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Corriere Della Sera

“I ragazzi arrivano all’una”. Le lunghe notti dello sballo: vodka, pillole e “botellòn” ... Gli after-hour... Questa storia di ballare per ore col sostegno di sostanze di ogni tipo nasce alla fine degli anni 80, in Inghilterra e negli Stati Uniti, i famosi “rave party”, nessun limite di tempo, di alcool o droghe. Ma i “rave” in Italia sono sempre più ostacolati, da comunità locali e autorità. Così, tutto sì sposta nelle discoteche, ma anche qui, la polizia all’esterno e i buttafuori dentro - com’era a Ponsacco dalla mezzanotte di sabato a mezzogiorno di domenica - non sono sufficienti ad allontanare le tragedie. L’isola di Ibiza era celebre per le danze sulla spiaggia sotto il sole. Ma da tre anni ormai laggiù si apre alle 22 e si chiude alle 6: decisione del Conseil Insular per interrompere il flusso della vendita e assunzione di droghe. Palliativi. Non è il numero di ore che frena il fenomeno. A Barcellona ci sono discoteche che tirano avanti fino alle tre del pomeriggio, a Londra i gestori possono pagare per aprire più a lungo, a Berlino certi locali accolgono il sabato sera e mandano via tutti il lunedì mattina. Il problema è l’associazione della martellante musica house, techno con le droghe. E ogni fisico reagisce in modo diverso. L’ultimo capodanno, in un locale di Bologna le ambulanze del 118 sono intervenute per 28 volte, per giovanotti attorno ai venti. Il problema è il desiderio di annientamento prolungato. Le discoteche fanno serate house ogni tanto e sugli orari le differenze sono molte. A Roma alle 4 e mezza più o meno si dovrebbe chiudere, al Cocoricò di Riccione ogni tanto possono proseguire fino a mezzodì. In tutta Italia si dovrebbe smettere di servire alcoolici alle 2. “A Roma - dice Giancarlino, storico gestore del Goa - c’è questa moda di andare in discoteca tardissimo. Apriamo alle 22, ma prima dell’una non arriva nessuno. I ragazzi vanno nei locali del centro storico e vengono qui che già hanno bevuto e tirato cocaina o preso sostanze sintetiche”. Racconta Giancarlino che nel suo locale ci sono misure contro il consumo, come i “bagni custoditi”, o la vigilanza per ogni passaggio di mano. Non entra chi non abbia diciotto anni. Ma passaggi e consumi possono avvenire prima, appunto, o fuori: “C’è questa tecnica spagnola del “botellòn”. Con sette euro si compra una bottiglia di vodka, si aggiunge acqua tonica o Red Bull e si tiene tutto in macchina. Si esce e si entra...”. In Spagna ogni uscita e reingresso viene fatta pagare. L’alcool ben s’accoppia con la cocaina, diventata accessibile (30-40 euro al grammo). Poi c’è l’Mdma (metilenediossimetanfetamina) comunemente chiamata ecstasy e, molto in crescita, la Ketamina, un anestetico per cavalli che simula il distacco della testa dal corpo, si può sniffare con soli dieci euro al grammo. In molti casi si butta dentro un po’ tutto quanto ed è questo che genera “cocktail micidiali”. Così, in una specie di roulette russa, Aldo Valentini Pallotto è l’ultimo ragazzo che interrompe bruscamente la sua vita per aver scelto una serata di lunga alienazione dalla realtà. Ma nel giugno 1996 mori di ecstasy a Venturina (Livorno) Ferdinando Bardini, 19 anni, e nel 2000, a Cesenatico, Cristian Mesa, 20 anni, e nell’agosto 2004 Vanessa Tarquini a Misano Monte (Rimini), dopo una notte non stop. Aprile 2008, muore Kristel Marcarini, 19 anni, sciatrice, dopo aver preso una pasticca in discoteca, a Orio al Serio. E ci sono tante altre croci. In Emilia Romagna, dieci anni fa, due pulmini si fermavano davanti alle discoteche e i ragazzi potevano chiedere di analizzare le sostanze che stavano per assumere. Almeno per sapere. L’esperimento fu bocciato: “Istigazione al consumo”. La questione di fondo resta: perché passare notti e giorni così?

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