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Corriere Della Sera

La Barbera di Giacomo che beffò un cardinale ... Una risata si espande tra i 300 banchetti di Golosaria a Milano. Per un attimo ha la meglio sul frastuono di bicchieri, piatti, voci. Sembra la risata di Giacomo Bologna, il vignaiolo di genio che trasformò la Barbera, togliendole la patina plebea. Rideva forte, Giacomo. Erano inni di gioia: un bicchiere, gli amici veri intorno, una chitarra, un sax, una felicità semplice.

La sua voce, spenta nella notte di Natale di 15 anni fa, è tornata in quell’attimo di silenzio alla Fiera di Milano. Sul palco, una signora bionda, Raffaella, la figlia del “Re del mosto”. “Mi piace godermi la vita, si vede dalle mie forme”. E ride come il padre. L’intera fiera sembra ridere con lei, un omaggio a Giacomo e alla sua creatura, la cantina Braida, a Rocchetta Tanaro, tra Langhe e Monferrato. Raffaella racconta la storia della famiglia e dei vini che cura e esporta con il fratello Beppe. Il più famoso è il Bricco dell’Uccellone, Barbera d’Asti in purezza, arrivato come un tornado nelle enoteche 30 anni fa. Fino agli anni Sessanta la Barbera si vendeva soprattutto sfusa. Bologna, nel 1961, litigò con un ristoratore milanese che non voleva pagare qualche lira in più al litro, negando la bontà dell’annata. Si impuntò e imbottigliò quel vino. Nell’etichetta scritta a mano vergò un messaggio al ristoratore e al mondo: “Il vino trasforma la sua anima in chi lo onora bevendo”. “Così è la nata la Monella – racconta Raffaella – una Barbera ribelle, vivace, golosa. Mio padre amava il jazz e pensava che ci fosse musica nel vino. Stappava e accostava l’orecchio al bicchiere. Pensavo, è pazzo. Aveva ragione, ogni bottiglia contiene suoni diversi”. Era imprevedibile e incontenibile, Giacomo. Quando l’Italia del vino fu messa in ginocchio dallo scandalo del metanolo, comprò una pagina sulla Stampa (lo ha ricordato Paolo Massobrio, con Marco Gatti l’ideatore di Golosaria), ma non per farsi pubblicità. Fece solo scrivere, come uno slogan su un muro: “W la Barbera”. “Papà era ironico e non si inchinava ai potenti”, ricorda Raffaella. E rivela il piccolo segreto di uno dei vini imperdibili della storia alcolica d’Italia. Il Bricco dell’Uccellone finì su una tavola del Vaticano, portato da un cardinale piemontese. Era il 1985, il cardinale chiama Giacomo al telefono: “Il Bricco è eccellente, ma l’etichetta mi imbarazza. Non puoi cambiare il nome?”. “Mi farò presto perdonare”, rispose Giacomo. “L’etichetta – spiega Raffaella - non contiene allusioni, l’Uccellone era il soprannome di una donna che viveva nella collina delle vigne. Aveva un naso che sembrava il becco di un uccello, vestiva sempre di nero. La trovata per rispondere al cardinale fu la nascita di un altro vino, da un altro vigneto: lo chiamò il Bricco della Bigotta. E lo spedì al Vaticano”. Anche Braida è un soprannome. Chiamavano così Giuseppe, il nonno di Raffaella e Beppe, dicevano somigliasse a un asso del pallone elastico, grande sport minore narrato nelle poesie di Giacomo Leopardi e Gioacchino Belli. Rocchetta Tanaro era (ed è) una strofa del medico-cantautore Paolo Frola, presenza fissa a Braida: “Il mio paese non è una sorpresa, son dieci vigne, sei case e una chiesa”. Quando Giacomo ereditò la vigna, confermò che “i piemontesi sono pazzi, brasiliani con la nebbia dentro”, secondo la definizione del suo amico Bruno Lauzi, che firmò poi l’ode all’ultimo nato di casa Braida, il Montebruna (“In cima al monte il vecchio contadino, dà un calcio alla conchiglia che ha trovato, ed è eccitato come un ragazzino: domani questo mare sarà vino”).

Era un gigante generoso, capace di maratone festose che duravano giorni e giorni, con in tasca un tartufo e il cavatappi sempre pronto (“Giacomo Bologna, tappi non parole”, quasi un epitaffio vergato dal critico Cesare Pillon). Fu il primo a usare le barriques per la Barbera e la trasformò in un rosso che ha conquistato il mondo. “Giacomo? Unico, una divinità eccezionale – lo raccontò così Luigi Veronelli nel film “Il Re del mosto” – fu il primo in Italia a convincere gli enologi che produrre molto era un errore indecente, a svantaggio dei contadini e a vantaggio degli industriali”. Cosa resta di questo uomo da leggenda?
“Eredità difficile – dice Raffaella – ma con mio fratello abbiamo trovato il nostro stile, i meravigliosi anni 80 sono svaniti, il clima è cambiato, dobbiamo sostenere la terra senza la chimica. Siamo conservatori dinamici”. E ridi forte, come Giacomo.

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