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Corriere Della Sera

Dai manager a chi cura i sui: qui si assume ... Commerciali per l’estero i più richiesti “è l’ora di investire sulle risorse umane L’età? Se si è bravi anche a 45 anni” ... L’export richiede nuovi ruoli e le aziende enologiche non conoscono la crisi: occupazione a +3,6% nel 2012 ... Trolley sempre pronto. Orario degli aeroporti sempre in tasca. Centralino taxi memorizzato per schizzare a prendere l’ultimo volo della sera. E pazienza se capita di passare un Natale solitario a Shanghai. Odi difendersi dalle proteste della fidanzata perché: “Scusa cara, stasera alla cena del nostro primo anniversario.. non ci sono. Parto fra due ore per Toronto”. Che poi si parli perfettamente inglese, non è neanche il caso di specificarlo: Ovvio. E il perfetto identikit dell’export manager (cioè dello specialista vendite all’estero) del vino. È lui la figura ricercata dalle aziende vitivinicole italiane. In Italia le imprese produttrici sono 383.645. E mai come adesso sembrano pronte ad assumere.
Oltre ai commerciali per l’export (richiesti dal 44% di aziende), servirebbero anche cantinieri, agronomi e in generale tecnici viticoli (desiderati dal 34% di aziende), ma anche social media manager: cioè gli esperti di vendite online e di social media oggi indispensabili come facebook e twitter (17%). E c’è posto anche per gli amministrativi (14%) e nel settore dell’accoglienza dei visitatori (9%). Prospettiva troppo ottimista? No. Lo dicono e Io confermano 27 tra le più importanti realtà enologiche d’Italia, interpellate - in collaborazione con WineNews - da Vinitaly.
Alla faccia della recessione (la disoccupazione è all’11,6% secondo l’Istat), l’occupazione nel settore del vino è lievitata del 3,6% rispetto al 2011. “Una volta si investiva sui vigneti, oggi sulle risorse umane”, conferma Renzo Cotarella, direttore generale di Marchesi Antinori, dinastia di vinattieri di Firenze dall’anno di grazia 1385. Secondo l’indagine di Vinitaly, il 70% delle aziende ha assunto personale nel 2012. Nel 52% di cantine non ci sono stati licenziamenti. E nel 48% l’occupazione è addirittura cresciuta del 12%. Del resto la spiegazione è semplice. L’Italia con la Francia è ai vertici della produzione mondiale con 40,6 milioni di ettolitri. Ed è il primo paese esportatore con 22 milioni di ettolitri. Allora, elementare, no? Tutto questo vino va venduto. Serve qualcuno che lo faccia. Meglio poi se scova nuovi mercati: Cina, India, Brasile, Russia...
Sempre Cotarella: “Una volta vendevamo all’estero il 20% delle bottiglie. Oggi l’80%. Ecco perché l’obiettivo di tutti è l’export. Noi abbiamo appena assunto due persone: giovani, come vuole la nostra filosofia”. Facile trovarli? “Per niente - sospira Ettore Nicoletto Ad dei vini Santa Margherita, di Portogruaro, presidente Gaetano Marzotto -. Pochi hanno flessibilità e la disponibilità a viaggiare. Senza contare le lingue: credono di sapere l’inglese e poi si perdono. Certo, quando trovi l’elemento giusto, lo assumi a tempo indeterminato. Noi abbiamo assunto una ventina di persone in vari settori e con vari contratti nel 2012”. L’età? “Se uno è bravo, va bene anche a 45 anni”. Secondo Nicoletto lo stato potrebbe fare di più: “Ci sono nuovi contributi Ue. Chiediamo al ministero dell’Agricoltura di utiizzarli a favore dell’incoming, cioè dell’accoglienza in Italia di operatori esteri per far conoscere il nostro vino”. E poi chi altro serve? “Una volta si produceva per pochi amici - dice Pia Donata Berlucchi, ad della Fratelli Berlucchi in Franciacorta - oggi ci sono mille impegni: parlare con l’enologo, telefonare a Hong Kong, controllare le etichette, curare internet, accogliere i visitatori. Chiaro che servono più figure”. E si fa strada anche la guida enoturistica. “Le imprese accolgono spesso turisti e visitatori. Ma un imprenditore non può stare dietro a tutto - dice Alessio Planeta dell’azienda omonima siciliana -. Il neoassunto ideale è quello che non guarda l’orologio o il cellulare come fanno talvolta gli stagionali durante la vendemmia”. Consigli? “Lavorare - dice Angelo Lavarmi della Corte San Benedetto (Verona) - ma soprattutto amare il vino perché con una bottiglia vendi soprattutto un territorio, una storia e molte emozioni”.

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