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Corriere Della Sera

Schiaffo cinese alla Coca Cola. “No all’acquisto di HuiYuan” ... Pechino blocca l’offerta sul numero uno dei succhi di frutta... La nuova legge antitrust cinese fa la sua prima vittima illustre: la Coca-Cola. Che ieri si è vista respingere senza appello la proposta di acquisizione di uno dei maggiori produttori di succhi di frutta, Uiyuan, un’operazione da 2,4 miliardi di dollari. Il comunicato del ministero del Commercio si è diffuso sull’”impatto sfavorevole sulla competizione” e sulla “riduzione dello spazio per per la sopravvivenza di altri produttori cinesi di succhi, medi e piccoli”, dunque cercando di fare aderire il verdetto ai contorni della legge sulla concorrenza, entrata in vigore soltanto il 1 agosto 2008. Tuttavia il significato insieme simbolico e politico (perché un passo simile non può essere stato compiuto senza il via libera dei vertici di Pechino) non è sfuggito né alla stessa Coca-Cola né all’intera comunità economico-finanziaria: arrivando dopo settimane di retorica contro il “buy American” da parte della leadership cinese, la decisione sembra affermare proprio un riflesso protezionistico. Se fosse stata portata a termine, quella della Coca-Cola sarebbe stata la più consistente acquisizione condotta da un’azienda straniera su un concorrente cinese. Il gruppo Uiyuan dichiara di controllare circa il 40% del mercato (in espansione) dei succhi di frutta, mentre l’azienda americana domina quello delle bevande gassate. L’operazione, proposta lo scorso 3 settembre, aveva trovato d’accordo il fondatore di Uiyuan, Zliu Xinli (detentore del 36% del gruppo) e degli altri principali azionisti. I vertici della Coca-Cola ammettono la “delusione” ma non demordono: investiremo 2 miliardi di dollari in tre anni. Lo scenario aperto da Pechino, va oltre aranciate e bibite. Qualche malumore in chiave nazionalistica era serpeggiato nelle settimane scorse, all’idea che un marchio popolare in Cina potesse cambiare mano. La decisione del ministero del Commercio minaccia tuttavia di scatenare una rincorsa di veti reciproci, in un momento in cui ad esempio i colossi minerari cinesi Chinalco e Minmetals sono impegnati a investire in modo massiccio rispettivamente nell’angio-australiana Rio Tinto e nell’australiana Oz Minerals. Senza contare l’impatto sulla partnership strategica con gli Usa, celebrata dallo scambio di visite nel giro di un mese dei due capi della diplomazia, Hillary Clinton e Yang Jiechi.

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