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Corriere Della Sera

Il giovane principe del Brunello ... Giovanni Neri è un nativo digitale, come i ragazzi della sua età trova naturale raccontarsi su Facebook. Con poche frasi e tante immagini: la foto dell’iPhone del padre finito in una botte a macerarsi sulle bucce per cinque giorni, il ritratto da bambino con il fratello più piccolo Gianlorenzo, la panoramica sul compleanno in cui il numero delle super bottiglie supera quello degli anni (27 a 24). Ma Giovanni non appartiene alla generazione degli “Sdraiati”, come l’ha definita Michele Serra nel suo penultimo libro (edito da Feltrinelli). Non vive in un mondo dove “tutto rimane acceso, niente spento, tutto aperto, niente chiuso, tutto iniziato, niente concluso”. Non resta a letto fino alle 14 durante la vendemmia del Nebbiolo nelle Langhe, come accade al protagonista e al cugino nel libro, in una mutazione che vede “i vecchi che lavorano mentre i giovani dormono”. La giovinezza del maggiore fra i due fratelli e la sorella Neri è fatta di lavoro in vigna e migliaia di chilometri l’anno in aereo per raccontare i vini di Montalcino. È uno che preferisce lo spettacolo della natura allo schermo di un computer. Restando timidamente in secondo piano, come accadrà domani, quando riceverà la visita di Robert Parker, potente fondatore di Wine Advocate, il critico del vino che ha il potere in America di far librare in volo una cantina. Per questo intreccio di impegno e timidezza è stato premiato lunedì scorso a Milano: Giovanni è il giovane dell’anno della guida “Vignaioli e vini d’Italia”, scritta con Luca Gardini, acquistabile in edicola e nei principali siti di ebook. È uno dei 200 vignaioli e produttori di cui la guida racconta vita e passioni, descrivendo anche il vino che rappresenta l’azienda. Sudato per l’emozione, Giovanni ha ritirato il premio nella sala Buzzati del Corriere della Sera, con l’intera famiglia schierata in prima fila. È stato uno studente fragile, Giovanni. Mentre il padre Giacomo gli faceva perlustrare i 63 ettari di Casanova di Neri, la loro azienda, il figlio iniziava senza slancio il percorso universitario alla Cattolica di Piacenza, facoltà di Viticoltura ed Enologia. “C’erano materie che non c’entravano con i miei interessi - racconta -. Costruzioni, Estimo rurale, avevo 20 anni e mi sembrava di star perdendo tempo”. Sul comodino c’erano saggi storici e libri d’impegno, come “Resistenza e resa” del teologo anti nazista Dietrich Bonhoeffer. Non libri da “Sdraiati”. “Ho deciso di lasciar perdere l’università e di lavorare con mio padre - continua Giovanni -. Ho iniziato seguendo gli imbottigliamenti, poi la potatura verde delle vigne. Solo in seguito sono passato agli assaggi. Ed è questo ciò che mi interessa di più, la parte finale della storia di un vino”.

Tra i vini di Casanova di Neri, il Brunello Tenuta Nuova 2010 è stato premiato quest’anno con il massimo punteggio, 100, da Parker, evento raro per una bottiglia italiana. Per Giovanni non ci sono segreti per successi del genere:
“Bisogna raccogliere le uve di Sangiovese nel momento esatto della maturazione, lo si capisce con l’esperienza, quella di mio padre che mi salva dagli errori. Poi, con le uve in cantina, si tratta solo di fare attenzione”. A breve, Giovanni andrà a vivere da solo, altro segno in controtendenza sui coetanei con la “sindrome dallo sguardo chino”, incollato su un display. “Sì, da solo, senza donne, prima devo imparare così. Anche se non mi allontanerò molto, resterò a Montalcino, a due chilometri dalla casa dei miei genitori”. Rimpiange la vita universitaria e le estati di vacanza? “Un po’, questa estate ho staccato solo due giorni. Ma poi arrivano grandi risultati come quelli del Brunello 2010, e vedo tutto positivo”.
Il suo vino di famiglia preferito è il Brunello Cerretalto, “completamente diverso dagli altri, viene da una vigna con grappoli piccoli e spargoli, con profumi e concentrazione unici. Ha una identità unica. È uno di quei vini su cui si fonda la mia scelta di vita: fare vini che piacciono prima di tutto a me e poi a tutti”. Il giovane Neri ha due punti di riferimento extra familiari nel mondo dei vignaioli italiani: Diego Molinari e Angelo Gaja. “Il fondatore di Cerbaiona a Montalcino (l’ettaro e mezzo di Brunello venduto pochi giorni fa a più di 6 milioni di euro, ndr) mi ha fatto capire con i suoi vini che anche in una piccolissima cantina si possono fare cose magnifiche. Gaja? Straordinario, già 40 anni fa aveva capito dove sarebbe approdato il mondo del vino italiano”. Giovanni porta il nome del nonno, il primo Neri a occuparsi di Brunello, acquistando la vigna di Cerretalto, in un anfiteatro naturale sul torrente Asso. Come vede il futuro di Montalcino fra vent’anni? “Vinceremo se invece di bearsi dei successi riusciremo a continuare a fare grandi Brunello che siano anche facili da bere”, dice Giovanni, il “non Sdraiato” di Montalcino.

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