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Corriere Della Sera

“Fare il vino mi ha reso libera” ... La vignaiola Mariella Camerani e il “suo” Amarone: mi sento una donna del Rinascimento. Cercavo il rapporto con la natura... “Avevo bisogno di essere libera”. Marinella Camerani e una delle poche donne che producono Amarone della Valpolicella. La sua azienda è Corte Sant’Adda, a Mezzane di Sotto, in provincia di Verona. Parla di se stessa come di una “artigiana, una donna del Rinascimento” che si occupa della trasformazione dell’uva in vino. Anche Roger Scruton, filosofo di Oxford e autore del saggio “Bevo dunque sono”, chiama questa attività “alto artigianato”, “il cui risultato è, in una certa misura, un tributo non solo all’abilità del coltivatore e del vinificatore ma all’intero processo etologico che ci ha trasformati da cacciatori e raccoglitori in agricoltori”. Nella Valpolicella ci sono 7.435 ettari vitati: secondo Assoenologi, valgono 4 miliardi di euro. Si producono 6o milioni di bottiglie, 8 su io sono inviate all’estero, con un incasso di 550 milioni di euro. Un mondo ricco e soprattutto, sostiene Marinella, maschile. Ci sono donne note come Marilisa Allegrini e Nadia Zenato, altre emergenti come Camilla Rossi Chauvenet di Massimago, altre ancora che hanno scelto il biologico come Cecilia Trucchi di Villa Bellini e Maddalena (con Emilio e Graziella) Pasqua della Musella. “Ma non facciamo gruppo - spiega Marinella - nella Valpolicella, come nel resto d’Italia, abbiamo la capacità di dividerci sulle sciocchezze”. Al prossimo appuntamento pubblico, Anteprima Amarone (sabato 31 gennaio e domenica i febbraio; nel Palazzo della Gran Guardia di Verona, biglietto d’ingresso 30 euro) 64 cantine presenteranno l’annata 2011. Non ci saranno quelle riunite nelle Famiglie dell’Amarone d’arte, undici nomi storici, tra cui proprio Allegrini e Zenato. In questi giorni Marinella Camerani sta imbottigliando l’annata 2011 e lavorando di pigiatura con l’annata 2014. “Siamo l’unica cantina biodinamica certificata (Demeter) nella Valpolicella - dice orgogliosa. Oltre all’Amarone, produciamo Ripasso, Recioto, Valpolicella e Soave”. La storia vino- sa di Marinella inizia nel 1983, quando lascia da parte il diploma di ragioniera e si occupa della proprietà del padre. Comincia dalla terra, magra e calcarea. “Cercavo la libertà nel rapporto con la natura. All’inizio vagavo nel buio, poi ho pensato al Rinascimento, ho pensato a quei valori, al tenere assieme il lavoro manuale e il pensiero: mi sono sentita una donna di quell’epoca. Ho subito deciso che non potevo non produrre Amarone - racconta - ma volevo farlo raccontando la terra su cui mi trovo e soprattutto allontanandomi dalle mode. Ho scelto botti grandi e l’appassimento naturale delle uve, senza forzature meccaniche, solo l’aria della Valpolicella”. Il primo Amarone Corte Sant’Alda è del 1986. All’inizio le bottiglie erano 70 mila. Ora ne vengono prodotte 120 mila. “Ma non voglio aumentare, rischierei di passare meno tempo tra le vigne”, sostiene. Lavora assieme al marito e alla figlia. “Ci aiutano tre ragazzi”. Intorno alla casa padronale ci sono i suoi 40 ettari, la metà con le viti, gli altri a bosco. “Siamo una vera azienda agricola, con quattro mucche, i maiali e le galline”. L’Amarone 2011, pronto al debutto, viene definito da Marinella “molto elegante e lungo, non colpisce subito come quello del 2010, ma è facile da bere”. Fino a quando? “La settimana scorsa a Londra ho stappato un nostro 1990, era perfetto”.

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