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Corriere Della Sera

Emidio, un vignaiolo a New York ... Dall’uva pigiata con i piedi a Wall Street. Emidio Pepe, 82 anni, è la Sfinge del Montepulciano. Neppure le figlie che lavorano con lui conoscono il segreto che lo ha trasformato da piccolo agricoltore abruzzese diplomato per corrispondenza a icona per gli enofili del mondo. Arrivato alla cinquantesima vendemmia, la serenità del traguardo raggiunto gli ha smussato il carattere ma non ha infranto il dignitoso silenzio che lo accompagna. Parla pochissimo, da qualche anno solo in abruzzese, “tanto capiscono tutti”. Elegante con i suoi tweed e il berretto all’inglese, austero anche quando sorride. Per capirlo, secondo il guru del vino naturale Sandro Sangiorgi, serve un verso della “Sinfonia del silenzio” di Paul Verlaine: “Sotto il senso banale di frasi ricercate / il mio amore cercava i vostri pensieri / e quando parlavate, io, volutamente distratto, / Prestavo orecchio al vostro segreto”. New York ha festeggiato il mezzo secolo da vignaiolo di Emidio in Borsa, dove il suo Montepulciano è stato battuto all’asta per beneficienza (la prima volta per un vino italiano, una bottiglia è stata venduta a 4.100 dollari). Nei ristoranti, da Del Posto a Felidia, sono state allestite degustazioni delle annate storiche. Il Montepulciano di Pepe compare nelle liste dei vini degli 8 ristoranti a 3 stelle di Manhattan.
La vita della Sfinge è raccontata da Sangiorgi in un libro presentato anch’esso a New York. Il titolo, “Manteniamoci giovani”, richiama il saluto che Pepe rivolge ai clienti che visitano la cantina. Scritto con due della “ciurma” di Porthos, Alice Colantonio e Matteo Gallello, racconta attraverso la carriera di un uomo e il macondiano ritmo di addii e arrivi di famigliari, un pezzo di storia italiana. Vista dalla parte degli uomini che negli Anni 60 si sono spaccati la schiena per realizzare un sogno.
La casata ha origine dal trisavolo Luigi, ciclopico, uno che “andava a macinare il grano e portava più lui che l’asino”. Emidio ha ereditato la forza: a 10 anni è già al lavoro con vacche e aratro. A 13 innesta le viti, a 16 diventa fattore. Quando inizia a fare il vino lo prendono per matto. Perché vuole dimostrare che il Montepulciano non è il vinello da bere giovane, come allora pensavano tutti. È un grande vino da invecchiare e va venduto a prezzi molto più alti di quelli consueti.
La Regione non lo invita ai tour promozionali, lui carica le bottiglie nella sua Giulia Super e parte: 4.000 chilometri a cercar clienti in Europa. Chiama Aurora la sua cantina. Vigne vecchie e bio. Tecnica essenziale per il vino. “Da qui viene fuori il velluto”, dice guardando le viti di famiglia “a tendone”. Il vino è lontano mille miglia da quello standardizzato: è vivo, scalpita, ha talvolta depositi, odori inusuali. Qualcuno storce il naso? Emidio corre e spiega che quel Montepulciano che non conosce botti nella sua vita lunghissima. Nell’Italia che apprezza soprattutto i grandi rossi di Piemonte e Toscana, fatica a imporsi. Alla fine ci riesce: “Me lo sentivo che sarebbe stato così”, ripete. È un autodidatta, non ha maestri, si è formato con un manuale sul vino e tanto pratica. Mario Soldati lo racconta nel suo “Vino al vino” nel 1976. C’è un capitolo del libro di Sangiorgi che sembra uscito da un documentario del regista. Contiene le foto in bianco e nero dei Pepe: la felicità di un giorno al mare, la bici sullo sterrato coperto dalla neve, le bottiglie di Montepulciano a forma di alambicco, alla prima fiera, sorvegliata da un pacioso maresciallo.
Ora, con la moglie Rosa, la Sfinge ha lasciato spazio alle figlie Sofia e Daniela, alla nipote Chiara e ai loro primi passi nella biodinamica. In cantina Emidio dirige ancora tutto: dalla pigiatura con i piedi del Trebbiano alla diraspatura manuale del Montepulciano. Il rosso è “cupo nel colore, ricco, serio e promettente al naso, incisivo e mobile in bocca, dalla lunghezza pregnante e capace di respirare nella persistenza” (Sangiorgi). Il bianco “mostra una fibra tenacissima e si comporta come fosse padrone del proprio silenzio”.
Al termine del libro vengono descritte con linguaggio assieme tecnico, evocativo e letterario, i vini dal 1964. Ecco il Montepulciano 2001: “La sua ricchezza è al servizio di un disegno che sfida l’eternità, come il Brasile dei campionati di calcio del 1958 o del 1970”. Basta ascoltare questi vini con pazienza, facendoli aerare, “prestando orecchio al loro segreto”, come nei versi di Verlaine.

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