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Corriere Della Sera

Al maestro del Barolo la (prima) laurea del vino ... La storia di Bruno Giacosa, 83 anni, patriarca delle Langhe del vino, inizia dai profumi: “I primi che ho sentito sono stati quelli del latte materno di mia mamma e del vino di mio nonno”. Famiglia di ristoratori, la sua: a Neive “preparò il pranzo per Cavour quando venne a inaugurare la ferrovia”. Già da ragazzino Giacosa girovagava per scegliere le uve migliori, da comprare e vendere: erano gli anni degli imbottigliatori, non dei vignaioli. Nel 1960 scelse la strada del nonno: produrre Barolo «per farlo tornare ad essere importante come quando veniva servito nelle corti europee”. L’idea di fare solo vino di qualità è stata vincente. Giacosa è diventato la bandiera del rinascimento del vino italiano, le sue bottiglie, longeve e inconfondibili, sono vendute in tutto il mondo. Dopo più di mezzo secolo di vendemmie, questo artigiano dal “sapere tacito”, come direbbe il filosofo Michael Polanyi, questo “artista manager e promotore di se stesso”, secondo la laudatio del professor Nicola Perullo, è diventato dottore. È stata l’università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, la creatura di Carlo Petrini, a conferirgli la prima laurea ad honorem per un piccolo vignaiolo. La lectio magistralis di Giacosa è una semplice e straordinaria ricostruzione di un secolo di storia economica d’italia vista attraverso quel vino delle Langhe premiato nell’Ottocento, messo in ginocchio dalla crisi nel primo Novecento, risollevato nel Dopoguerra, passato dallo sfuso alle bottiglie di qualità da uve di singoli vigneti invecchiate in botti di legni pregiati francesi. Ed ora la nuova crisi, che non spaventa Giacosa. La lezione del patriarca “orgoglioso di aver contribuito a diffondere nel mondo l’immagine del Barolo e del Barbaresco” si è chiusa con invito all’ottimismo della ragione: “Ci saranno altre crisi e si potranno ridurre ancora i consumi divino, ma questi due nomi sono entrati nel cuore, e nella bocca, di tanti appassionati e ci garantiscono di poter guardare al futuro con un po’ di serenità”.


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