02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Corriere Della Sera

«La fortuna del Barolo? Tutto merito mio»… Ordinai a un enologo di stilare le regole del vino pregiato. E per primo misi il tartufo su uova e fonduta. Cnte, ma è vero che lei ha inventato il Barolo? «Diciamo che l' ho codificato, ho imposto il primo disciplinare. Quando sui primi dell' 800 la marchesa Giulia Colbert, francese, fiera vandeana, sposata con Carlo Tancredi Falletti di Barolo, per esaudire un desiderio del re Carlo Alberto occupò il centro di Torino con 325 botti che impegnavano 325 carri (365 come i giorni dell' anno meno i 40 della Quaresima) trainati da 600 buoi raccolti da tutte le stalle della Langa, fece un' operazione d' immagine per guadagnarsi la sponsorizzazione dei Savoia. E quando Carlo Alberto in persona, ormai convertito al re dei vini, incaricò il generale Pier Francesco Staglieno, genovese, autore di un celebre trattato sulla vinificazione, di occuparsi delle sue tenute di Verduno, il Barolo cominciò ad assumere un' immagine nuova, accattivante. Io avevo riempito di Pinot nero le colline di Grinzane perché ero innamorato dei vini di Borgogna. Allora ordinai all' enologo Louis Oudart di stilare regole e diffondere un metodo per la produzione del vino pregiato. Fu allora che il Barolo divenne il Barolo». Conte, e la storia degli asparagi? Li ha introdotti lei in Italia? «In qualche modo sì, ho introdotto il metodo di coltivazione degli asparagi a Santena. Viaggiavo molto, allora, ero amico dell' agronomo inglese Henry Stephens che mi spiegò come con il solo letame fosse impossibile coltivare asparagi di qualità. Allora convinsi i miei fattori a mescolare il letame con un composto inorganico. Mai visti asparagi simili! Una buona asparagiaia, come dimostrai a mio cugino William De la Rive, durava anche 40 anni e poi si trasformava in terreno fertile per altre coltivazioni». Conte, e il tartufo? «Diciamo che l' ho valorizzato introducendolo a corte. Un mio cuoco sapeva fare una straordinaria fonduta. Ebbe un colpo di genio. Il tartufo, allora, era considerato il cibo dei carrettieri; lo spalmavano sulla micca di pane per insaporirla e trovarci un po' di gusto. Il mio cuoco cominciò a impreziosire la fonduta con il tartufo. Io adoravo grattarlo sulle uova, ha mai provato? Con un bicchiere di Barolo?». Intervista Immaginaria (arretrato del 20 dicembre).

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli