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Corriere Della Sera

Un trattato di pace in Valpolicella. Così finirà la guerra dell’Amarone … Consorzio e Famiglie dialogano dopo lo scontro. Tedeschi: l’ora del buon senso... È l’ora del buon senso per l’Amarone”. Sabrina Tedeschi condensa in una frase l’ultimo capitolo della guerra della Valpolicella. La presidente delle Famiglie dell’Amarone d’arte sta discutendo la pace con il presidente del Consorzio locale, Andrea Sartori. Entrambi vogliono porre fine a una lite che divide i produttori del rosso veronese. Sono stati i giudici di Venezia a chiedere che termini il conflitto. La sentenza sembra ispirata dal famoso discorso dello scrittore George Saunders, uno dei cento uomini più influenti al mondo secondo “Time” ai laureati della Syracuse University: “C’è un equivoco, in ciascuno di noi, anzi, una malattia: l’egoismo. Ma esiste anche una cura. Viaggiate, diventate ricchi, famosi, innovate, dirigete, innamoratevi, guadagnate... ma nel frattempo, per quanto potete, abbondate in gentilezza”. La spaccatura è iniziata nel 2009. Da una parte le Famiglie (tredici nomi tra i più noti dell’Amarone: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato), dall’altra il Consorzio Vini Valpolicella. Lo scontro più duro sulla modifica del disciplinare di produzione dell’Amarone decisa dal Consorzio: è stata consentita la produzione del vino da uve appassite in aree di pianura prima escluse. Il Consorzio sostiene che le Famiglie non devono usare la parola Amarone, la cui tutela spetta all’ente, non all’associazione. I giudici hanno accolto questa tesi, che potrebbe ripercuotersi su altri sodalizi del vino in Italia: le Famiglie sono colpevoli di concorrenza sleale, perché hanno “suggestionato” il consumatore, facendo intendere che il loro era un Amarone migliore. Il Tribunale ha invitato alla pace: “E auspicabile una ricomposizione che porti ad allineare energie ed obiettivi verso una crescita condivisa”. Sabrina Tedeschi e Andrea Sartori (neo presidente, al posto di Christian Marchesini che aveva promosso la causa, e timoniere di un’azienda da sedici milioni di bottiglie con centoventi ettari) si sono quindi incontrati nei giorni scorsi. “Un passo necessario”, dice la vignaiola, che con il padre Lorenzo Tedeschi, la sorella Antonietta e il fratello Riccardo guida la cantina da mezzo milione di bottiglie, con quattro secoli di storia, quarantasei ettari in collina e una gamma di a quattro Amarone “potenti, eleganti, di grande personalità” (il Docg, detto il Gastronomico, il Capitel Monte Olmi, La Fabriseria e un nuovo cm che uscirà dalla Tenuta di Maternigo). “Negli ultimi anni si è parlato più dei problemi giudiziari dell’Amarone che del vino”. “Dobbiamo lavorare insieme sulla promozione dell’Amarone, abbiamo bisogno di avere tutti i produttori a bordo, spero che le Famiglie tornino nel Consorzio”, concorda Sartori, parlando con Robert Camuto di Wine Spectator. Ora che il dialogo è iniziato, si pensa a obiettivi comuni. Come la replica del modello Chianti Classico, che nel 2013 ha creato la Gran Selezione, una sorta di super Riserva. “Le trattative con il Consorzio - spiegano le Famiglie sembrano positive e promettenti. Il nostro impegno sarà sempre rivolto a far crescere l’immagine delle nostre aziende e, di riflesso, di tutto il territorio” . Quando il trattato di pace sarà firmato e inizierà l’era della gentilezza auspicata dai giudici (e da George Saunders) ci sarà bisogno di un brindisi con una bottiglia che metta d’accordo tutti. Sabrina Tedeschi è sicura: “L’Amarone della pace potrebbe essere quello di Quintarelli, il grande Bepi non avrebbe mai voluto vedere questa battaglia legale, amava troppo la sua terra”.

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