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Corriere Della Sera

Vino, i bicchieri più leggeri del mondo … Georg Riedel arriva al ristorante con una valigetta nera, dove custodisce i suoi bicchieri di cristallo. È il più grande produttore di calici di alta qualità per il vino. Per questo il vezzo della valigetta gli è permesso ovunque. All’interno ci sono i bicchieri da vino più sottili e leggeri del mondo. È un viaggiatore che non si ferma mai, uno dei quelli che, per dirla con Charles Baudelaire, “partono per partire, cuori leggeri”.
Ha 65 anni, un padre (Claus Josef) che ha fatto fortuna capendo per primo, nel 1958, che per grandi bottiglie servono grandi bicchieri (a prezzi accessibili). Occhi azzurri che hanno visto ogni angolo della terra. Un insieme di gesti raffinati e modi scanzonati. “Por-tate da bere e da mangiare”, chiede scherzando al cameriere che spiega i piatti. È l’uomo della decima generazione di vetrai Riedel.
Da bambino Georg Riedel, come migliaia di altri austriaci, trascorreva le estati sotto gli ombrelloni delle spiagge venete. Parla un italiano senza inciampi. E ride. Ride gustando un piatto di pasta (“quando sono in Italia mangio solo pasta”), ride impedendo al sommelier di cambiare bicchiere al cambio di bottiglia (“Ho già assaggiato la tua lavastoviglie, grazie”), ride raccontando il sogno di conquistare l’Africa con i calici di cristallo, dopo aver già piantato bandierine nei migliori ristoranti ed enoteche di Europa e Stati Uniti.
Accanto a lui, in un locale all’ultimo piano di un palazzo a due passi da San Babila, tra impiegati e manager che si affrettano vocianti sul risotto alla milanese, c’è Angelo Gaja, Signore del Barbaresco e miglior comunicatore del nostro vino. Il primo in Italia ad aver creduto 30 anni fa nei bicchieri Riedel, al punto di distribuirli e venderli. L’invitato d’onore al tavolo è la serie di Veritas, l’ultima nata tra i cristalli Riedel. Spno dieci, più sottili, più leggeri (il 25% in meno di peso). Costano meno di 25 euro l’uno.
Il calice si flette se lo stringi, suona se lo pizzichi sul bordo con due dita, lo stelo si muove. Ma sono abbastanza robusti da affrontare il lavaggio meccanico. Più alti del 15 per cento di quelli della serie Vinum degli anni Ottanta. Fatti in serie con la tecnica del piombo soffiato, 25 mila al giorno in uno dei quattro stabilimenti. “Le nuove forme sono state studiate per aumentare le emozioni dei vini - dice soddisfatto Georg - ogni calice si adatta al Dna della uve Cabernet, Chardonnay, Riesling, Viogner e poi Syrah e Pinot Noir distinti per Vecchio e del Nuovo Mondo”.
Un gruppo da un tavolo vicino, con vestiti-uniforme di gessato antracite, riconosce Gaja e assiste perplesso al rito dei bicchieri che escono dalla valigetta da diplomatico. Il vignaiolo spiega:
“Ci sono forme di bicchieri che tolgono profumi e sapori del vino, altre che li valorizzano. Il vino nel bicchiere si apre, cambia, si evolve. Georg l’ha capito e mette amore nella ricerca perché ogni vino dia il meglio di se stesso. E poi viaggia senza sosta da 41 anni per il pianeta a spiegarlo”. “Non sto dicendo che ogni amante del vino debba avere una intera serie di bicchieri da degustazioni - spiega - la vita è già piena di complicazioni. Vi basta un bicchiere, quello per il vino che vi dà più piacere”. La crisi non lo tocca: “Seguo l’onda del fiume vinoso, vado ovunque dove si beve”, dice tornando a ridere. “Dall’Angola al Sud Africa. C’è ancora una parte della terra a esplorare”. E non c’è solo l’onda del vino da seguire: ha ideato i bicchieri per assaporare il caffè Nespresso. Un altro bicchiere è per la Coca Cola. Lo usa per stupire chi frequenta le sue degustazioni (l’ultima si è tenuta a Milano il mese scorso). Uno show, o come la chiama lui “una gita dei sensi”, in cui riesce a convincere che anche l’acqua cambia sapore se cambia il bicchiere. Ogni anno vengono coinvolte così dai Riedel 75 mila persone (“il pubblico di uno stadio di serie A”). “Tutto è diventato più facile - racconta Georg - nel 1989, dopo una degustazione con Robert Mondavi ai magazzini Harrods di Londra. Mondavi giurò di non aver mai provato niente di simile bevendo il suo vino con i miei bicchieri. Ne parlò con il critico Robert Parker e da quel momento ho trovato una strada aperta non solo negli Stati Uniti. Penso che un consumatore che dedica tanta attenzione a vitigni e zone di produzione possa dedicarsi a cercare la forma del bicchiere per apprezzare di più quello che beve”. Quando si sceglie un bicchiere da vino le regole classiche sono la forma (meglio a tulipano, l’assenza di colori e disegni nel cristallo o nel vetro, la leggerezza.
“L’obiettivo - riassume Gaja - è far esprimere al meglio il vino, soprattutto quello delle bottiglie della fascia alta, dai 50 euro in su. Un buon bicchiere aiuta a capire meglio il vino”. La figlia Rossana, che ha esordito come portavoce aziendale in un grande evento come il decennale dell’Istituto Grandi Marchi (mercoledì scorso a Milano), racconta le novità “verdi” di casa Gaja: “300 cipressi piantati a Barbaresco e dintorni per proteggere passeri e alveari tra i vigneti: così tuteliamo la biodiversità”.
Riedel sorride, è pronto con la valigetta per un altro show degustativo e un altro viaggio “con il cuore leggero”.

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