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Corriereconomia

Quando l’Europa riempie il frigo ... Alimentare. Dopo la battaglia per il controllo di Parmalat il mercato si interroga sulle potenzialità delle azioni da mangiare. Heineken, Carlsberg, Nestlé, Campari: ecco a chi potrebbe tornare la voglia di fusioni e acquisizioni... Il carrello della spesa si risveglia in Borsa. Settore tradizionalmente tranquillo quello alimentare è tornato nel mirino dei grandi investitori alla ricerca di opportunità di investimento caratterizzate da basse valutazioni, buona redditività e stabili flussi di cassa. In uno scenario incerto sul futuro andamento della congiuntura, e con la prospettiva di un forte aumento dell’inflazione, i prodotti alimentari, soprattutto i meno voluttuari, hanno caratteristiche di elasticità della domanda tali da difendere i margini industriali dei produttori che scaricano i rincari delle materie prime sui consumatori finali.

Ecco perché la lotta per il controllo di Parmalat non ha sorpreso nessuno. La scalata in corso sulla società emiliana, forte dei suoi quasi 2 miliardi di cassa ricavati dalle cause vinte per il crac della famiglia Tanzi, potrebbe dare addirittura il via a nuove operazioni nel settore che si metterebbe così sulla stessa lunghezza d’onda dei cugini del comparto delle bevande, alcoliche e soft, storicamente molto attivi nel campo delle operazioni di fusione e acquisizione. Parmalat a un anno ha messo a segno un rialzo del 19%, ma è tutta l’industria di settore ad essere effervescente.
Le società europee appartenenti all’indice Stoxx 600 inserite nel gruppo “alimentari e bevande” nei 12 mesi hanno messo a segno un rialzo medio vicino al 6% e in alcuni casi si assiste a rialzi a doppia cifra come nei casi di Carlsberg, +21%, Sab Miller + 10,6% e Campari, +11,2%.
Secondo Patrizio Pazzaglia responsabile investimenti di Bank Insinger de Beaufor, “il mercato sta premiando le società del compatto alimentare in considerazione della caratteristiche difensive e anticicliche che le caratterizzano. Stiamo parlando di ricavi in costante crescita anche se a ritmi ridotti, margini stabili anche in presenza di fiammate dell’inflazione e di conseguenza elevata generazione di cassa. Elemento che, in tempi di scarsa liquidità da parte del sistema bancario, rappresenta un fattore di grande interesse”.

La battaglia per il controllo di Parmalat potrebbe quindi rappresentare il primo passo per un’ulteriore ondata di operazioni straordinarie, come accaduto per il settore delle bevande. Pazzaglia ricorda come, “nel campo della birra e dei liquori il consolidamento è una costante. Negli ultimi 5 anni Diageo, Sab Miller, Pernod Ricard, Heineken, Carisberg, ma anche l’italiana Campari hanno acquisito marchi di liquori, e più recentemente di soft drink, per ampliare la propria offerta di prodotti in un momento in cui la crescente apertura dei Paesi emergenti crea nuove masse di consumatori dai gusti specifici”. Nel breve però non sembrerebbero attese nuove opérazioni tra le aziende della bottiglia. “Prima vanno digerite le acquisizioni fatte dai big con multipli e valori al picco del ciclo”, spiega Emanuele Oggioni gestore azionario europeo di SGCM (Gruppo Fondiaria Sai). Heineken, il colosso olandese della birra, è sempre stato tra più attivi nel processo di consolidamento, ma proprio questa sua esuberanza ne sta penalizzando i risultati. Secondo gli analisti di lng, però, la ripresa è dietro l’angolo. In un recente studio la società ha espresso un giudizio buy, (comprare) con un target di 50 euro, rispetto a un prezzo del titolo di 36. Motivazione: “Il gruppo sta per entrare in una nuova fase di espansione dei ricavi grazie a una politica aggressiva sul piano degli accordi commerciali con la grande distribuzione, maggiori investimenti pubblicitari per sostenere i marchi, maggiore presenza internazionale”.

Tornando al settore alimentare dopo Parmalat potrebbe arrivare il momento di Nestlé. Secondo Oggioni la società svizzera è “un predatore naturale e sul mercato si parla di un interessamento per la francese l’Oreal. Un’operazione che va nella direzione di crescere diversificando le attività piuttosto che per rafforzare la leadership, visto che con la cosmetica non vi sono grandi sinergie”.
Oggioni accende anche un faro su Symrise società tedesca attiva nella chimica per l’alimentare dal momento che: “si tratta di un comparto dove attualmente è in corso un processo di consolidamento”. Un rumor che, per il momento, non è ancora nei prezzi.

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