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Corriere Della Sera

L’asta internazionale che riscatta l’Abruzzo e il Montepulciano … In vendita i vini dei 50 anni di lavoro di Pepe “Così costruiremo una cantina anti sismica”... Si intitola “Il maestro di Montepulciano”, ma potrebbe chiamarsi “Il tesoro di Emidio” oppure “Oltre il terremoto”. O, semplicemente, “Il nonno, Chiara e il rosso”. Per la prima volta una collezione di due autoctoni italiani viene battuta all’asta in tre città in contemporanea, New York, Los Angeles e Londra, e in streaming mondiale. Sono i vini, dal 1967 al 2010 di Emidio Pepe, 85 anni, il primo a credere nelle longevità del Montepulciano d’Abruzzo, di cui incarna grandezza e sobrietà. L’asta è organizzata dagli specialisti di Zachys, l’appuntamento è dalle 9 alle 17 di domani (anche in rete, su auction.zachys.com). La consacrazione. Chiara De Iulis Pepe, 24 anni, è la nipote prediletta di Emidio, la sua ombra. Segue il nonno ovunque. L’ultimo viaggio a Las Vegas: “Pensavo che trovasse orribile la città, invece gli è piaciuta. Diceva che è tutto così autenticamente finto, come le gondole e il cielo artificiale al Venetian. Nei ristoranti, non solo a Las Vegas, lo trattano come una leggenda vivente. Proprietari e clienti si alzano per omaggiarlo quando arriva”. All’inizio “è stata una guerra”, racconta Emidio. Nessuno credeva che quel vino rosso servito sfuso nelle trattorie abruzzesi degli anni 60 potesse competere con i grandi rossi mondiali. “Ho puntato sul Montepulciano e su me stesso, sapevo che avrei potuto farcela. Ci sono riuscito”. L’asta è la consacrazione di una carriera. Emidio ha cominciato a lavorare a 14 anni in campagna con i genitori e i nonni. “A 30 anni - spiega - ho deciso di concentrarmi sull’unica cosa che sapevo veramente fare: il vino. Sono partito da zero, ho cercato il mercato giusto per produrre il Montepulciano e il Trebbiano migliori che la natura potesse darmi”. Ogni anno, una parte delle bottiglie è stata conservata nella cantina di Torano Nuovo. “Ha evitato di vendere l’intera produzione - rivela Chiara - anche nelle annate iconiche (come la 1979). Per questo adesso possiamo mettere all’asta tutto il suo lavoro di 50 anni”. Il progetto americano della famiglia Pepe è nato due anni e mezzo fa. “Abbiamo studiato i lotti e il valore di mercato - ricorda Chiara -, poi abbiamo preparato il catalogo. Contiene documenti inediti, come il resoconto della degustazione alla cieca a Chicago nel 1979 di grandi rossi dell’annata 1970 e 1971: il vino di nonno arrivò al primo posto, dietro c’erano colossi come i Barolo di Borgogno, Cappellano, Fratelli Oddero, Pio Cesare, il Nebbiolo di Giacomo Conterno, il Brunello di Biondi Santi”. L’asta non è solo un riconoscimento. Pepe, un uomo che parla più in dialetto abruzzese che in italiano ma che sa comunque farsi capire in tutto il mondo, vuole codificare il modo di lavorare artigianale, usando solo metodi naturali, a partire dalla pigiatura con i piedi. “Nonno - spiega Chiara - ha iniziato con un’attenzione empirica nei confronti del vino. Ora cerchiamo una spiegazione scientifica alle tecniche artigianali, studiando il terreno, le uve e il vino che invecchia. Inizieremo a registrare le condizioni climatiche, per confrontare le variazioni anno dopo anno e spiegare così le evoluzioni dei vini”. Contro il terremoto. L’altro scopo dell’asta è costruire una cantina antisismica. “L’ultimo terremoto ci ha colpiti ma non ci lamentiamo: la natura dona, la natura prende. Certo, ci siamo rimasti male, abbiamo perso 4.000 bottiglie di Trebbiano: erano stivate in verticale, i piani alti sono crollati”. Nonno e nipote ogni tanto stappano assieme qualche vecchia bottiglia. “Abbiamo bevuto da poco un Montepulciano del 1975, in perfetta forma. Poi abbiamo comprato all’asta della cantina di Luigi Veronelli, un Trebbiano 1976. All’inizio era sotto tono, poi i profumi sembravano esplodere. Nonno era sconvolto, neppure lui poteva immaginare che quella bottiglia, con la scritta “Vino da tavola, 10,6 gradi” nell’etichetta potesse essere la dimostrazione che le idee e le scommesse di mezzo secolo fa erano giuste”. All’asta la bottiglia più contesa potrebbe essere quella del Montepulciano 1967 con la scritta “Aurora” sull’etichetta, con una base da 400-600 dollari. Una magnum del 1979 parte da 1.000-1.500 dollari. Per 12 bottiglie del 1983, che vennero conservate 15 anni prima di essere messe in commercio, le offerte partiranno da 2.800 dollari. Mentre per 6 del 1985 (ne sono rimaste solo 350 in cantina) il prezzo iniziale è di 1.800 dollari. Il Trebbiano più quotato è quello del 1995: 6 bottiglie con rilanci a partire da 2-3.000 dollari. Vini che hanno ancora molto da raccontare. Perché la visione di Emidio Pepe, assicura Chiara, “è sempre la stessa, credere nel futuro del vino, trattarlo come una persona, dirgli: continua a vivere a lungo, perché io credo in te”.

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