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Corriere Fiorentino

Frescobaldi, i Guelfi del vino. “Etica, ma senza buonismi” … Parla Lamberto, presidente del gruppo “Le altre famiglie? Io gioisco dei successi altrui, mica come qui in Italia...”... Il sole rende le vigne tutto attorno d’oro. Al Quartino molti tavoli sono già occupati: Francesca Mori, anima della cantina, della cucina e della sala, fa sentire tutti a casa. E il marchese Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo vitivinicolo che affonda le sue radici nel 1300, è davvero a casa: “Sono nato qui sotto, ai Camperiti, dove ho abitato fino al 1975, conosco ogni zolla...”, spiega sorridendo. Al Quartino il marchese pranza spesso e la splendida vista per lui ha un significato speciale. “Nipozzano per me, per noi Frescobaldi è importantissima, è anche un vino conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, nei nuovi mercati, in Cina ad esempio. Al Quartino, che da due anni è trattoria, vendiamo non solo i nostri vini ma è possibile mangiare la nostra carne e tutti i prodotti a chilometri zero; dalle uova delle nostre galline al maiale che alleviamo in Mugello, alla tartare o hamburger di chianina che pascolano a Nipozzano, alle verdure di stagione o alle patate del Casentino. Tutto all’insegna di qualità e unicità”. La Coca Cola ovviamente non c’è - “Quando ce la chiedono, soprattutto i bambini, “rimediamo” con un ottimo succo di frutta biologico di mirtillo”, sorride Francesca - e sulla tovaglietta di carta c’è la geografia delle tenute e dei vini Frescobaldi. Il marchese Lamberto è appena tornato dalla Cina e da Hong Kong. “I cinesi stanno crescendo rapidamente anche nel vino, presto arriveranno, forti dei loro capitali e della loro tecnologia, ma intanto nei prossimi cinque anni contiamo di passare dal 1,5 per cento dell’export in Cina di oggi al 5 per cento. Sono arrivato a Peretola lunedì, il giorno della manifestazione di Confindustria, ma più tardi - spiega -. È stata una iniziativa sacrosanta. Non ne possiamo più di questo stop and go. O si parte o si deve avere il coraggio di chiudere, di mandare a mare posti di lavoro e dire che si deve partire da Pisa; magari facendo un treno - navetta veloce ogni 15 minuti. È una situazione incredibile. Siamo perfino tornati indietro rispetto ad anni fa quando c’era il desk per Pisa a Santa Maria Novella, come del resto oggi ad Hong Kong c’è il desk per l’aeroporto dentro la stazione”. “In Italia fare impresa non è semplice aggiunge - e servirebbe più coraggio nelle scelte, ignorando i professionisti del no. Il sindaco Dario Nardella ad esempio si è assunto la responsabilità di fare due tramvie insieme, con i disagi che ciò comporta, ma poi la città cambierà in meglio, basta pensare a cosa ha significato la tramvia per Scandicci. Servirebbero anche più poteri per il primo ministro: il referendum costituzionale è stata un’occasione persa”. In tavola arriva una bottiglia di “Nipozzano vecchie viti 2014”, assieme a gnudi di ricotta e bietola, un uovo al tegamino con tartufo, un cestino di pane e il Laudemio 2017, fresco di frantoio. “Qui diamo alle persone un’esperienza che valorizza il territorio, emozioni che li faranno tornare, con il passaparola che si somma ai social - dice il presidente del gruppo - La stessa cosa che facciamo a Nipozzano e nelle altre sei tenute toscane. Ci sono tanti giovani e stranieri che hanno voglia di capire, di vivere le nostre eccellenze. Noi non dobbiamo mai rimanere fermi: accanto alle radici occorrono creatività e innovazione”. Innovazione ha significato la jont venture con la famiglia statunitense dei Mondavi nel 1995 e la nascita del supertuscan Luce, la ristorazione a partire dal 1999 con il primo Ovine bar nell’aeroporto di Fiumicino, gli investimenti nella cantine e nell’accoglienza, lo sbarco nel 2000 nel Collio, la decisione di produrre lo spumante Leonia, il recente approdo nel Chianti Classico. “Il 19 settembre abbiamo firmato il contratto per l’acquisizione della splendida tenuta di San Donato in Perano, con vigne a Gaiole e Radda, anche se seguivamo l’azienda dal 2014 e da tempo guardavamo a quella denominazione. Il nostro sottolinea - non sarà un Chianti Classico Frescobaldi, ma un Frescobaldi Chianti Classico, cioè porteremo la nostra eccellenza alla denominazione. Come abbiamo fatto con Nipozzano ed il Chianti Rufina, denominazione che oggi è apprezzata e ricercata”. Frescobaldi non ha intenzione di comprare all’estero, al contrario di Antinori, né di andare in Borsa o aprirsi a soci - “Eppure c’è la coda, fondi compresi” - e sul rapporto con le altre grandi famiglie del vino, il marchese spiega: “Sarà perché ho vissuto negli Usa, ma io sono contento del successo degli altri, non come accade in Italia. Penso che avere un “vicino” come Antinori sia un bene, il confronto ti stimola, è positivo. Ho stima di Piero, di Albiera, come delle famiglie Ricasoli e Mazzei: ci può essere rispetto ed amicizia e competizione. Scherzando da Palazzo Frescobaldi in Santo Spirito dicevamo “che fanno quelli sull’altra riva d’Arno?” riferendoci agli Antinori che hanno il Palazzo in riva destra... E adesso è lo stesso, perché se noi abbiamo spostato gli uffici alle Sieci, in riva destra, loro lo hanno fatto al Bargino, in riva sinistra”. In tavola arriva un piatto con mini hamburger, patate fritte, coccoli, stracchino, prosciutto e verdura di stagione fritta e la conversazione si ferma d’obbligo. “La ristorazione è un mestiere difficile, ma dà grandi soddisfazioni - dice poi Frescobaldi -. In settimana apriremo il ristorante de’ Frescobaldi in piazza Signoria, lasciando dopo 15 anni la vicina via dei Magazzini, e a marzo il ristorante Ornellaia a Zurigo. Quella del vino e del cibo di qualità non è una moda, ma un cambiamento strutturale: la gente ha capito che si deve pagare di più, che non conta la quantità. In piazza Signoria, partendo dalla base della cucina toscana, offriremo piatti più raffinati”. I Frescobaldi da sempre sono famiglia guelfa, cosa significa oggi? “Etica e sviluppo non sono in contraddizione, anzi - risponde Lamberto - Si deve essere buoni cristiani non solo andando a messa ma anche ogni giorno, nella responsabilità verso l’azienda che è soprattutto un insieme di persone che vivono e credono in quello che fanno. Questa responsabilità è un dovere, che non significa buonismo, perché se una cosa non va occorre dirlo, né dare a tutti lo stesso, anzi la meritocrazia è fondamentale. E non coltivarla è uno dei grandi errori dell’Italia. Con noi lavorano molti giovani, bravi e preparati - conclude il marchese e questo ci aiuta ad essere fedeli alla storia ma immersi nei nostri tempi. Nulla, ad esempio, vale una degustazione in una nostra cantina o un piatto qui al Quartino: ma ciò non significa che i social non siano importanti”.

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