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Corriere Della Sera

Il Rinascimento delle bollicine inglesi ... “Gli spumanti inglesi che battono gli Champagne nelle degustazioni? Strano, più dei ciclisti inglesi che vincono il Tour de France”. Tim Atkin, tra i più noti master of wine di Sua Maestà, è tanto stupito quanto orgoglioso di quanto sta accadendo in Gran Bretagna. Londra è il cuore del mercato del vino europeo, anche perché i britannici, privi di tradizioni enologiche, importano bottiglie dal mondo intero. Ora si cambia: grazie al clima più caldo, nascono ogni anno nuove cantine, dal Kent al Sussex, e non solo: si vinifica nell’Hampshire, nell’Isola di Wight, in Cornovaglia, nell’Oxfordshire, nel Galles, in Scozia e persino nei dintorni di Londra. Il patriottismo della Brexit si traduce in ettolitri. E i vini sono così competitivi da superare, negli assaggi alla cieca (cioè con le etichette nascoste) quelli di molti altri Paesi, Italia e Francia compresi. Il “Times” ha dedicato a questa avventura vinosa addirittura un editoriale. Quasi un proclama: “è il Rinascimento del vino inglese”. Con un monito ai cugini francesi: “la nostra storia enologica è più antica della vostra, già nel censimento voluto nel 1086 da Guglielmo il Conquistatore qui c’erano 40 vigneti”. Nove secoli dopo i vignaioli sono più di 500. Più di 2.000 gli ettari vitati. La produzione è quasi raddoppiata in 5 anni, raggiungendo i 5 milioni di bottiglie. La previsione è di arrivare a 10 milioni nel 2020. Tre bottiglie su quattro sono di spumante. In metà dei vigneti sono stati piantati Chardonnay, Pinot Noir e Petit Meunier, le uve usate per lo Champagne. Nove i trofei vinti dalle bollicine britanniche nelle ultime 16 edizioni del Best International Sparkling Wine.
I costi minori del terreno fanno prevedere a Ian Kellet, dell’azienda Hambledon, che lo spumante inglese conquisterà metà del mercato dello Champagne. Troppo ottimista?
Come Kellet, ex direttore della banca d’investimenti Dresdner Kleinwort Benson, moltitra i neo produttori arrivano da altri settori. La critica del Financial Times, Jancis Robinson, cita Mark and Sarah Driver di Rathfinny Estate, lui ex manager di hedge fund,lei avvocato: a South Downs, tra Brighton and Eastbourne, hanno acquistato 240 ettari per produrre un milione di bottiglie di sparkling wine. Il clima fresco favorisce l’acidità,un buon requisito per questo tipo di vino.
I francesi, rimasti a lungo alla finestra, ora investono oltre il Canale della Manica. Come Taittinger, la maison di Champagne che l’anno scorso ha comprato 70 ettari nel Kent: nel maggio del prossimo anno debutterà lo sparkling post Brexit dei francesi.
Il Times ricorda che, fino a pochi anni fa, se si parlava di un prodotto britannico con “note floreali e acidità bilanciata, si pensava a un deodorante per ambienti più che a un vino”.
In pochi anni decine di cantine che hanno convinto anche i critici più scettici. Jancis Robinson cita Bride Valley, Camel Valley, Chapel Down, Coates & Seely, Court Garden, Digby, Furleigh, Gusbourne, Hambledon, Hart of Gold, Hattingley Valley, Hush Heath, Nyetimber, Ridgeview, Wiston (molti vendono via Internet).
Tim Aktin è rimasto colpito da Biddenden Ortega, la tenuta di Julian Barnes nel Kent, visitata a giugno. “Mi ha riempito d’orgoglio il suo vino - ha scritto -, e non m’importa paragonarlo ai francesi. Anzi spero che il Tour lo vincano loro, per cambiare”. Un mese dopo sul podio del Tour è salito il britannico Chris Froome.

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