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Corriere Della Sera

Il sommelier Arturaola e il film che ironizza sul vino Charlie Arturaola, nella top io dell’American Sommelier Association, si considera “un soldato del vino”. Nel film Il cammino del vino aveva perduto - pura finzione scenica - il suo bene più prezioso: il palato. Ora, in The Duel of Wine di Nicolas Carreras, fuori gara alla Mostra di Venezia, lo ritroviamo
ancora finzione - sul lastrico, escluso da ogni competizione. “Sono un tassista a Miami in cerca di riscatto. Un mio amico va in Italia per diventare sommelier senza sapere nulla, io lo aluto con l’auricolare, ma mi scoprono...”
Non ci sono attori, ciascun personaggio è se stesso, da Gianfranco Vissani al re italia no dei sommelier Luca Gardini, che in questa storia vuole mettere Arturaola fuori carreggiata. Ed è se stesso anche Chanlie - “ma devo stare attento”, ride, “al campionato internazionale una tedesca che aveva visto Il cammino del vino mi ha detto seria: tu sei quello che ha perso li palato! Pensava fosse la mia vera storia” - istrione di 55 anni che ha girato il mondo sulle navi da crociera.
Uruguaiano di nascita, vive tra Stati Uniti e Italia: “Il mestiere l’ho imparato nel vostro Paese”. Simpatia contagiosa. “Se fossi un vino sarei un Cabernet Sauvignon, opulento e robusto, con tanta energia dentro”. Lo chiamano il Robin Hood del vino: “L’80 per cento della gente che ne parla non lo conosce, ma ha i soldi. Io vorrei che questo film, così ironico, facesse evangelizzazione e si rivolgesse ai palati giovani, che hanno poco denaro ma tanta passione. Il mondo della degustazione è cambiato, dobbiamo essere meno snob. E democratizzare il vino, togliergli quell’aura sacrale che crea solo distanza con la gente normale. Oggi si parla più dell’etichetta che della sostanza. Tutti argomenti che ritroviamo al centro del film”. Anche gli chef lv, spesso sopra le righe e crudeli con gli aspiranti cuochi, “sono finti, mancano di ironia, sono supponenti:
non hanno mai un pensiero sul fatto che nel 2016 parte del mondo muore di fame”.
I film sui vino sono molti, dall’americano Sideways al recente Saint Amour con Depardieu - che ha criticato Sideways, definendolo “un film da pro loco” - “Invece questi film aiutano ad avvicinarsi al vino, specie in paesi come gli Usa dove c’è ancora bisogno di fare informazione e chi beve vino ne consuma circa 9 litri l’anno. Non aiutano, invece, i docuinentarì. E i troppi libri. Questo è un lavoro da fare sul campo”. E un lavoro difficile. “Quando ho detto all’Irish Film Festival che il vino è poesia e sogno, e ogni vitigno ha un’anima, mi hanno guardato male: avevano tutti una birra in mano”.

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