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Corriere Della Sera

La signora (italiana) dello champagne ... Quando, 26 anni fa, ha bevuto il suo primo bicchiere di champagne, Mimma Posca (nella foto) è rimasta quasi indifferente. Poi ha scoperto il Pinot nero, uno dei vitigni usati dai francesi per il loro vino simbolo. Da allora la ragazza di origini calabresi, avvocato mancato, vive di champagne. Può far sua la frase della scrittrice inglese Rosamond Lehmann: “Quanto allo champagne, chi non sa che è il miglior tonico che esista? Non posso farne a meno”.
Mimma Posca è l’unica donna a guidare una delle filiali italiane di maison francesi. Dal 2013 è al timone di Vranken-Pommery Monopole Italia.
Il gruppo è il più grande produttore di vino in Europa, con 7.160 ettari di vigneti Doc, ed è secondo quanto a numero di bottiglie di champagne. Le etichette più importanti sono quelle con i colori di Pommery (domina il blu), maison fondata nel 1836 a cui ogni appassionato deve un brindisi di tributo: fu madame Louise Pommery, rimasta vedova a 38 anni, a creare il primo brut, cioè a trasformare il dolce vino ottocentesco in quello di oggi, “il più asciutto possibile e di prima qualità, queste erano le sue priorità”, come ricorda Michael Edwars nel suo I migliori vini della Champagne.
Ieri Posca ha festeggiato a Milano il compleanno numero 180 anni di Pommery. Al Four Season, “che fu il primo hotel di lusso in Italia a seguirci”. “Le etichette - spiega - hanno da ora un nuovo stile che richiama la nostra storia e punta ancora di più sul blu: Brut Royal, Brut Apanage, Royal Blue Sky, Grand Cru Royal Brut Vintage. E  abbiamo presentato (anche in versione Nature) l’ultima annata, la 2004, di Cuvée Louise, quella che sta al vertice della nostra piramide di qualità”. È il vino che all’ultimo Vinitaly di Verona ha conquistato, nella categoria spumante, il 5 Star Wines, il nuovo premio enologico.
Pommery Italia è stata aperta nel 2008, anno primo della drammatica era Lehman Brothers. Nella precedente era post edonista gli italiani erano arrivati a stappare una decina di milioni di bottiglie di champagne l’anno. Poi la discesa, fino alla lenta risalita che nel 2015 ha registrato l’importazione di 6,3 milioni di bottiglie, il 10% in più del 2014.
“Pommery - dice Posca - ha fatto un po’ meglio della media, +11,4%. In questi primi mesi del 2016 siamo a +20%, grazie anche alla centralità della nostra sede di Milano”.
L’amministratore delegato di Pommery Italia è nel mondo del vino (e delle bollicine) dal 1990: stage a Canelli (scoprendo il Moscato) dopo la laurea in giurisprudenza, poi il lavoro nelle cantine del Barolo, dell’Oltrepò Pavese (“Lì ho incontrato il Pinot nero”), dell’Amarone, del Prosecco, “facendo i conti con il malumore dei genitori che mi volevano in toga, non impegnata in un lavoro da maschio tra i vigneti”. Fino a Pommery, con lo champagne. Ed ora, “dopo 8 anni difficili, i segni di ripresa. Non vorrei essere tacciata di eccessivo ottimismo. Ma mi sembra tornata un po’ di sana fiducia nel mercato. Sembra finita la fase in cui veniva guardato male chi ordinava una bottiglia di champagne, un senso di colpa legato all’immagine del lusso. Lo champagne è di nuovo, per tutti, il vino da accostare ai momenti migliori”. Perché - Posca è sicura come Rosamond Lehmann - “è il miglior tonico che esista”.

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