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Corriere Della Sera

Vendemmia 2015, un fiume di vino ... Una cascata di vino sull’Italia. Fino a 47 milioni di ettolitri. Tutti concordi: in un Italia con il Pil che si muove sulla fascia dello zero virgola, il dato della produzione di uva e quindi di bottiglie è in deciso rialzo. E la qualità della vendemmia 2015? Non mancano mirabolanti annunci.

Ma Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, è cauto:

“Impossibile fare ipotesi che valgano per tutte le zone e le singole microzone, dalla Valtellina all’Etna, troppo diversi gli effetti del clima. E poi la raccolta delle uve si protrae fino a novembre. Per alcuni vini sarà un’annata eccezionale, per altri media. Nessun problema per i bianchi, per i rossi si vedrà”.
La linea da seguire è quella dell’antropologo Marc Augé: “Bisogna rivolgerci al futuro senza proiettarvi le nostre illusioni, dar vita a ipotesi per testarne la validità” (“Futuro”, Bollati Boringhieri).

Se sulla qualità restano incognite, sulla quantità anche Domenico Zonin, presidente dell’Unione italiana vini, è ottimista:

“Dai dati reali di campagna analizzati finora e dalle stime anche di Ismea e ministero dell’Agricoltura, anchhe se siamo solo al 30% circa della raccolta, emerge una tendenza ad un aumento significativo della produzione rispetto al 2014. Con un grado qualitativo di grande interesse”.
Secondo gli enologi la Puglia registrerà un +25% di vino (ma in alcune zone le ultime piogge potrebbero aver lasciato il segno). Unica in controtendenza la Toscana, con un calo del 5%. La stima è di un aumento della produzione del 10%, a fronte della media quinquennale (2010/2014) di 44,1 milioni di ettolitri e di quella decennale (2005/2014) di 45,5 milioni di ettolitri. La scorsa annata, a causa delle piogge, era stata magra: 42,1 milioni. Quest’anno l’incremento è stato favorito dall’inverno piovoso seguito da una primavera mite e da una calda estate.

Salvo Toscana, Lombardia e Sardegna, l’intera Italia del vino appare in crescita.

Il Veneto dovrebbe rimanere la regione più produttiva, con 9,1 milioni di ettolitri.

Sardegna, Puglia e Sicilia, sono partite per prime, il 3 agosto, raccogliendo uve per le basi spumante (Chardonnay, Pinot, Sauvignon). In Lombardia (Oltrepò Pavese e Franciacorta) il via è stato dato tra il 10 ed il 15. Si andrà avanti fino ai primi di novembre con gli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e degliautoctoni sull’Etna. Circa metà di questi vini andrà all’estero: in questo battiamo i francesi: 20,5 milioni di ettolitri esportati nel 2014 contro i 14,4 milioni dei rivali (loro ci battono sugli incassi, il nostro export enoico vale 5,1 miliardi, il loro 7,7). Gli italiani (ma anche i francesi) bevono sempre meno vino: quest’anno ci si assesterà, secondo Assoenologi, sui 36 litri annui pro capite: erano 45 solo 8 anni fa. “Nei primi cinque mesi del 2015 rispetto al 2014 - informa Zonin, che oggi alle 11 presenterà a Ca’ del Bosco, a Erbusco, nuovi dati sulla vendemmia -, l’export è cresciuto del 4,6% in volume e del 7,6% in valore”. Per una volta, su quantità ed export, si può essere ottimisti anche senza il rischio di proiettare illusioni, come ammonisce Augé.

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