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Corriere Della Sera

Conto da 695 euro a pranzo “Truffa”. Chiuso il ristorante ... Roma Denuncia per il “Passetto”. Alemanno: non riapra... Assaggio di mare per antipasto, spaghetti all’astice a seguire, pesce bianco senza contorno e una coppetta di gelato ciascuno, più un’intonata bottiglia di Sauvignon. Totale per due: 579,00 euro. Servizio escluso però. Perché la mancia, calcolata dai ristoratori, compare alla voce “tip” della ricevuta e totalizza da sola 115 euro e 50 centesimi. Totale, 695 euro.
Un pranzo a “il Passetto”, locale ben posizionato tra l’itinerario barocco di piazza Navona e la via antiquaria dei Coronari, ha regalato a due giapponesi - giorni fa - l’umiliante sensazione di aver subito una truffa. Tanto che, invece del caffè, i due hanno preferito spingersi al vicino commissariato di Trevi Campo Marzio e presentare una denuncia, scontrino allegato. Conclusione, il proprietario del locale è denunciato per truffa. E, ieri, dopo che una successiva ispezione della Asl ha chiuso “il Passetto” per carenze igieniche, la notizia è esplosa come caso simbolo dell’accoglienza turistica nella Capitale. In anni assai meno famelici e improvvisati di quelli in cui Totò s’ingegnava di vendere monumenti romani agli americani, la vicenda “Passetto” ha urtato anche sensibilità politiche e istituzionali. “Per quanto mi riguarda quel ristorante non deve più aprire e per casi simili si deve revocare la licenza”, sottolineava il sindaco Gianni Alemanno. Mentre il suo vice con delega al Turismo, Mauro Cutiufo, con toni più bassi invitava: “Non confondere le poche mele marce con l’intera categoria”.

Nell’esposto Hiroito Narazato e il suo compagno ricostruiscono con puntualità servizio e addebiti dal noto ristorante: “Antipasto con tre ostriche e due scampi, quindi pasta all’astice, pesce bianco senza contorno e, per finire, due coppette di gelato da tre gusti ciascuna”. Di memorabile, insomma, ci sarebbero solo i quasi settecento euro versati per un pranzo. A fronte della richiesta di portar loro un menù i due - spiegano - si è presentato un cameriere che parlava l’inglese e che, invocando la loro fiducia, s’è offerto di servirli di tutto punto. Anche di fronte alle loro contestazioni, i camerieri hanno rifiutato di fornire il menù con i prezzi indicati. Replica Franco Fioravanti, il gestore: “Il menù non l’hanno chiesto, indicavano quello che desideravano dall’espositore. E comunque erano contenti e non la smettevano più d’inchinarsi”.

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