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Corriere Della Sera

Brunello, 50 anni di storia in 22 bottiglie ... I destini incrociati del vino di Montalcino. Successi e rinascite, i bicchieri svelano la vita del paese... Per comprendere il Dna di Montalcino e del suo vino, il Brunello, bisogna stappare 22 bottiglie in 2 ore. Mezzo secolo di Sangiovese. A pochi metri dal crocifisso carnoso del Giambologna e dalla Madonna dallo sguardo altero di Simone Martini nell’ex convento agostiniano trasformato in museo, Montalcino si racconta. In scena ci sono i vini dal 1967 al 2006. Regia del Consorzio del Brunello, uno degli eventi per celebrare i suoi primi 50 anni di vita. Non solo una degustazione, è la storia di una comunità, tra cadute e risalite. Il paese è lo sfondo, il vino è la voce narrante, seguendo le tappe del Novecento. Il presidente del Consorzio Patrizio Cencioni apre sottovoce, come se volesse lasciar parlare soprattutto il Sangiovese puro di Montalcino, paragonato dal sommelier Luca Martini a “un bambino che diventa uomo maturo e rassicurante nonno sul sofà” per descrivere la tenuta negli anni. Si attraversano tre epoche, che corrispondono a tre vite del Brunello, specchio della vita del paese. Negli anni 60 il Brunello nasce ruvido e diventa fiero e delicato; negli anni 90 nasce concentrato e resta robusto; negli anni 2000 nasce già equilibrato e diventa vellutato. Anche il clima modella le diversità: le zone più fresche delle colline dove prima si scommetteva sulla maturità delle uve, ora sono favorite dalle temperature più alte. 1967-1988 Gli anni del Brunello che resiste. I successi e i premi dell’800 e del primo 900, quando il futurista Filippo Tommaso Marinetti lo definì “Benzina”, nel senso del carburante che muove il mondo, svaniscono davanti a due eventi devastanti come invasioni barbariche: la fine della mezzadria e la nascita dell’Autostrada del Sole che allontana i turisti da Montalcino. Come ricorda Stefano Cinelli Colombini nel suo libro sulla storia locale, Montalcino perde il 70% degli abitanti. I grandi come Biondi Santi, e non solo, fanno argine. Poi il rilancio, nel 1983 due Brunello entrano tra i 100 migliori al mondo per Wine Spectator. I bicchieri si riempiono. Il Conte Costanti del 1967 è ancora fresco, con un tocco di tabacco. Il Poggione della stessa annata è più caldo, privo di senilità. Grintoso il 1968 di Col d’Orcia di Marone Cinzano, balsamico e sapido quello della stessa annata di Silvio Nardi (Riserva). Opaco e custode di erbe selvatiche il 1971 di Canalicchio di Sopra, pirotecnica e ancora indomabile la Riserva di Argiano del 1977. Ha perso vibrazioni ma non gusto il 1980 di La Gerla. Porta profumi di frutta rossa il Canalicchio di Franco Pacenti del 1985, sopravvissuto all’anno delle gelate. Un classico Sangiovese, profumi di ciliegia e punta d’amaro finale il 1988 di Nello Baricci, scomparso pochi giorni prima di essere premiato assieme agli altri 24 coraggiosi e orgogliosi fondatori del Consorzio. 1990-2001 Il Brunello diventa mondiale, attrae investitori. Come gli americani di Villa Banfi che con Ezio Rivella danno una spinta decisiva a Montalcino, nel frattempo tornato il Comune più ricco del Senese. Il vino diventa pasciuto come i suoi cittadini. È ricco e scalpita per mettersi in mostra il 1990 Riserva di Marchesato degli Aleramici. Mentre il 1991 di Corte Pavone conserva una sorprendente acidità. Il 1993 Poggio all’Ora Castello Banfi, cioccolatoso, apre l’era dell’iper concentrazione, che si ritrova nel 1997 di Poggio Salvi, nel Pian delle Vigne di Antinori (in versione moderna) e nel Fattori. Mentre si smarcano il 1995 di Poggio Salvi e il 1999 di Val di Cava. Spessore e vaniglia tornano nel Castelgiocondo 2000 di Frescobaldi e nel 2001 di Fattoria Scopone.
2004-2006 Montalcino si immerge nell’età dell’oro. Due milioni di turisti e 5 mila abitanti, un record. C’è un’impresa ogni 7 paesani. La disoccupazione sfiora lo zero. Il Casanova di Neri 2006 diventa, per Wine Spectator, il miglior vino del mondo. Il Brunello torna a parlare la lingua locale, si libera degli influssi americani. Una strada che si scorge nel 2004 di La Casa di Caparzo, tra menta, freschezza, agrumi; e nel Saporoia di Baccinetti, stessa annata e succosità. Nel 2006 il Matè offre carnosità e il Val di Suga di Vigna Spuntali cremosità. Vini tornati ad esaltare il Dna di Montalcino, come nel 1967. Con lo stesso carattere dei cittadini descritti nel 1676 dall’emissario di Cosimo III: “Di ingegno acuto e dotati di fecondia naturale, assai civili, non molto docili, industriosi e attivi”.

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