una generazione di produttori garantisce continuità: Gianni Voerzio, Sandrone, Roberto Voerzio, Elio Altare, Michele Chiarlo, i fratelli Ceretto, Cappellano, Clerico. Così Alba si prepara a celebrare la vecchia fiera del vino di Pasqua, oggi ribattezzata Vinum , dal 24 aprile al primo maggio, con l’obiettivo di elevarne il rango. Degustazioni al cortile della Maddalena, nella via Maestra e sarà possibile visitare nobili cantine. Non più happening a perdere ma credibile punto di riferimento per chi ha a cuore la sorte dei vini di Langa.

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