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Corriere Della Sera

I ragazzi del Brunello (all’ombra dei patriarchi) ... In gita con una coppa d’oro per il vino, un Goethe ormai anziano parla delle sue ossessioni e della
seconda parte del Faust a cui lavora ancora. Evitare l’ozio, pensa, lo salverà: “Se continuo a operare instancabile sino alla fine, la natura sarà obbligata a concedermi un’altra forma di esistenza” (“Conversazioni con Goethe”, Peter Eckermann, Einaudi). Un secolo dopo, lo spirito di Goethe sembra aleggiare su Montalcino. Messe da parte le contrapposizioni tra tradizionalisti e innovatori (hanno stravinto i primi, la formula del Brunello resterà immutata), ora sono l’uno di fronte all’altro due mondi di vignaioli. Uno è quello dei Patriarchi, carichi di meriti, guidati da Franco Biondi Santi, 91 anni, discendente della famiglia che inventò il Brunello e cambiò così la storia del vino d’Italia. L’altro è quello degli Juniores, la nuova generazione che sta portando energie e idee, uniche armi per evitare la colonizzazione, ovvero lo sbarco massiccio di grandi investitori stranieri. Quelli, ad esempio, che qualche giorno fa dal Brasile hanno acquistato l’antica tenuta di Argiano di Noemi Marone Cinzano. A Montalcino è la vigilia di “Benvenuto Brunello”. Nell’evento che inizierà venerdì sarà presentata l’annata 2008, classificata a 4 stelle, che ha raccolto pareri non unanimi. Il mercato continua a tirare: 9 milioni di bottiglie (2 in più rispetto a 5 anni fa), il 65% venduto all’estero, con gli Stati Uniti che in poco tempo hanno raddoppiato la quota di acquisti. Un giro d’affari di oltre 165 milioni di euro. Tra i 2.000 occupati, più di uno su 4 ha meno di 30 anni. “Quella del 2008 un’annata buona anche se non eccezionale come la precedente - è convinto Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello - . Il merito va anche ai giovani vignaioli che hanno voglia, forza, studi e pratica in cantina per raccogliere il testimone della vecchia guardia, correndo nel mondo a cercare gli amanti del nostro vino”. Uno di questi Juniores è Gianni Bernazzi, 32 anni, perito elettronico che ha seguito le orme del nonno, Assunto Pieri, uno dei fondatori del Consorzio. E il: proprietario dei 2,5 ettari di Bellaria che si trova in una delle zone più alte di Montalcino, 550 metri. “Facciamo solo 10 mila bottiglie ma sono felice così - racconta - . Soprattutto perché vedo la soddisfazione di mio nonno, contento che per le sue vigne ci sia un futuro. La tradizione? Sì, cercando di seguire il gusto nuovo. Usiamo piccole botti di rovere in cui il Sangiovese riposa per 30 mesi”. Per diventare uno Juniores del Brunello, Riccardo Campinoti, 38 anni, senese, ha chiuso il ristorante che aveva aperto con la moglie ad Atlanta e ha acquistato nel 2002 un podere semi abbandonato a Castelnuovo dell’Abate. “11 primo anno fu un disastro, vendemmo il vino sfuso - ricorda - poi la fortuna non ci ha abbandonato”. Guida Le Ragnaie, 9 ettari di vigna, coltivazione biologica. “Oltre al Brunello (3 i cm) produciamo Rosso e Chianti:
80 mila bottiglie. Botti grandi e lunga macerazione, come impone la storia. Finalmente qui si è capito che il successo di uno è il successo di tutti, c’è una generazione di produttori giovani che si ritrova e si confronta”. Viene invece dalle Dolomiti Fabian Schwarz, 29 anni. Conduce La Magia, poco distante dall’Abbazia di Sant’Antimo. “Mio padre,.ex pilota di rally, si innamorò di questo posto e ci trasferimmo tutti qui”, spiega. “Ho studiato a San Michele all’Adige e ho iniziato come enologo, ora mi occupo di tutto. Certo, non sono più gli anni d’oro in cui bastava star seduti ad aspettare i compratori, la parte più difficile è quella commerciale, ma da un anno il vento è di nuovo positivo. Gli ettari sono rimasti quelli del momento dell’acquisto, quindici. Sessantamila le bottiglie. Se il mio Brunello è ortodosso o innovativo? Non credo alla distinzione, scelgo il Brunello buono e basta, anche se uso botti piccole e quindi potrei essere catalogato tra i modernisti”.
Il più giovane tra gli juniores è Tommaso Cortonesi, originario di Montalcino di 28 anni, da poco il capo di La Mannella. “Mio nonno qui faceva vino solo per parenti e amici, mio padre nel 1990 fondò l’azienda - racconta - ora tocca a me. Ho capito fin da bambino che tutto quello che volevo fare nella vita era rimanere tra queste vigne. Ho studiato Enologia a Pisa, mi aiuta mio fratello, 22 anni, aspirante medico. Abbiamo 8 ettari di vigneto, ricaviamo 25 mila bottiglie”. I riconoscimenti mancano: gli americani Wine Enthusiast l’hanno inserito la scorsa annata nei top 100 mondiali, al posto numero 13. “La mia stella polare? Resta Biondi Santi, assieme a Talenti, altra cantina storica, perché vogliamo rimanere legati alla tradizione”. Un richiamo da Juniores ai Patriarchi e allo spirito di Goethe.

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