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Corriere Della Sera

Pirlo, il vignaiolo silenzioso che “batte” Messi ... Il calcio e il vino, da Rocco ai giocatori star... La Pulce Atomica e il Regista. Due grandi del calcio, Leo Messi e Andrea Pirlo. E anche due nomi del vino. Con stili molto diversi. Una sfida iniziata alla pari: 4 vini Leo, 4 vini Andrea. La notizia delle bottiglie dell’attaccante del Barcellona, arrivate lunedì in Italia dopo il debutto in Sudamenica e Spagna, ha fatto il giro del mondo. Sono invece avvolte dal silenzio le bottiglie del centrocampista della Juve: riposano da anni nella cantina di Fiero, in provincia di Brescia. Le nozze più note tra vino e pallone le celebrò Nereo Rocco. Epiche bevute di Terrano del Collio, tra battute urticanti in dialetto e interviste da 6 bottiglie sul tavolo a Gianni Brera, con il giornalista che rivendicava “il coraggio di amare il vino e di onorare Iddio di questa creazione meravigliosa”. Poi arrivò Niels Liedholm, produttore di Barbera e Grignolino nel Monferrato. Ora è il turno dei giocatori-star. A Rocco, che considerava l’uomo più importante del calciatore, sarebbe piaciuto il taciturno cantiniere Pirlo, quasi un catenacciaro del vino. Messi è diverso, il suo è un vino mediatico: sull’etichetta ci sono il suo nome, la maglietta e un pallone. La linea è stata lanciato con un video raffinato e lo slogan “Leo: esencia creadora”. Finanzierà i progetti di solidarietà ai bambini della sua Fondazione, presieduta da Jorge, il padre. I vini vengono dalla Casa Bianchi di Mendoza: sono il Leo Torrontés (“intenso e diretto” secondo il sommelier di Barcellona Faustino Mufioz), il Leo Malbec (“sensazioni piacevoli”), il Leo Malbec Premium (“aromi profondi”) e un Extra Brut (Chardonnay e Pinot nero). Le nazionali di Italia e Argentina non si incontrano dal 2001. Quel 28 febbraio finì con gli azzurri battuti 2 a i a Roma. Il Corriere titolò: “Lezioni di tango, l’Italia costretta a ballare”. E se il duello si ripetesse in cantina? Ora sarebbe l’Italia di Pino a vincere. Perché quella del vino del Regista è la storia di una famiglia che, sottovoce, è tornata alla terra, rivoluzionando una delle meno conosciute doc d’Italia, Capriano del Colle, a 10 chilometri da Brescia, sull’altopiano del Monte Netto. “Abbiamo iniziato nel 2007”, racconta Luigi, il padre del calciatore bresciano. “C’era una cascina vicina a dove sono nato, avevamo un po’ di terra, mio nonno produceva rosso”. Pirlo senior è un imprenditore siderurgico: lamiere, tubi e cromature. Da quando è tornato in campagna, è cambiato: “Uno stato dell’anima che non riesco a descrivere”. La cascina è medievale, fra due anni diventerà un agriturismo. Intanto il prato è rinato, dando il nome all’azienda, Pratum Coller.
“Riporterò la cascina alle origini”, sogna Pirlo. Dieci gli ettari di viti, 40 mila bottiglie l’anno. “Qui trovo le mie radici, questa cascina e la cantina devono restare a quelli che verranno dopo di noi”, ripete Pino quando arriva da Torino. E il padre lo guarda pensando al futuro: “Un giorno diminuirà l’entusiasmo per il calcio, Andrea si legherà ancora di più a questo paesaggio. Gli farà bene. La filosofia mia e di mio figlio? Puntiamo su un rapporto elementare con la terra”. Sono diventati vignaioli con un profilo basso, i Pirlo. “I vicini ci guardavano con sospetto 5 anni fa, perché abbiamo scelto la coltura biologica. Ora ci copiano, hanno capito in tanti che la biodiversità è un valore”. Il vino che più colpisce è il Nitor, primo grande bianco della zona, da uve Trebbiano. il rosato Eos è a base di Sangiovese, Barbera e Marzemino. Con lo stesso uvaggio e l’aggiunta di Merlot è nato il rosso Redeo. Arduo è il rosso di punta di Pino, Merlot, Sangiovese e Marzemino con poco Cabernet Sauvignon da viti di 30 anni. Vini decisi e schietti, alla Rocco. L’allenatore tornò nel 1977 al Milan, quel giorno il giornalista Giulio Nascimbeni scrisse: “Dopo aver usato il termine veneto “mona” in tutta la gamma dei suoi toni e significati, dall’affettuoso all’erotico, al bonario, all’aggressivo, all’ironico anche verso se stesso, Rocco abolì il calcese dei nuovi allenatori, parente stretto del politichese e sentenziò: parlare poco e lavorare”.

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