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Corriere Della Sera

Wine Spectator: i 103 migliori d’Italia. “I più promettenti? Da Alto Adige, Campania e Sicilia” ... “Sono coreana e americana, sono una newyorchese nevrotica, ossessionata dal bisogno di controllare tutto. Quest’anno sono stata otto volte in Cina per capire il mercato potenziale del vino italiano”. Stevie Kim è la managing director di Vinitaly International, l’anima di OperaWine, l’evento che aprirà Vinitaly 2013. Una degustazione a numero chiuso, per 500 persone, con i vini di 103 aziende selezionate dalla redazione della rivista americana Wine Spectator (alle 17 di sabato al Palazzo della Gran Guardia). L’elenco delle cantine è simile a quello dell’anno scorso, con 7 nuovi ingressi. Sono Cecchi, Cesari, Il Poggione, Le Macchiole, Marchesi di Barolo, Terre degli Svevi e Villa Sandi (prendono il posto di Bertani, Fattoria Le Pupille, Gancia, Cantina Zaccagnini, Carpené Malvolti, Cavit, Tenute Sella & Mosca). Nella serie di nomi, da Abbazia di Novacella a Zenato, c’è l’Italia del vino che punta all’estero, anche per compensare il cronico calo dei consumi di vino degli italiani. “L’obiettivo di OperaWine – spiega Thomas Matthews, executive editor di Wine Spectator - è mostrare la qualità e la diversità dei vini italiani. Presentiamo produttori provenienti da tutto il Paese, leader nelle loro regioni. Sono stati scelti per qualità, innovazione, significato storico e gradimento del consumatore. Vinitaly ci ha dato completa indipendenza. Wine Spectator ha recensito circa 3.000 vini italiani nel 2012, in degustazioni alla cieca. Abbiamo discusso a lungo sui nomi delle cantine e alla fine ci sono stati aggiustamenti rispetto al 2012, perché la realtà del vino è in continuo cambiamento”. La novità di quest’anno sono le “guide” per la degustazione. Saranno tre, l’inglese Robert Joseph (anche produttore di vino), il cinese Terry Xu, consulente del più grande sito di e-commerce di vino del suo Paese (“avrà il compito di tradurre il gusto italiano ai palati orientali”) e il sommelier campione Luca Gardini (“uno che le degustazioni le anima”, lo definisce Kim). Le aziende, informa Stevie Kim, che fino a qualche anno fa si occupava di finanza (voleva lanciare un fondo di investimento su vino, prima del crac di Lehman Brothers nel 2008), “pagano una mini-quota, mille euro, per partecipare all’iniziativa”. Cosa possono ottenere da un evento-spettacolo come questo? “L’appuntamento è una americanata nel senso buono del termine - sostiene Kim -. Abbiamo voluto dare una svolta glamour e sexy a Vinitaly per far capire soprattutto agli appassionati e ai clienti esteri con un colpo d’occhio quale sia l’eccellenza del vino italiano. Con l’obiettivo di far vendere di più”. La premessa è che gli italiani sono geniali, ma non fanno squadra. “Molto creativi, nella moda e nella cucina, ma anche molto individualisti”, li definisce la manager del Vinitaly. “Per questo è nata l’idea: mettere tutti i principali produttori uno di fianco all’altro. Noi siamo gli organizzatori, a Wine Spectator abbiamo affidato la regia della selezione delle cantine”.
Tra i 500 degustatori, sabato arriveranno dalla Cina personaggi interessanti per i vignaioli e gli imprenditori del vino. “Ci sarà ad esempio - informa Kim - un importatore che in un anno ha acquistato 25 mila bottiglie di Sassicaia. Poi il responsabile del primo sito di e-commerce cinese, che vende fino a 80 mila bottiglie al giorno, un suo collega che si occupa di una sorta di eBay cinese e l’importatore che vende più Dom Pérignon di tutta l’Asia”. Dal gruppone di OperaWine si possono scorgere le nuove zone del vino che emergeranno nell’export? “Il futuro del vino italiano - prevede Thomas Matthews - è luminoso. Regioni affermate come la Toscana e il Piemonte stanno ancora migliorando, regioni una volta sconosciute, come Sardegna, Puglia e Liguria, stanno dimostrando che le loro uve storiche possono essere la base per nuove emozionanti vini. I progressi più rapidi? Punterei su Sicilia, Campania e Alto Adige”.

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