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Corriere Della Sera

La sorpresa del Lambrusco II vino che vuole alzare l’asticella ... Christian Bellei: “Evoluzione c elle sue potenzialità immense”. La bottiglia? Rivestita di rosso... agro, vestito di blu, sorriso da ex timido che ha imparato ad aprirsi, Christian Bellei è il maestro zen del Lambrusco, uno che aiuta a capire la grandezza (di un vitigno) nascosta dietro un coacervo di preconcetti. La visione comune del Lambrusco è: una cascata popolare di bollicine rosse, profumi di viole, ciliegie e fragole, allegria a tavola. Scardinando cliché, nella sua Cantina della Volta, Christian ha creato il Lambrusco bianco. Lo ha plasmato con il Metodo classico, quello che si riserva ai vini più complessi, come lo Champagne. Ma il rosso e il bianco non sono diversi come il giorno e la notte? Oppure è solo la percezione a cambiare? La risposta arriva dal libro letto la notte prima della degustazione, “Le cose come sono” di Hervé Clerc (Adelphi), una guida al buddhismo: “Due amici, gustata insieme la stessa bottiglia di Chateau Margaux, allo stesso tavolo, gli occhi negli occhi, d’accordo su tutto, la robustezza, il colore, l’aroma, il tannino, l’indomani ne parleranno come se si trattasse di due vini diversi”. Il Lambrusco è uno, diversi sono i sentieri per scoprirlo. Christian Bellei ha scelto un percorso di svelamento ed elevazione. Ha vinificato in bianco le uve di Lambrusco di Sorbara, grazie alla pressa con cui dialoga (“è il mio cavallo di Troia per il mondo del vino, ha superato terremoti e inondazioni”). Ha fatto affinare il liquido via via sempre più tiepidamente giallo con riflessi verdi, per 34 mesi sui lieviti. Poi ha scelto un’etichetta e una capsula che richiamano l’aspetto bifronte del nuovo vino, il bianco dal cuore rosso. Divertendosi, ha avvolto la bottiglia con una carta che resiste agli ultravioletti ed è di color vermiglio, così che solo all’ultimo, prima di stappare, si scopra l’identità effervescente del suo ultimo parto. Il primo nel suo genere. Nel giorno del debutto, il 5 aprile scorso, la cantina era tutta un fremito. Spariti i segni dell’alluvione, 19 gennaio 2014, quando il Secchia percorse io chilometri per infilarsi nel capannone di Bomporto, nel Modenese, sommergendo con quasi due metri d’acqua, macchinari e 34 mila bottiglie per 5 giorni (“i contadini lo ripetevano da anni, il Secchia va dragato”). Ora l’azienda funziona a pieno ritmo (“10mila bottiglie ma siamo organizzati per produrne 5 volte tanto, così si va più veloci”). Presto sarà inaugurata la nuova sede, 1.6o° metri quadrati, 20 metri d’altezza, porte a tenuta stagna anti alluvione brevettate in Olanda. Il Metodo classico total white più che un azzardo è un punto d’arrivo. Beppe Bellei, il padre di Christian, negli anni 7o viveva sia a Bomporto, sia a Epernay, nel cuore dello Champagne. Dai francesi ha importato stile e cultura spumantistica. Il figlio ha iniziato la sua strada nel 2010. “Il primo obiettivo è stato un Rosè Metodo classico, per alzare l’asticella del Lambrusco”, racconta Christian, che si definisce cantiniere più che vignaiolo. Bersaglio centrato: Giorgio Pinchiorri lo serve come aperitivo nella tristellata Enoteca di Firenze. “Poi abbiamo continuato con il Rimosso, il Lambrusco fermentato in bottiglia, e il Mattaglio, Blanc de noirs, da Pinot nero dei nostri vigneti di Riccò. Ora il Lambrusco in bianco, 19.900 bottiglie (annata 2012) che si troveranno in enoteca a 20 euro, una evoluzione della potenzialità immensa del Lambrusco di Sorbara”. Audacia e rigore tutti emiliani fanno percorrere a Christian, sei volte l’anno, i 1.029 chilometri da Bomporto a Epernay per far degustare a un gruppo di enologi esperti di Champagne i vini prima dell’imbottigliamento. Quando tutto è deciso e pronto, fa inquadrare una per una le bottiglie e proietta le immagini su un mega schermo, per evitare la più piccola imperfezione del vino. Il nuovo brut è sorprendente, fruttato, sapido, arriva diretto alla bocca e nella testa, in equilibrio su se stesso. Se chiudi gli occhi è l’Emilia rossa, ma davanti c’è un nuovo orizzonte di bollicine bianche. Perfette anche con il Ricordo di un panino alla mortadella, uno dei piatti che Massimo Bottura ha usato per il battesimo del Lambrusco bianco nel silenzio zen dell’Osteria Francescana.

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