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Corriere Della Sera

Avevano appena finito di chiedere tutele sull’ipotesi di liberalizzazione dei marchi (che nelle intenzioni della Ue dovrebbe consentire a tutti di usare nomi oggi riservati all’Italia come Verdicchio e Chianti, anche se il vino è prodotto in California) e si ritrovano con un altro grosso
guaio: i piccoli produttori di vino potrebbero vedersi togliere le agevolazioni doganali che oggi garantiscono burocrazia semplificata e minori oneri fiscali. La Ue si è detta disponibile a rinviare la discussione sulla liberalizzazione delle etichette, ma ha rilanciato sul tema delle agevolazioni doganali che, secondo Coldiretti, riguardano in Italia 45 mila piccoli produttori (con meno di mille ettolitri l’anno). E che in Toscana potrebbero abbattersi come
un’ascia su un mercato
che nel 2015
ha segnato
livelli record:
il giro d’affari
complessivo
del nostro
vino è di un miliardo e mezzo, il 50% circa di tutto l’agroalimentare della Toscana. E la parte del leone la fa proprio l’export con quasi un miliardo di euro, più 22% nel 2015 rispetto al 2014. “Questa ipotesi va nella direzione esattamente contraria a quella che servirebbe - commenta il presidente del Consorzio del Chianti, Giovanni Busi - Va ampliata la semplificazione doganale anche alle aziende più grandi, non toglierla a quelle piccole”. Busi spiega che “alle aziende grandi servono anche 20 minuti per fare una bolla doganale online, ma ogni due o tre mesi cambiano i codici e le regole, quindi le imprese sono costrette a rivolgersi ad esperti per la compilazione dei documenti: cosa succede se anche un’azienda piccola viene sottoposta a questi adempimenti? E una follia”. Il Consorzio del Chianti conta circa quattrocento aziende grandi su un totale di 3.600 associate: i “piccoli” sono la stragrande maggioranza.

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