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Corriere Della Sera

L'Italia del Gusto - Müller Turghau, sfida tra cento etichette. Filari d'alta quota e nuove bottiglie. Ha un secolo il vitigno ideato da uno svizzero ... Bisogna salire fin quassù, a milleduecento metri, ai piedi del lago Santo, per raccogliere cristalli di sole spazzati dal vento e sentire una leggenda. Come in tanti paesi da sogno. Può essere un lago santo? Forse questo lo è per davvero. Maurizio Piffer la racconta, a chi arriva al rifugio, per assaggiare i suoi strangolapreti con salsa a base di speck e sugo di carne. Forse anche quel padre, tempo fa, li aveva proposti ai suoi figli nel tentativo di sedare liti e rancori per l'eredità: boschi, terra, vacche. «Ah, se nella notte questa terra diventasse lago, almeno non litighereste più». Così, chissà per quale alchimia, il giorno dopo quella zona incominciò a rilasciare acqua tutta declinante verso l' abitato di Cembra. E chissà perché ci fu chi andò subito in chiesa a prendere l' anello della Madonna e poi corse su, sino a quella che sembrava destinata a diventare una palude e lanciò la reliquia nell'acqua. E qui dobbiamo credere alla leggenda, alle parole: un bel giorno la palude è diventata lago, lago Santo appunto. Una santità per altro esiste, ed è la bellezza di questi luoghi. Ai confini con le valli di Fiemme e dell' Adige, quest' angolo di terra è la culla di un vitigno che viene coltivato a pergola su terrazze e in modo commovente dai viticoltori: il Müller Thurgau. Bisogna scendere ai 700 metri e poi respirare questi filari che compongono una picchiata sino a quota 400, per capire tutta la loro veemenza. Il vitigno è arrivato qui per mano di un ricercatore svizzero, Hermann Müller, che circa un secolo fa ha incrociato varietà Riesling e Sylvaner. L'ambiente poi ha fatto il resto. I profumi nel bicchiere sono delicati, minerali, leggermente sapidi. Per osmosi i boschi di acacia hanno donato freschezza. Cento di queste etichette si sono confrontate una settimana fa di fronte a giudici rigorosi, i professori Mario Fregoni, Roberto Zironi, Giuseppe Versini e Luigi Odello. Così, per raccontare di vino e ambiente. E tenere vivo più che mai un discorso di rispetto, ma soprattutto di crescita ecologica, di tutela e salvaguardia dell'ecosistema. Qui gli ettari di vigneto sono 600 e altri 400 sono a frutteto: mele, ribes, fragole, lamponi. Piccole cantine crescono dunque: Alfio Nicolodi, Pelz e Piffer, Zanotelli, La Vis che si è appena integrata con la cantina della val di Cembra dando così vita al terzo polo produttivo del comparto vitivinicolo trentino, circa 1300 ettari e altrettanti soci conferenti. Le prospettive non mancano. «Il trittico: clima, territorialità e uomo - secondo l'enologo e direttore del Gruppo, Fausto Peratoner - ci lasciano fiduciosi, sono ormai cinquant'anni che coltiviamo Müller Thurgau e qualche cosa abbiamo imparato». L'etichetta Dos Caslir, selezione, 60 mila bottiglie, è risultata tra i migliori vini presentati in rassegna. Tuttavia è la complessità del cru Vigna delle Forche, appena 10 mila bottiglie, con vigneti allevati a 800 metri che conquista i palati più esigenti. Anche l'ex campione di ciclismo Francesco Moser è stato contagiato tanto da produrre il bianco, col fratello Dario, a Palù di Giovo. «Un vino di moda nel nostro paese. In Trentino, le uve, in questo momento, sono molto richieste», conferma il vignaiolo Mario Pojer, che col socio Fiorentino Sandri, produce l'interessante Palai, realizzato in acciaio ad atmosfera controllata e monitorato dagli esperti dell' Istituto di San Michele all'Adige. Settantamila bottiglie che danno lustro alla cantina con l'ottimo Pinot nero, Riserva Dolomiti. I rischi tuttavia non mancano. «Che se ne faccia un vino frizzante o spumantizzato, sarebbe la morte del Müller Thurgau», mette in guardia Mario Pojer.

Da non perdere

Quella vigna tra le Forche Da pochi mesi la storica cantina della Val di Cembra (viale IV Novembre 34, tel. 0461/680010) si è fusa con la più grande Cantina Cooperativa di La Vis. Qui si coltiva il Müller Thurgau, creato dall'ingegner Müller del cantone di Thurgau in Svizzera, dal quale si ottiene un vino sapido, con una ampia sfaccettatura aromatica. Lasciate la Statale e scendete nelle stradine che passano nei vigneti per ammirare uno dei più grandi capolavori creati dalla mano dell'uomo e poi degustate i Müller Thurgau della cantina, dal normale alla selezione, al cru Vigna delle Forche nel quale si concentrano gli aromi soavi di un vigneto estremo sito a quota 900 metri.

Le cantine Moser, il campione tra le botti di Palù

In valle ci sono una serie di piccole realtà che meritano di essere valorizzate per la passione con cui lavorano in condizioni così difficili. Da segnalare il debutto di Villa Corniole (nella foto, Giovo, loc. Villa, via del Grec 23, tel. 0461/695067) dei fratelli Pellegrini si distingue per vini consistenti di carattere, i bianchi succosi dalla bella struttura acida (sopra tutti il Müller Thurgau e lo Chardonnay Lukin, affinato in barrique), e i rossi morbidi, strutturati ma senza eccessi. Vanno ricordati anche Pelz & Piffer (Cembra, viale IV novembre 61, tel. 0461/683051), che sta costruendo una nuova cantina in mezzo, per il Müller Thurgau ma soprattutto per il Riesling, e Zanotelli (Cembra, viale IV novembre 52, tel. 0461/683131) per un Müller Thurgau di stile classico. Anche il campione Francesco Moser (Palù di Giovo, tel. 0461/684140) con il fratello produce un apprezzabile Müller Thurgau. Mario Pojer e Fiorentino Sandri (Molini di Faedo, tel. 0461/650342), il duo più celebre dell'enologia trentina, hanno deciso di puntare sulla Val di Cembra creando Maso Valbona.

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