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Corriere Della Sera

Betlemme, il vin santo bloccato ai check-point ... Per “motivi di sicurezza” i salesiani di Beit Jala non possono più spedirlo nel mondo ... Cisgiordania. Il Cremisan è prodotto dal monastero fin dal 1885, quando vi arrivò un confratello di Don Bosco... “Dove stanno i cartoni per l’Arcivescovo?”. Sempre là. Dietro il cortile, nel magazzino. Ah, eccoli: nemmeno i padri si ricordano più dove li hanno messi. L’indirizzo è pronto da più d’un mese: “H.E. Card. Cormac Murphy-O’Connor. Vaughan House. 46, Francis Street. London”.
Le solite cento bottiglie. Cremisan bianco e rosso, la riserva speciale Cerna e il morbido Spirti, più qualcosa per il dessert. A Westminster sono abituati ai ritardi, ai check-point, alle dogane, ma hanno aspettato il carico con fede e fino all’ultimo. Erano sicuri d’averlo, perché ci tengono: che Natale è, senza il vino di Betlemme? Affranti, i padri salesiani si sono scusati via mail: “Quest’ anno niente vino. Non riusciamo a mandarlo né a Westminster, né agli altri. Questo è l’elenco degli ordini: Germania, Romania, Manda, parrocchie italiane. È rimasto qui anche quello per Nazareth e Gerusalemme. Celebrare la messa col nostro Cremisan, era una tradizione. Niente da fare. Tutto bloccato”. Prendete e bevetene tutti. O quasi. L’ultimo muro della Terra Santa è una pila di cartoni bianchi e grigi, al Monastero di Cremisan, colline di Beit Jala. È il vino che i salesiani imbottigliano dal 1885 da quando venne in Palestina un confratello di San Giovanni Bosco e a servire quest’assolata vigna del Signore portò molti musulmani, qualche cristiano, gente di buona lena e di buona volontà, n vino non è roba da Vissani, ma è il vissuto che conta: comprare D Cremisan di Betlemme, opera pia ad alto tasso di gradazione.
Duecentomila litri l’anno, invecchiamento nel legno di quercia, acquisti ordine, s’accettano carte di credito.
Cinque settimane fa, quando i camion erano carichi per le spedizioni, destinazione Gerusalemme e porto di Haifa, dalla polizia di frontiera israeliana è arrivato lo stop: il vin santo non poteva attraversare i check-point. “Motivi di sicurezza”. Proteste sommesse dei padri: inutili. Proteste vibranti del sindaco di Betlemme: ancora più mutili. “Non c’è nessuna ragione di sicurezza-dice Majde Siriani, dell’Autorità palestinese -. Che pericolo rappresenta, il vino dei preti italiani? Dopo la raccolta delle olive, è l’ultimo esempio delle pressioni israeliane per soffocare la nostra economia. Da fastidio che il Cremisan finisca sugli altari delle chiese, nei ristoranti, ai consolati”. Il fastidio è anche altro. E’ dalle due intifade, quando i palestinesi passavano spesso per le proprietà salesiane, che Israele ha aumentato controlli e pressioni. Le polemiche degli anni caldi non sono dimenticate. L’anno scorso, la nuova frattura: il Muro, costruito proprio a ridosso della Casa Don Bosco; una lettera di fermo disappunto, “ci avete chiusi senza neanche consultarci”. Non è facile la vita dei cristiani, a Betlemme: 32mila abitanti, quasi uno su due è cristiano, ma prima erano di più e il 90% se n’è andato via. Per la crisi che ha svuotato i negozi di souvenir. Per l’impossibilità d’una vita normale, n boom dei pellegrini per Natale non cambia gli umori: gli hotel sono senza un posto libero da mesi, secondo tradizione evangelica, e ci sono i 12 mila posti di lavoro in più.
Ma per chi crede e ci vive, Betlemme non è un presepe. Gli insediamenti attanagliano la città, i coloni sono decuplicati. Un intero quartiere di cristiano-ortodossi, 120 famiglie, ha ricevuto un ordine di demolizione dalle autorità israeliane, “motivi di sicurezza” anche qui, perché la barriera gli è stata costruita proprio davanti. Il Muro ha mandato a picco molte vite cristiane, entrate nella memoria popolare: il benzinaio sulla via per Hebron che ha perso il 95 per cento dei clienti; i fratelli Halil che si sono trovati il ristorante sbarrato per tre lati, e uno ha ceduto la sua quota ed è partito per l’Honduras; la fabbrica della famiglia Bandak, che s’è trovata spezzata in due, gli uffici nei Territori e i depositi in Israele, e alla fine è fallita. L’esasperazione porta a paradossi: alle ultime elezioni, il 10 per cento dei cristiani ha votato per i duri islamici di Hamas. “E la notte di Natale - dice Musallah, uno dei due fratelli del ristorante -, se Abu Mazen verrà alla messa, qualcuno proverà a dirglielo: fate qualcosa, perché cui il sangue ribolle”. Come il vino.

La storia...
Il vigneto - Il vigneto Cremisan cresce alle pendici di una collina tra Gerusalemme (a 12 km) e Betlemme (a 5 km), nell’area di Beit Jala, tra i 600 e i 950 metri sul livello del mare.
Il Vangelo - Il vino del miracolo celebrato da Gesù alle Nozze di Cana verrebbe da queste uve.

Il monastero - Il monastero di Cremisan è stato costruito alla fine dell’Ottocento, sulle rovine di un monastero bizantino del VII secolo.

I salesiani - Da quando arrivò in Palestina un confratello di San Giovanni Bosco, nel 1885, i salesiani imbottigliano questo vino. La produzione dà sostentamento a 30 famiglie locali

Autore: Francesco Battistini

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