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Corriere Della Sera

Taittinger, ora lo champagne va in banca. Negoziati con Crédit Agricole per far tornare francese la griffe. L’indiana United Breweries rinuncia ... Hanno sopportato già troppo a lungo che la proprietà fosse passata a una società finanziaria americana, ma quando s’è profilato il rischio che a subentrare potesse essere un gruppo industriale indiano, mezza Francia è insorta per riportare in mani nazionali un’autentica icona: lo champagne Taittinger. A spuntarla sarà, quasi certamente, una cordata guidata dal Crédit Agricole, che porta con sé un drappello di esponenti della stessa famiglia Taittinger. La banca ha infatti annunciato ieri «trattative in fase ormai avanzata» per acquistare il celebre marchio, con i suoi preziosi vigneti, e tutte le altre attività che fanno capo alla Taittinger Compagnie Commerciale et Viticole Champenoise, cioè il Domaine Carneros e Bouvet Ladubay. E che siano in corso «trattative avanzate» lo ha confermato anche Starwood Capital, il fondo Usa che detiene il controllo. La decisione finale è attesa per il 5 giugno. A ostacolare i piani di Crédit Agricole potrebbe però essere il finanziere belga Albert Frère, patron dalla Compagnie Nationale à Portafeuille (Cnp) che secondo il quotidiano Les Echos sarebbe pronto a mettere nel piatto una nuova offerta da almeno 500 milioni di euro. Ad appoggiare la sua avventura, anche finanziariamente, c’è un gruppo di piccoli viticoltori francesi. Nel mondo agricolo transalpino, così come in certi salotti borghesi o aristocratici, l’ affaire Taittinger s’è ormai trasformato in una questione di orgoglio nazionale. In gioco non c’è solo un doppio simbolo, lo champagne tout court e una casa celebre come Taittinger, ma anche una famiglia blasonata. Del resto, l’intervento del Crédit Agricole mira proprio a questo: riportare la proprietà nelle mani della famiglia Taittinger, che aveva venduto a Starwood in una fase di contrasti fra gli eredi. Così, del resto, le banche si stanno muovendo anche in altri Paesi. Esempio: l’ingresso di Banca Intesa in aziende «italiane» cedute nei momenti difficili, come Esaote per dirne una.

A far scoppiare la battaglia per Taittinger è stata l’offerta da 600 milioni lanciata dal gruppo indiano United Breweries (Ub), guidato dal miliardario Vijai Mallia. Si tratta del maggior produttore di liquori dell’India (soprattutto birra e whisky), con interessi industriali che comprendono anche una compagnia aerea low cost . E, come altre aziende del subcontinente, anche Ub sta cercando di aprirsi una strada verso i mercati occidentali.

Quando però gli uomini di Mallia hanno presentato la proposta formale d’acquisto per Taittinger, si sono trovata di fronte una forte opposizione «popolare». Tanto che la stessa Starwood Capital ha dovuto alzare il muro, definendo inadeguata l’offerta del gruppo indiano e chiedendo che fosse aumentata di almeno il 15-20%. Conclusione: Ub si è chiamata fuori. «Abbiamo ritirato la nostra offerta - ha spiegato ieri il portavoce del gruppo, Sunita Budhiraja - dopo aver constatato che alcuni gruppi francesi interessati a rilevare Taittinger stavano ritoccando l’entità delle offerte che avevano presentato in origine».

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