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Corriere Della Sera

Segnali di crisi tra i produttori di Beaujolais ... C’è aria di crisi per un mercato che non ha conosciuto flessioni negli ultimi trent’anni. Una regione che misura la sua forza in tonnellate, anzichè in bottiglie, corre ai ripari per far fronte alla sempre più agguerrita pattuglia di vini che arrivano da Australia, Argentina, Cile e Nuova Zelanda. “E’ arrivato il momento di reagire - puntualizza il suo presidente Michel Bosse-Platiere - Nei prossimi anni la nostra regione conoscerà una vera e propria rivoluzione.” Sbagliato far finta di nulla di fronte ad una corsa che registra a livello mondiale un sovrapproduzione di 40 milioni di ettolitri. La riflessione si è imposta anche per i vignaioli del Beaujolais Nouveau, che pure davanti alle settemila tonnellate stoccate all’aeroporto di Lione, pronte per essere spedite in tutto il mondo, hanno deciso di farsi sentire. Meno rese per ettaro, più qualità, e uno stanziamento da parte del Ministero dell’Agricoltura di 22 milioni di euro sono la cura per questo rosso dal profumo di confettura di fragola e lampone ricavato dal vitigno “gamay nero a succo bianco”. Negli ultimi cinquant’anni gli ettari sono passati da 14 mila a 22 mila e per la prima volta la produzione, a causa della siccità, è risultata inferiore del 40% rispetto al 2002. Mercoledì la festa del “deblocage” è stata tuttavia rispettata e circa 25 milioni di bottiglie hanno raggiunto 150 Paesi ma i vignaioli francesi, da veri precursori, hanno optato per il cambiamento e l’aggiornamento di un marketing comunque vincente.

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