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Corriere Della Sera

Gli 82 migliori rossi italiani per Wine Spectator ... Tra le cantine recensite, la maggioranza è formata da quelle scelte per i loro vini rossi: ben 82 su 103 (in ordine alfabetico nel grafico). La Toscana, con 29 produttori, quasi doppia il Piemonte, che si attesta a quota 16. Il Barolo prevale con 13 etichette, mentre sono 9 quelle del Brunello e 5 quelle di Amarone (come del Chianti classico). Spuntano grandi rossi da ogni regione: lo Sforzato di Valtellina in Lombardia, il Teroldego trentino, il Conero marchigiano, l’umbro Sagrantino di Montefalco, il Montepulciano d’Abruzzo, il Taurasi irpino, il Primitivo di Manduria dalla Puglia e l’Aglianico del Vulture dalla Basilicata, il Gaglioppo calabrese e il Nerello Mascalese dell’Etna assieme al Cannonau sardo. “L’Italia - spiega Marvin R. Shanken, direttore ed editore di Wine Spectator - esporta più vino negli Stati Uniti che negli altri Paesi. La nostra rivista, leader a livello mondiale, è profondamente interessata al vino italiano. E ci auguriamo che OperaWine aumenti attenzione sui migliori produttori selezionati e in generale sul vino italiano”. Come avete scelto i produttori per questa edizione?
“Neppure un elenco di 1.000 produttori - risponde Thomas Matthews, executive editor - racconterebbe con precisione la diversità dei vini italiani. Il nostro obiettivo è quello di selezionare i migliori con i criteri della qualità del vino, dell’importanza storica, della leadership e dell’innovazione. Possiamo contare sulle nostre recensioni di migliaia di vini italiani ogni anno, con degustazioni alla cieca dei critici più esperti”.
Chi ha visitato le cantine d’Italia?
“Oltre alle degustazioni alla cieca a New York - risponde Bruce Sanderson, il senior editor che ha l’incarico di seguire i vini toscani e piemontesi - io e il collega Alison Napjus visitiamo le varie regioni d’Italia almeno due volte l’anno, incontrando nuovi produttori”.
Quali sono, secondo voi, le zone più interessanti?
Thomas Matthews: “Ogni anno cambiamo la lista per mostrare cosa c’è di nuovo: quest’anno, ci sono 20 nuovi ingressi. Questi vignaioli danno una nuova luce alla selezione, sia grazie ai produttori del Nord (Anselmet, Elena Walch e Foradori, ad esempio) sia grazie a quelli del Sud (come Benanti, Masseria Li Veli e Passopisciaro)”.
Bruce Sanderson: “Siamo interessati a produttori di alta qualità nelle regioni più note. E anche a chi sta facendo ottimi vini in denominazioni meno note, come Gattinara o Valtellina, e ai pionieri delle nuove aree, come l’Etna. Queste le zone da tenere d’occhio”.
Qual è lo stato dell’arte del vino italiano?
Thomas Matthews: “Assistiamo con piacere ad una continua evoluzione. In più direzioni: verso il futuro, con nuove cantine che utilizzano la tecnologia per migliorare la vinificazione. Ma anche verso il passato, recuperando i metodi tradizionali e i vitigni autoctoni che definiscono l’identità italiana. Tutte le strade sono aperte, perché l’Italia ha capito che il progresso può arrivare da luoghi inaspettati”.
Bruce Sanderson: “Negli Stati Uniti, un grande mercato per il vino, i giovani appassionati di vino cercano novità: le uve insolite e gli autoctoni che raccontano, attraverso la qualità, l’Italia”.

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