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Cosa sono quei finestrini curiosi nelle facciate dei palazzi rinascimentali di Firenze? Le “Buchette del Vino”, la prima vendita diretta tra produttori e consumatori, fin dal Cinquecento. Da oggi la loro scoperta inizia dalla n. 1 a Palazzo Antinori

Italia
Il Marchese Piero Antinori e la buchetta nel suo Palazzo a Firenze

Cosa sono quei finestrini curiosi tra le meraviglie rinascimentali di Firenze? Minuscole porticine nelle facciate di palazzi, storici edifici e nelle vie, sono le “Buchette del Vino”. Servivano per vendere il vino che le famiglie fiorentine producevano nei loro vigneti nelle tenute di campagna alle porte della città. Le loro dimensioni sono esattamente quelle di un fiasco e nei secoli ne hanno visti passare di mano milioni, di vino buono, dal produttore al consumatore, tra i primi esempi di vendita diretta della storia, in alternativa ai vinai e alle osterie, secondo una modalità commerciale del tutto originale inventata dai fiorentini. “È una di quelle tradizioni che rendono Firenze una città unica al mondo. Lo storico Piero Bargellini ricorda che con le dimensioni del fiasco nei palazzi fiorentini c’era anche un’altra cosa oltre ai finestrini: il centro di una scalettina a chiocciola che collegava la cantina alle logge coperte dell’ultimo piano, dalla quale si issavano i fiaschi con la corda quando ci si ritrovava a cena nelle calde serate estive”, racconta il Marchese Piero Antinori, della storica famiglia del vino italiano, vinattieri fin dal Trecento, e che ne ha una nel suo Palazzo da ben cinquecento anni. Ecco perché l’Associazione Culturale Buchette del Vino ha deciso di iniziare proprio dalla porticciola di Palazzo Antinori in via del Trebbio la segnalazione dei 167 finestrini tuttora esistenti a Firenze (mentre più di 70 sono in 28 diverse località sparse per tutta la Toscana, ndr), un patrimonio unico al mondo, frutto dell’iniziativa dei numerosi produttori di vino fiorentini, insediatisi nel Cinquecento nel contado toscano, Chianti in primis, e residenti in città.
Dalla targa n. 1 di Palazzo Antinori - la cui facciata, accanto allo stemma di famiglia, reca anche quello dell’Arte di Vinattieri - si snoda un percorso unico al mondo che attraverso le “Buchette del Vino”, conduce il viaggiatore (informandolo su cosa sono le “wine windows”, dove e quante sono, da quanto tempo esistono, in più lingue; www.BDV.one), sulle orme di chi da questa sorta di “casse continue” si riforniva nel corso della giornata di tutto il vino che si desiderava acquistare, da Palazzo dei Donati a Palazzo degli Albizi, dal Convento della Santissima Annunziata a Palazzo Medici Riccardi, da Palazzo Peruzzi a Palazzo Ricasoli, a quelli dei Corsini, Mazzei, Ramirez Montalvo, Baroncini, Ginori, Gondi, Capponi, e Martelli, per citarne solo alcuni accanto a quelle che sbucano nelle vie tra i gioielli della culla del Rinascimento, dalla Chiesa di Santa Maria Novella alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, da Piazza della Signoria a Piazza Santa Croce, da Pontevecchio ad Oltrarno.
“Dalla tradizione della porticina - ama ricordare il Marchese - mio padre prese spunto per la creazione, nel 1957, della Cantinetta Antinori, che ancora oggi offre, in un affascinante locale del Palazzo, cibi e vini di qualità”. È a partire proprio dal Cinquecento e grazie alle “Buchette” che si creano le condizioni perché la commercializzazione di vino possa diventare una vera e propria attività imprenditoriale, testimoniata nel 1600 dal poeta Francesco Redi nel suo capolavoro “Bacco in Toscana”. Oltre alle originarie case e alla botteghe in città, all’inizio del Cinquecento, alla vigilia dell’insediamento nel nobiliare Palazzo Antinori, la famiglia possedeva numerose e notevoli proprietà terriere, il cui primo “ordinatore” fu quel Niccolò Antinori ritratto nella rinascimentale lunetta della “Risurrezione di Cristo”, capolavoro di Giovanni Della Robbia, che decorava Villa Le Rose, la residenza di campagna alle porte di Firenze, dove già all’epoca si produceva vino, esposta al Museo Nazionale del Bargello (fino all’8 aprile), rientrata per la prima volta in Italia dal Brooklyn Museum of Art di New York.
“Dopo Palazzo Antinori - spiega Matteo Faglia, presidente dell’Associazione culturale Buchette del Vino - proseguiremo, d’accordo con i vari proprietari e in collaborazione con la Soprintendenza, a installare le targhe sulle altre “Buchette del Vino” del territorio fiorentino. Tutto è iniziato nel 2015 quando abbiamo fondato a Firenze questa nuova Associazione per far conoscere, valorizzare e salvaguardare questo patrimonio unico e irripetibile, nato a Firenze. Nei nostri primi anni di attività abbiamo sviluppato innanzitutto il censimento nel territorio fiorentino, partendo da circa 90 referenze. L’attenzione si è poi allargata anche al resto della Toscana, con la certezza di dover assistere ancora a numerose nuove scoperte”.
Info: www.buchettedelvino.org

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